patrilineare

agg. [dal latino pater patris, padre+lineare (aggettivo e sostantivo)]. Di istituto sociale in base al quale la discendenza, e quindi l'eredità, vengono considerati secondo la linea paterna. La patrilinearità è forma sociale altrettanto antica quanto la matrilinearità ed è molto difficile stabilire se l'una derivi dall'altra: le società più arcaiche sono quasi sempre a struttura patrilineare e ciò fa supporre che i primi nuclei umani rispondessero a esigenze socio-economiche “naturali” che ponevano in primo piano la necessità di assicurare a un “maschio” la guida del gruppo. Nelle società matrilineari, tale usanza è conservata essendo il “capo” di fatto lo zio materno. Nelle società patrilineari non è necessariamente il più anziano a guidare il gruppo: di solito, il “capo” è elettivo, scelto tra i maschi adulti più abili e saggi, e ha scarso potere effettivo; non di rado l'erede viene indicato soltanto dal capo e può non essere accettato dal gruppo. La discendenza, inoltre, può non essere “naturale” nel senso che nel computo si possono considerare anche i maschi non figli dello stesso padre. Ciò è dovuto al fatto che i beni sono collettivi e la proprietà privata, nella maggior parte dei casi, è molto limitata: comunque essa rimane sempre all'interno del clan paterno, e a questo ritorna in caso di morte delle femmine uscite dal clan per matrimonio (o per divorzio e ripudio). La residenza dei figli è obbligatoriamente patrilocale e le loro mogli, come i figli dei figli, entrano a far parte del clan paterno.

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