personalità (scienze umane)

Indice

Definizione

Insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità di comportamento di una persona che, nella loro integrazione, ne costituiscono l'essenza che rimane tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime e si trova a operare.

Psicologia

Il termine si è andato affermando negli anni Trenta particolarmente negli Stati Uniti a opera di alcuni studiosi fra i quali G. W. Allport e Murray. In precedenza per indicare concetti analoghi, si preferiva riferirsi al carattere (che implicava, però, un maggior accento sulle caratteristiche morali e sociali) o al temperamento (che a sua volta implicava un maggior accento sui rapporti tra caratteristiche psicologiche e biologiche). Il termine carattere è ancora preferito a quello di personalità, con un significato pressoché identico, in alcuni Paesi europei, come la Germania. Con il termine personalità si è voluto particolarmente sottolineare il passaggio da una concezione della psicologia prevalentemente nomotetica, tesa cioè a studiare delle leggi generali valide per tutti gli uomini, a una psicologia idiografica, tesa invece allo studio del singolo individuo e delle cause che fan sì che ogni individuo differisca dagli altri. Le difficoltà relative a una definizione generale di personalità si riflettono su ogni tentativo che si voglia compiere di inquadrare unitariamente le varie teorie della personalità che sono state sinora proposte. Schematizzando, si possono dividere le teorie della personalità in: tipologie; teorie dei tratti; teorie genetiche, teorie dinamiche; teorie oggettive; teorie olistiche; teorie di campo. Si tratta di un elenco incompleto, e alcune teorie sono di difficile inquadramento in una delle categorie elencate. Le tipologie suddividono le persone in classi distinte e inquadrano quindi ogni individuo in una di queste classi. Ben nota l'antica tipologia di Ippocrate, che distingueva collerici, sanguigni, melanconici e flemmatici, tipologia ripresa su ben diverse basi scientifiche da Pavlov e da Teplov in Russia. Altrettanto nota è la tipologia di C. G. Jung (che presenta comunque cospicui aspetti dinamici, essendo una teoria psicanalitica), la quale suddivide le persone in introversi ed estroversi. Alcune tipologie, dette costituzionaliste, distinguono diversi tipi fisici, a cui corrispondono caratteristiche psicologiche. Così il tedesco E. Kretschmer distingue i picnici, gli atletici e i leptosomici. Abbastanza simile è la teoria costituzionalista dell'americano Sheldon. Nelle teorie dei tratti, invece, si ritiene che non sia possibile creare delle categorie separate. Esisterebbero invece dei tratti, fattori di personalità posseduti in maniera diversa da tutti gli uomini, e solo dalla costellazione dei tratti si potrebbe risalire alla personalità di un individuo singolo. Così, per l'anglo-tedesco H. J. Eysenck, introversione ed estroversione sono i due poli di un unico tratto e tutte le persone si situano in maniera diversa lungo un asse ideale posto tra questi due poli. L'inglese R. B. Cattell distingue tra tratti superficiali (“grappoli” di variabili comportamentali correlate mutevolmente nel tempo) e tratti di profondità, ricavabili mediante l'analisi fattoriale, stabili nel tempo. G. W. Allport distingue tratti collettivi e tratti individuali. Le teorie genetiche considerano invece la personalità frutto di un'evoluzione nel tempo dell'individuo. Tipica, sotto questo aspetto, la psicanalisi freudiana, almeno per quel che riguarda la dottrina della sessualità infantile, con la suddivisione in fase orale, sadico-anale, fallica, di latenza e genitale. La psicanalisi va comunque considerata, nei suoi aspetti economici (in termini, cioè, di energia psichica) e nella dottrina delle istanze psichiche, una teoria dinamica. Sotto quest'etichetta si raggruppano infatti le teorie della personalità che pongono in primo piano i problemi emotivo-affettivi e le pulsioni. Le teorie oggettive derivano sostanzialmente dal behaviorismo americano e dalla reflessologia russa e considerano la personalità frutto di apprendimento e di formazione di abitudini. Particolarmente rappresentativi di questa impostazione sono J. Dollard e N. E. Miller, a cui si deve anche un tentativo di “traduzione” della psicanalisi in termini di teoria dell'apprendimento. Le teorie olistiche, il cui massimo rappresentante è K. Goldstein, mettono l'accento sull'individuo come totalità organizzata, in cui è arbitrario distinguere tratti e funzioni, essendo ogni processo in stretta interdipendenza dagli altri, e acquistando anzi significato proprio in virtù di tale interdipendenza. Le teorie di campo, il cui massimo rappresentante è K. Lewin, considerano l'uomo e l'ambiente che lo circonda (detto “spazio vitale”) come partecipi di un processo che può essere rappresentato come un campo di forze, secondo il concetto di campo mutuato dalla fisica.

Sociologia

In sociologia, la nozione di personalità di base costituisce una specie di ponte fra la società e l'individuo, fra l'universale e il particolare. Identificare la personalità di base che caratterizza una formazione sociale dovrebbe, insomma, consentirci di interpretare i comportamenti individuali in quanto prodotto di determinati modelli culturali che generano conformità, aspettative, maniere di comunicare. Nello stesso tempo, si manterrebbe però l'unicità esistenziale di ogni essere umano. Le radici teoriche del concetto risalgono alla fine degli anni Venti del sec. XX, quando alcuni antropologi culturali nordamericani (R. Linton, A. Kardiner) iniziarono a utilizzare i contributi della psicanalisi per indagare come, nelle diverse formazioni sociali, si producano – attraverso l'educazione infantile e le altre forme di socializzazione – strutture di base relativamente persistenti e fortemente organizzate nella psiche individuale. Una variante di questo approccio è rappresentata dalla personalità di status, che costituisce la personalità di base dominante in differenti gruppi di età, di sesso, di condizione socio-economica e può perciò farci indagare aspetti propri delle cosiddette società complesse (in cui, a differenza delle comunità primitive, è molto difficile individuare personalità di base tendenzialmente appartenenti all'insieme della comunità). Un contributo di enorme rilievo alla definizione della nozione viene dagli studi dedicati dalla Scuola di Francoforte al consenso ai regimi politici dittatoriali. In questa chiave, per esempio, E. Fromm ha associato l'educazione patriarcale della famiglia tedesca tradizionale con lo sviluppo di una personalità autoritaria e sadomasochistica facile preda delle suggestioni naziste.

F. Metelli, Introduzione alla caratterologia moderna, Padova, 1953; C. S. Hall, C. Lindzey, Teorie della personalità, Torino, 1966; G. W. Allport, Psicologia della personalità, Zurigo, 1969; H. J. Eysenk, G. Wilson, Conosci la tua personalità, Milano, 1986.

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