rango

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sm. (pl. -ghi) [sec. XVIII; dal francese rang, di origine francone].

1) Ciascuna delle file di uno schieramento militare: serrare i ranghi, uscire dai ranghi. Fig., restare nei ranghi, restare al proprio posto; rientrare nei ranghi, riprendere il posto di prima, lasciandone uno più importante che si è tenuto per breve tempo; di un membro di un'associazione, di un partito, di una fazione e simili, smettere di opporsi alla linea ufficiale. In particolare, nel periodo velico della marina, classificazione delle navi, specialmente da guerra, che ne definiva le caratteristiche principali. Si diceva, per esempio: vascello di primo, secondo, terzo rango.

2) Per estensione, rango sociale, il grado di prestigio sociale di cui gode una persona, vale a dire l'approvazione, il rispetto, l'ammirazione, la deferenza che essa ispira in virtù delle qualità che possiede e delle prestazioni che fornisce. La nozione di rango sociale – presente nella riflessione dei protosociologi della cosiddetta “Scuola scozzese” – è stata sostanzialmente abbandonata dalla ricerca. In sede teorica le si preferiscono nozioni come status, ceto, prestigio, che si rifanno peraltro alla stessa esigenza di identificare un'appartenenza fondata sul possesso di determinati attributi di distinzione sociale o economica.

3) Nella maglieria, fila orizzontale di boccole nel tessuto.

4) In algebra lineare, riferito a una matrice è sinonimo di caratteristica.

5) In logica matematica, rango dei valori di una variabile è l'insieme dei valori che essa può assumere e che consentono di trasformare una forma proposizionale in una proposizione, quando nella forma proposizionale si sostituisce alla variabile uno dei valori dell'insieme.

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