scrùpolo

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sm. [sec. XIV; dal latino scrupŭlus, propr., sassolino, dim. di scrupus, sasso a punta].

1) Antica misura base di conto, equivalente a 1/24 di oncia e a 1,137 g, usata per l'oro e per l'argento nei sistemi monetari etrusco, campano e romano. Come tale lo scrupolo sussisteva ancora nell'alto Medioevo. Fig., quantità minima: esatto fino allo scrupolo, esattissimo.

2) In psicologia, tendenza a esitare eccessivamente di fronte alle decisioni, a controllare e ricontrollare continuamente quanto già fatto. Può essere un tratto normale, ma, se presente in misura eccessiva, costituisce un sintomo di nevrosi compulsiva.

3) Nell'uso corrente, dubbio tormentoso della coscienza che induce a ritenere colpa o grave mancanza ciò che non è o lo è in minima parte: essere tormentato dagli scrupoli; farsi scrupolo di tutto, preoccuparsi di ogni minima conseguenza morale; persona senza scrupoli, del tutto priva di coscienza etica. Con senso più lieve, esitazione sull'opportunità di un atto, riguardo: ho evitato di rispondergli per scrupolo di offenderlo.

4) Massima cura nel fare qualche cosa, impegno, meticolosità: è lento, ma lavora con scrupolo; l'esame è stato condotto con il massimo scrupolo.

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