spiegazióne
IndiceLessico
sf. [da spiegare].
1) Azione dello spiegare illustrando, chiarendo: la spiegazione di un problema, di un brano.
2) Ciò che serve a chiarire, a capire le ragioni di un fatto: non c'è spiegazione valida per quel fenomeno.
3) Chiarimento di qualche cosa che è stato frainteso, precisazione: chiedere, ottenere una spiegazione.
Filosofia
In filosofia, in generale, esplicitazione di ciò che è implicito. In senso metafisico la tradizione platonico-cristiana spiega la creazione come esplicazione di Dio, intendendo l'universo come dispiegamento di ciò che è implicato nella causa. Così in Giovanni Scoto Eriugena e in N. Cusano. B. Spinoza spiega invece il mondo come spiegazione dei modi di essere della sostanza. G. W. F. Hegel infine, introducendo un senso storico di sviluppo, di compimento, parla del dispiegarsi totale della realtà. Proprio in Hegel il senso ontologico è modellato su quello logico, nella misura in cui la realtà è per lui pensiero. In senso logico spiegazione ha un valore generico, intendendo lo spiegare, chiarire, rendere esplicito, ovvero sviluppare un pensiero; ma può avere anche un valore specifico di determinazione di un significato, ovvero di sostituzione di un enunciato esatto a un enunciato vago. Infatti spiegare significa trovare il perché di qualcosa. Fornire la spiegazione di un concetto vuol dire mostrare la deduzione causale di esso. Per estensione, anche delle cose si può chiedere spiegazione, intendendo la richiesta del loro perché. Il finalismo classico, in tal senso, è una spiegazione del mondo; il determinismospinoziano o quello positivistico, altra spiegazione del mondo. La scienza classica si è fondata proprio sulla pretesa di spiegare l'accadimento dei fenomeni, la loro genesi, secondo il rapporto causale, ovvero di spiegare le leggi della natura secondo il concetto di uniformità. La moderna metodologia riduce la portata della tecnica esplicativa alla formulazione d'ipotesi, il cui valore di spiegazione non è necessario, ma solo prevedibile.
Sociologia
Nelle scienze sociali si è seguito a lungo il criterio esclusivo della spiegazione causale dei fenomeni, sforzandosi così di risalire da un effetto visibile (e quindi empiricamente ricostruibile e, ove possibile, misurabile) a una causa di ordine strutturale – cioè operante nel sistema economico – o culturale (eredità della tradizione, modelli dominanti ecc.). In questo senso, l'industrializzazione e l'urbanizzazione – secondo un esempio classico – sarebbero all'origine del progressivo venir meno della famiglia estesa, tipica delle società rurali e delle civiltà tradizionali. Gli sviluppi dell'epistemologia sociale hanno però ridimensionato questo genere di spiegazione, che non consente autentiche procedure di verifica sperimentale delle ipotesi e che presuppone una consequenzialità di fatti e comportamenti in cui rischia di smarrirsi la funzione della soggettività e dell'intenzionalità umana. I dati sociologici vanno perciò collocati in un modello di spiegazione che privilegia le categorie di relazione e correlazione rispetto a quella di causa rigidamente intesa. La ricerca metodologica si è perciò orientata a elaborare tecniche di analisi causale delle informazioni statistiche (dati demografici, risposte a questionari ecc.) che ricercano i nessi intercorrenti fra le correlazioni rilevate. La regressione multipla, la path analysis e l'analisi log-lineare appartengono a questo tipo di elaborazioni, che non si propongono di dimostrare connessioni causali, ma di verificare legami che il ricercatore dovrà inserire in un organico quadro di riferimento. Questo processo implica una esplicitazione delle ipotesi di lavoro e scoraggia conclusioni categoriche della ricerca empirica. Spesso suggerisce l'esigenza di analisi ripetute nel tempo in funzione di controllo-conferma delle risultanze provvisorie (analisi longitudinale).