Lessico

agg. Proprio della vasta regione del Sudan: lingue, culture, tipo sudanese. In particolare, anche sm. (f. -a), proprio dello Stato del Sudan; abitante o nativo del Sudan.

Linguistica

Secondo la denominazione introdotta da D. Westermann, l'insieme delle lingue negro-africane a eccezione di quelle bantu. Si tratta di numerose lingue parlate nell'Africa centrale, dalla Guinea allo Stato del Sudan, per lo più poco note e i cui precisi rapporti non sono ancora stati ben definiti. In base a criteri prevalentemente geografici M. Delafosse le ha classificate nei seguenti 16 gruppi principali: nilo-ciadiano, nilo-abissino, nilo-equatoriale, kordofaniano, nilo-con golese, ubanghiano, sciari-uadiano, sciariano, nigero-ciadiano, nigero-camerunese, basso-nigeriano, voltaico, eburneo-dahomiano, nigero-senegalese, eburneo-liberiano, senegalese-guineano. In assenza del genere grammaticale, molte di queste lingue hanno un sistema più o meno completo di classi nominali.

Antropologia

Tipo umano principale del gruppo negroide rappresentato dalle popolazioni distribuite in una vasta area geografica che va dal Sudan occidentale alla Guinea. Pur presentando varietà locali in cui prevalgono uno o più caratteri somatici (per esempio stature più basse nel Sudan occidentale; pelle più scura nelle regioni centrali), il tipo sudanese ha in comune: cranio dolicomorfo con occipitale arcuato, fronte diritta e stretta con bozze prominenti; naso poco appiattito ma con narici larghe e depresse; labbra tumide e piuttosto everse; orecchie piccole e occhi sporgenti con iridi molto nere; le stature variano da medio-alta a molto alta (170-185 cm) con spiccata macroschelia resa più evidente dalle proporzioni longilinee del corpo, dalle mani grandi e dai piedi larghi e piatti, nonché dai polpacci poco sviluppati; il colore della pelle varia dal bruno-scuro al bruno-nerastro; i capelli sono molto lanosi.

Arte

Le caratteristiche principali della produzione della regione sudanese, che per la sua posizione chiave fu sempre una zona di scambio di beni materiali (oro, avorio, schiavi, sale) e di patrimonio di idee, risiedono nella predominante stilizzazione che talora giunge ad audaci astrazioni, e nell'accentuato valore simbolico-rituale, collegato a complesse credenze cosmogoniche e religiose. Vi eccellono le produzioni dei Bambara, dei Dogon e dei Senufo; sono pure da menzionare quelle dei Kurumba, dei Bobo, dei Lobi e dei Mossi. La loro arte è riuscita a sottrarsi all'ondata islamica che ha travolto la cultura rappresentativa in altre parti del Sudan occidentale. L'arte bambara, una delle più importanti dell'intera Africa, ricca di statuette stilizzate e di maschere frontali di eccellente qualità, è costantemente ispirata ai riti agricoli; sua espressione più caratteristica sono le antilopi ciwara, utilizzate nei riti che si rifanno alla nascita mitica dell'agricoltura. Notissima è la produzione dogon, improntata a un'austerità ed essenzialità lineare, che si riscontra in una continuità di stile a partire dai tellem, mitiche statuette attribuite ai loro predecessori, sino alle opere più moderne; le loro sculture si riferiscono alle leggendarie origini della stirpe dogon. I Senufo sono caratterizzati da una grande tensione sculturale e da una riuscita sintesi fra l'arte astratta e violenta degli stili sudanesi e quella più naturalistica e morbida delle sculture forestali ivoriane. Come i Bambara, anche i Kurumba producono immagini di antilope, quelle di questi ultimi sono però più realistiche, graziosamente scolpite e ornate da motivi geometrici policromi; vengono usate nelle cerimonie che si svolgono a conclusione di un periodo di lutto. I Bobo, che si dividono in Bobo-fing (neri) e Bobo-oule (rossi), sono forse il popolo sudanese più primitivo; essi producono maschere utilizzate soprattutto nei riti agricoli. La cultura dei Lobi è una delle più semplici dell'Africa occidentale: talvolta le loro statuette non sono che pezzi di legno informi, pur tuttavia non mancanti di delicata sensibilità; l'importanza artistica delle loro opere è racchiusa proprio nell'estrema semplicità delle forme. In ultimo si ricordano i Mossi, anch'essi divisibili in due gruppi: la popolazione urbana islamizzata e quella rurale che ha conservato la religione tribale. L'arte è produzione di questi ultimi ed è rappresentata per lo più sotto forma di una maschera con un'alta sovrastruttura geometrica, talora abbellita da una statuetta antropomorfa.

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