tireostàtico

agg. (pl. m. -ci) [dal greco thyreo(eides), tiroide+statico]. Di farmaco adoperato per combattere stati di iperfunzione della tiroide. Si possono distinguere tre categorie di farmaci tireostatici: gli inibitori della sintesi di ormoni tiroidei, gli inibitori della captazione dello iodio da parte della tiroide, lo iodio e gli ioduri. I più importanti composti della prima categoria sono sostanze con struttura tioamidica (tireostatici solforati) in grado di impedire l'ossidazione dello ioduro e il processo di combinazione delle iodotirosine. I composti della seconda categoria (perclorati, tiocianati, bromuri) bloccano la captazione dello iodio da parte della tiroide, agendo con meccanismo competitivo, cioè sostituendosi allo iodio nel processo di captazione e di concentrazione nella ghiandola. Infine, lo iodio, somministrato per bocca sotto forma di soluzione acquosa di iodio e di ioduro di potassio (soluzione di Lugol), blocca la secrezione ipofisaria di ormone tireotropo, riducendo il volume e la vascolarizzazione della ghiandola. Lo iodio inibisce inoltre la liberazione di tiroxina e di triiodotironina con un meccanismo che non è stato ancora chiarito. Data la non trascurabile tossicità dei farmaci impiegati, la lunga terapia medicamentosa degli ipertiroidismi rende necessari frequenti controlli del paziente.

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