unzióne

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sf. [sec. XIV; dal latino unctío -ōnis].

1) Atto ed effetto dell'ungere; in particolare, il cospargere di sostanze untuose la pelle specialmente a scopo terapeutico o cosmetico: farsi un'unzione con pomata analgesica. Fig., comportamento ipocritamente cortese, untuosità.

2) In vari riti religiosi e liturgici, l'ungere con olio e sostanze varie a scopo di consacrazione o conferimento di speciali poteri. § L'uso dell'olio si trova già nelle pratiche religiose dei Greci e dei Romani e anche nell'Antico Testamento. I cristiani lo adottarono per indicare la santificazione delle persone e delle cose. L'olio, apprezzato per le sue qualità curative, fu usato come simbolo della comunicazione della grazia per mezzo dei sacramenti e dei sacramentali. L'unzione con olio sacro è fatta sui catecumeni e sui nuovi battezzati, nell'ordinazione dei presbiteri e dei vescovi, nel conferimento della cresima, nell'unzione dei malati, nella dedicazione delle chiese, degli altari, dei vasi sacri. § Unzione degli infermi, sacramento, detto anche estrema unzione, istituito per lo stato d'infermità grave, nell'intento di offrire un aiuto spirituale al cristiano malato, che lotta con un pericolo serio per la propria vita. Essa dà la forza dello Spirito Santo per il perdono dei peccati e per sostenere il malato nel momento in cui le forze fisiche l'abbandonano e subentra la trepidazione per la vita. L'unzione degli infermi è amministrata mediante l'imposizione delle mani, l'unzione della fronte e delle mani accompagnata dalla preghiera del sacerdote: “Per questa santa unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. E, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi”.

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