Lessico

sf. [sec. XVI; etimologia incerta].

1) Nome comune dei Perissodattili della famiglia degli Equidi, appartenenti al genere Hippotigris, contraddistinti dal mantello ornato da numerose bande trasversali scure, nere o bruno-rossastre, su fondo bianco-giallastro o bianco-rossastro, intercalate, in alcune forme, da altre bande secondarie meno scure. Il corpo è tarchiato, con collo molto robusto, sormontato da una criniera corta ed eretta. Le zebre vivono nell'Africa orientale, centro-meridionale e meridionale.

2) Fig. familiare, al pl., lo stesso che attraversamento zebrato.

Zoologia

Esistono diverse forme di zebre oggi riunite in 3 specie, appartenenti al genere Hippotigris: Hippotigris grevyi, la zebra reale o zebra di Grevy, Hippotigris. zebra, la zebra di montagna, e Hippotigris quagga, la zebra di Burchell o zebra delle steppe. La prima, alta al garrese 140-160 cm, è la più grande e più primitiva; ha capo grosso e massiccio, orecchie molto grandi, rotonde, manto a strisce strette e fitte, più larghe sul collo, mancanti sul ventre. La sua voce assomiglia a un raglio. Nei piccoli la criniera si estende a tutto il dorso. Vive nell'Africa orientale. Il suo comportamento differisce alquanto dalle altre, in quanto vive in piccoli gruppi, con un proprio territorio assai vasto: si aggrega in grandi branchi solo nelle migrazioni stagionali. Le altre zebre hanno mole più modesta e manto a strisce meno fitte e più larghe. La zebra di montagna è alta da 120 a 130 cm al garrese, ha capo più minuto rispetto alla zebra reale e orecchie appuntite. Le strisce, larghe sulle cosce, sono fitte e arrivano sino allo zoccolo: sulla parte posteriore del dorso si notano sottili strisce trasversali e i piccoli sono privi di criniera sul dorso. Ne esistono due sottospecie: la zebra di montagna propriamente detta (Hippotigris zebra zebra), molto rara e limitata a una ristretta zona della regione del Capo e oggi protetta nel Mountain Zebra National Park; la zebra di Hartmann (Hippotigris zebra hartmannae) dei territori montuosi dell'Africa del Sud-Ovest e dell'Angola meridionale. La sua voce assomiglia a un nitrito. Infine vi è la zebra delle steppe, alta da 120 a 140 cm al garrese, con orecchie piuttosto corte, ciuffo codale ben sviluppato e parte posteriore del dorso attraversata da lunghe fasce, che raggiungono la striscia centrale scura. La voce differisce dal nitrito e dal raglio. Se ne distinguono 5 sottospecie: il quagga (Hippotigris quagga quagga), estintosi nel sec. XIX; la zebra di Burchell (Hippotigris quagga burchelli), pure estinta, propria dell'Africa australe; la zebra di Chapmann (Hippotigris quagga antiquorum), pure dell'Africa meridionale, caratteristica per avere strisce più strette e più chiare intercalate tra quelle scure e che nella parte inferiore degli arti diventano poco distinte fino a scomparire; la zebra di Selous (Hippotigris quagga selousi) di alcune regioni dello Zambesi, della Zambia e del Malawi, con strisce più ravvicinate e numerose rispetto alla forma seguente; e infine la zebra di Grant (Hippotigris quagga boehmi=Hippotigris quagga granti), la più comune e nota, diffusa nell'Africa orientale sino al corso superiore dello Zambesi, con manto solcato da larghe strisce nere, estese sino agli zoccoli. Molte delle sottospecie attuali sono state sterminate da intere regioni e minacciate di estinzione. La zebra di Grant forma grandi branchi. Il nemico principale delle zebre è il leone, che, al pari di altri carnivori, le attacca prevalentemente di notte, quando vanno all'abbeverata. Esistono incroci tra zebre e asini o cavalli, i cosiddetti zebroidi.

Etologia

I branchi delle zebre di Grant, che possono contare da qualche decina a oltre un centinaio di capi, sono formati da gruppi familiari di 10-15 individui costituiti da un maschio adulto, alcune femmine e i loro puledri; mentre è alquanto raro che il maschio o una femmina adulta abbandonino il loro gruppo, i giovani si scambiano regolarmente tra gruppi diversi, le femmine accettando il dominio di uno stallone a uno o due anni di età, in occasione del primo calore, e i maschi formando gruppi unisessuali relativamente stabili di alcuni individui (fino a una quindicina) con altri maschi di età compresa fra 1 e 3 anni. È da questi gruppi che periodicamente, nel periodo del calore, si distaccano i maschi che tentano di formare un proprio harem, eventualmente sfidando altri maschi che già ne possiedono uno. I branchi della zebra di Grant si associano spesso con quelli della zebra di Grevy e di altri Ungulati, come gli gnu; durante il pascolo, che ha luogo al tramonto e di primo mattino, e durante il riposo giornaliero, che occupa le ore più calde, gli individui delle due specie di zebre si presentano spesso completamente mischiati; tuttavia in occasione di spostamenti, come nei tragitti per e dai luoghi di abbeverata, che vengono compiuti la sera, i branchi conspecifici si tengono nettamente separati; così pure le interazioni sociali si svolgono esclusivamente nell'ambito delle singole specie; d'altro canto, durante le fughe provocate dalle irruzioni di predatori i branchi conspecifici mostrano una maggiore coesione, ma le due specie non si separano. Questo può essere messo in relazione al fatto che i mantelli delle zebre di specie diverse, pur differendo in alcuni particolari, si assomigliano tutti, e anche se questo può fungere da segnale di coesione fra individui di specie diverse, la fuga in un gruppo più numeroso diminuisce il rischio di predazione per ciascun individuo. Spesso, e soprattutto nel periodo del calore, i maschi adulti combattono fra loro per conservare il dominio sui rispettivi harem e allontanare gli intrusi attratti dalle femmine in calore. Questi combattimenti, anche se avvengono nei branchi misti, sono limitati a maschi della stessa specie, dato che i maschi non competono fra loro per le femmine eterospecifiche.

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