I 100 anni di Gianni Rodari, maestro di fantasia

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Un secolo fa nasceva il più importante scrittore per l'infanzia italiano di tutti i tempi.

Il 23 ottobre 1920 nasceva Gianni Rodari. Registrato all'anagrafe col nome di Giovanni, è stato uno scrittore, un pedagogista, un giornalista, un poeta e persino un partigiano italiano. Ma il suo nome sarà sempre legato ai libri per ragazzi scritti nel corso della sua vita tradotti in numerose lingue straniere.

Chi era Gianni Rodari

Gianni Rodari nasce a Omegna, sul lago d'Orta. Figlio di un fornaio, viene seguito nel corso della sua infanzia da un balia. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1929, si trasferisce a Gavirate, in provincia di Varese, paese natale di sua madre. Ha un fratello, Cesare. Dopo aver tentato la strada del seminario, la donna iscrive Gianni Rodari alle magistrali, dove di diploma come maestro. Si iscrive all'università, ma abbandona a pochi esami dalla fine. Inizia a insegnare, prendendo confidenza con uno degli ingredienti fondamentali di tutta la sua produzione letteraria: la fantasia dei bambini.

Gianni Rodari e le filastrocche

La prima filastrocca nasce per caso. È il 1949. Da quel guizzo, i dirigenti del Partito Comunista decidono di mandarlo a dirigere Il Pioniere, una rivista dedicata a un corpo simile a quello dei boy scout, rivolto ai ragazzi laici. È su queste pagine che Rodari sperimenta i primi giochi linguistici e dove emergono alcune delle sue cifre stilistiche. Sulle pagine del Pioniere Rodari, infatti, infrange una norma fondamentale della letteratura per bambini, cioè che la letteratura rivolta ai ragazzi debba avere una morale impartita dall’alto in basso. Per Rodari adulto e bambino hanno «una parte di mondo in comune, perciò possono parlare la stessa lingua e intendersi».

Gianni Rodari: i libri

All'esperienza de Il Pioniere si affianca anche quella sull'Unità di Roma (facendo seguito alla precedente collaborazione con la redazione milanese), dove anima le rubriche de Il novellino del giovedì e Il libro dei perché. Era il 1955. Da quelle esperienze nascono diversi libri: Il viaggio della freccia azzurra (1954), La gondola fantasma (1955), Gelsomino nel paese dei bugiardi (1958). Quando esce quest'ultimo volume, Rodari passa a scrivere per Paese Sera, dove firma anche con lo pseudonimo Benelux. Qui racconta l'Italia che cambia. In quegli anni scriveva: «Il senso dell’utopia, un giorno, verrà riconosciuto tra i sensi umani alla pari con la vista, l’udito, l’odorato, ecc. Nell’attesa di quel giorno tocca alle favole mantenerlo vivo, e servirsene, per scrutare l’universo fantastico».

Negli anni Sessanta il suo editore diventa Einaudi, che pubblica Filastrocche in cielo e in terra (1960), Favole al telefono (1962), Il libro degli errori (1964), La torta in cielo (1965). La sua fama cresce tra i bambini di ogni famiglia, non solo tra quelle politicizzate. Lo chiama la Rai, dove scrive il programma radiofonico Tante storie per giocare, prima di passare alla tv. Nel 1970 Rodari riceve il premio Andersen, il più importante riconoscimento per gli autori di letteratura per ragazzi. Ad oggi lui resta l'unico italiano ad averlo vinto.

La Grammatica della fantasia

La Grammatica della fantasia è forse il libro più famoso di Gianni Rodari, spesso considerato un volume di ricette per creare storie. L'autore stesso lo ha definito "l'Artusi della favola". Il sottotitolo recita: "un'introduzione all'arte di inventare storie". Non c'è narrativa, ma ha un contenuto teorico. Il libro nasce a Reggio Emilia, dalla trascrizione a macchina di numerosi appunti raccolti intorno agli anni Quaranta. A trascriverli, una stagista di Rodari che tra il 6 e il 10 marzo 1972 trasformò il Quaderno della fantasia in un vero e proprio libro.

Gianni Rodari e l'immaginazione

Gianni Rodari è stato il più grande scrittore di favole e filastrocche del Novecento italiano. Lo strumento di cui si è servito con maggior rigore nelle sue opere, poesie, filastrocche e articoli è l'immaginazione. La chiave di volta del metodo rodariano si bassa sull'uso rivoluzionario della parola inteso come strumento di liberazione inventato dagli esseri umani. Rodari diceva: «Tutti gli usi della parola a tutti: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo».

Gianni Rodari e il teatro di strada

Gianni Rodari ha espresso la sua visione politica e culturale anche nel teatro di strada, attraverso le marionette, interpretando questo linguaggio come un modo concreto di fare la rivoluzione. Perché, se non tutti possono leggere, il teatro invece arriva a tutti i bambini, anche a chi la scuola l'ha abbandonata. Collabora con i Sarzi, famiglia di burattinai, con Mariano Dolci, a Reggio Emilia, con Lele Luzzati a Genova, dove scrive con millecinquecento bambini La storia di tutte le storie.

La morte di Gianni Rodari

Julia Dobrovolskaja, la sua traduttrice russa, lo va a trovare in ospedale, dove era ricoverato per un intervento alla gamba sinistra, dovuto all'occlusione di una vena. Ricorda: «Chiesi a Gianni: ‘Hai paura?’. ‘Molta. Temo che non tornerò… Fatemi fumare l’ultima sigaretta!’».

Durante l'operazione scoprono un grosso aneurisma che trasforma un intervento di routine in un'operazione di sette ore. Muore per un collasso cardiaco a nemmeno sessant'anni il 14 aprile 1980. Tullio De Mauro e Paolo Spriano scrivono articoli su di lui che usciranno il 16 settembre, ma il 15 muore Jean-Paul Sartre e Rodari viene eclissato dai necrologi dedicati al grande intellettuale.

L'eredità di Gianni Rodari

Come scrive lo scrittore Roberto Denti, Gianni Rodari rappresenta: «nel secondo dopoguerra, la persona di maggior livello culturale in Italia: nessuno come lui è riuscito a incidere così radicalmente sul settore letterario di cui si è occupato. Per bambini e ragazzi Rodari ha una posizione decisamente rivoluzionaria, cosa che non è avvenuta fra gli scrittori per adulti, dove non mancano certamente figure di grande rilievo (esempio: Calvino, Gadda, Pavese)». Ma nonostante ciò, non c'è traccia della sua opera nelle storie della cultura e della letteratura italiana. Forse è giunto il momento di dargli il posto che merita.

 

Stefania Leo