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Èssere e Tèmpo

(Sein und Zeit), opera fondamentale di M. Heidegger (1927), che segnò il costituirsi della filosofia esistenzialistica: l'opera (incompleta) ripropone il problema del senso dell'essere e si avvale del metodo fenomenologico mutuato da Husserl. Heidegger opera dapprima una distinzione tra l'essere e i modi dell'essere; è un modo dell'essere l'esserci (Dasein), cioè l'esistente, l'uomo. Il carattere strutturale dell'esserci è l'“essere nel mondo”. Immedesimandosi nel mondo l'uomo si perde nella quotidianità anonima del “si” (si dice, si fa, ecc.). A questa esistenza inautentica che è caratterizzata dalla paura si contrappone quella autentica che si radica nell'angoscia, come strumento del nulla che, facendo sentire l'uomo non a suo agio nel mondo, estraneo a esso, gli apre l'unica possibilità autentica dell'esistenza, la morte. A sua volta l'essere per la morte fa di questa non un momento che giunge a un certo punto, al termine dell'esistenza, ma il senso proprio dell'esistenza stessa, la possibilità per l'esserci di pervenire a se stesso estraniandosi dal mondo della banalità e della dispersione.