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Balbo, Césare

storico e uomo politico italiano (Torino 1789-1853). Figlio di Prospero, fu chiamato fin dal 1807 a svolgere incarichi pubblici, dapprima al Consiglio di Stato a Parigi, poi al governatorato di Toscana; nel 1809 fu segretario della Consulta per l'organizzazione dell'amministrazione imperiale in Roma; fu poi liquidatore dei conti a Lubiana e quindi ancora a Parigi presso il Ministero di Polizia (1812). Fu tuttavia sempre ostile a Napoleone e alla Francia; da questa ostilità nacque il primo progetto storiografico di Balbo, che nel 1817, mentre era addetto all'ambasciata sabauda di Madrid, scrisse gli Studi sulla guerra d'indipendenza di Spagna e di Portogallo, pubblicati solo nel 1847. Entrato nell'esercito piemontese, fu coinvolto nei moti insurrezionali del 1820-21 ancorché non vi avesse aderito e fu costretto a dimettersi dall'esercito; esiliato, poteva nel 1824 tornare in patria restando però per due anni al confino nelle sue proprietà di Camerano. Nel 1830 pubblicava la sua Storia d'Italia, dalla caduta dell'Impero romano al 774, cui seguirono, tra molti altri lavori di storia e di politica, le Speranze d'Italia (1844) dove, in previsione di un'espansione austriaca verso i Balcani, Balbo auspicava la riunione degli Stati italiani in una confederazione guidata dal Piemonte. Nel 1846 pubblicò il Sommario della storia d'Italia, il cui filo conduttore è il motivo, insistentemente ribadito, dell'indipendenza dallo straniero. Tra le altre opere di Balbo sono da ricordare la Vita di Dante (1839) e le Meditazioni storiche (1842-45), ispirate al tentativo, tipicamente neoguelfo, di conciliare la religione cattolica con il progresso moderno. Nel marzo 1848 Carlo Alberto lo nominò presidente del primo ministero costituzionale; ma il gabinetto si dimise dopo quattro mesi per l'inettitudine di Balbo all'azione politica.

Bibliografia

E. Passerin d'Entrèves, Giovinezza di Cesare Balbo, Firenze, 1940; W. Maturi, Interpretazioni del Risorgimento, Torino, 1962; G. B. Scaglia, Cesare Balbo, Roma, 1975.

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