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Carta Atlàntica

dichiarazione comune anglo-americana concordata fra il primo ministro inglese W. Churchill e il presidente degli Stati Uniti F. D. Roosevelt, nel loro incontro nella baia di Argenta (Isola di Terranova) e resa pubblica il 14 agosto 1941. Il testo della dichiarazione, che sancisce la fine, anche sul piano formale, della neutralità statunitense, enuncia otto principi comuni “alla politica nazionale dei rispettivi Paesi, sui quali essi fondano le loro speranze di un avvenire migliore per il mondo”. Il documento, di ispirazione americana e che riprende sostanzialmente i 14 punti di Wilson (1918), contempla: la rinuncia dei due Paesi firmatari a ingrandimenti territoriali; l'opposizione a mutamenti non conformi ai voti liberamente espressi dai popoli interessati; il diritto di tutti i popoli a scegliersi la forma di governo preferita; l'accesso, in condizioni di parità fra vincitori e vinti, al commercio e alle materie prime; la collaborazione più completa nel campo economico; lo stabilimento di una pace idonea che assicuri agli uomini di tutti i Paesi migliori condizioni di vita; la libera navigazione sui mari, per tutti; la necessità del disarmo delle nazioni che attentano alla pace come premessa all'instaurazione di un sistema di sicurezza collettiva. Sei settimane dopo la sua pubblicazione aderivano alla Carta Atlantica l'Unione Sovietica e i governi di altri nove Paesi. Il 1º gennaio 1942, la dichiarazione delle Nazioni Unite (firmata dai rappresentanti di 26 Paesi) richiamò esplicitamente gli otto principi della Carta Atlantica. In realtà però, nell'ultima fase del conflitto, pretese territoriali di singoli Stati ne alterarono lo spirito o ne limitarono l'applicazione. La definizione di alcuni trattati di pace e soprattutto l'inizio della guerra fredda fra Oriente e Occidente ne rappresentarono un'ulteriore smentita.