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Grimani

antica famiglia veneziana nota sin dal sec. X. Fu assai attiva e intraprendente durante la penetrazione della Serenissima in Oriente, ma raggiunse l'apogeo della sua potenza nei sec. XV e XVI, quando il Patriarcato di Aquileia divenne praticamente suo monopolio ininterrotto dal 1498 al 1545. Fra i suoi membri più illustri: Antonio (Venezia 1436-1523), ambasciatore, generale da mar e procuratore di S. Marco, fu accusato di aver colpevolmente causato la perdita di Lepanto (1499) e perciò mandato in esilio. Richiamato in patria, fu eletto doge nel 1521. Marino (Venezia 1489-Orvieto 1545), figlio di Antonio, fu vescovo di Ceneda (1508), patriarca di Aquileia (1517-29 e 1533-45) e cardinale (1527). Domenico, fratello del precedente, noto come umanista e collezionista. Giovanni Battista (sec. XVII), capitano generale della Serenissima, sconfisse i Turchi nel 1646 e partecipò alla guerra di Candia. Marino (m. Venezia 1605), ambasciatore presso diversi pontefici e podestà di Brescia e di Padova, fu eletto doge nel 1595, ma più che alla politica si interessò agli studi letterari e alla protezione degli artisti. Perseguitò i corsari dell'Adriatico, ma non fece nulla per impedire il grave conflitto giurisdizionale che stava nascendo tra la Repubblica e la Curia romana. Pietro (m. Venezia 1752), savio del Consiglio, ambasciatore e procuratore di S. Marco, fu eletto doge nel 1741 e si occupò soprattutto di questioni amministrative interne; durante il suo principato gli eserciti in lotta per la successione austriaca sconfinarono spesso nel territorio della Repubblica, ma per paura di più gravi conseguenze non osò mai rompere la neutralità.