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New Orleans

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Generalità

Città (465.538 ab. nel 1998; 1.308.000 ab. l'area metropolitana nel 1997) dello Stato della Louisiana (USA), situata tra la sponda meridionale del lago Pontchartrain e la riva sinistra del fiume Mississippi, a 170 km dalla foce di quest'ultimo nel golfo del Messico. A sud, presso il fiume, conserva i vecchi quartieri, francese (Vieux Carré) e spagnolo. La città americana si trova più a W e a N fino al lago, oggi superato da un ponte lungo 8 km. Nel sec. XX sono state realizzate importanti infrastrutture, che hanno permesso facili collegamenti tra aree urbane ed extraurbane e hanno posto le premesse per un'ulteriore espansione edilizia, che ha interessato, in particolare, le aree a S della città al di là del Mississippi, dove sono stati creati nuovi quartieri residenziali e industriali. È un centro commerciale di enorme importanza grazie al suo porto, situato sull'Intracoastal Waterway; vi fanno capo numerose linee di navigazione interna e oceanica. Principale città della Louisiana, alla convergenza di numerose linee ferroviarie, stradali e aeree (aeroporto internazionale di Moisant), è sede di industrie alimentari, meccaniche, tessili, dell'abbigliamento, chimiche, petrolchimiche, del legno, della carta e dei materiali da costruzione. New Orleans è infine un grande centro culturale, con alcune università (Loyola, Tulane, Dillard) e vari musei, e frequentata meta turistica.

Storia

Fondata nel 1718 dal francese Le Moyne de Bienville, ceduta alla Spagna nel 1762, retrocessa alla Francia nel 1801, nel 1803 passò infine agli Stati Uniti, con l'acquisto della Louisiana, della quale fu capitale dal 1818 al 1849. Favorita dalla sua posizione geografica, divenne ben presto un importante e prospero centro commerciale. Nel 1815 fu teatro della celebre battaglia tra Inglesi e Americani che consacrò la fama militare di A. Jackson. Gravemente danneggiata durante la guerra di Secessione, riconquistò poi in parte la sua prosperità commerciale.

Spettacolo

I primi attori professionisti arrivarono a New Orleans nel 1791: erano francesi e venivano da Haiti dove i neri erano in rivolta. Nel 1809 la città disponeva di tre teatri permanenti francesi, mentre le prime compagnie che recitavano in inglese dovevano esibirsi nelle taverne. Modificò la situazione James H. Caldwell, attore e impresario, che aprì nel 1822 l'American Theatre e nel 1835 il St. Charles, allora la più moderna e lussuosa sala di spettacoli degli USA. Distrutto da un incendio nel 1899, il suo posto fu poi preso dal Tulane Theatre, mentre per la lirica c'era dal 1859 la French Opera House. Significativi inoltre alcuni teatri d'alternativa, quali il Petit Théâtre du Vieux Carré aperto nel 1919 e il Repertory Theatre inaugurato nel 1966. All'Università di Tulane si devono inoltre la fondazione e, sino al 1967, la gestione di The Drama Review, la più importante rivista specializzata americana.

Musica

Fin dal 1800 New Orleans traboccava di suoni. L'opera italiana e francese regnava nei teatri; il pianismo da salotto aveva schiere di cultori e di editori; bande e fanfare animavano le vie, i parchi, le feste sul lago. Si cantavano canzoni francesi, inglesi, tedesche, irlandesi. Gli schiavi portavano canti, danze e riti vudù dall'Africa; né mancavano le danze messicane e pellerossa. In città vigeva un rigido sistema di caste razziali: bianchi, “creoli di colore” (mulatti), neri liberi, schiavi. Ma la segregazione non era rigida: gli schiavi cantavano arie d'opera, e i loro padroni portavano amuleti africani. Delle prime fasi di ibridazione si sa poco: il tamburino nero Jordan Noble (1796?-1890) dava la carica all'esercito; il venditore ambulante detto Mr. Cornmeal (m. 1842) finì a cantare nei teatri lirici; il banjoista nero John “Picayune” Butler (m. 1864) raggiunse fama nazionale fornendo canzoni ai minstrels bianchi. Schiavi suonavano nelle feste da ballo dei padroni. Vi erano bande di soli neri o creoli, istruiti e ben pagati; e perfino una Negro Philharmonic Society. Il compositore L. M. Gottschalk fu il geniale cantore della New Orleans schiavista: la sua musica incorpora in un linguaggio romantico tutte queste suggestioni. Via via la musica da ballo divenne più nera, subendo influssi sia interni (minstrel show, cake-walk, ragtime) sia dai Caraibi (habanera). Dopo il 1890 il sistema di caste crollò: i creoli di colore, borghesi e colti, furono ricacciati nel ghetto insieme a neri poveri e neri borghesi. Ne scaturì una fusione finale tra musica urbana scritta (bande, pianisti) e musica contadina orale (blues): era nato il jazz. Non era chiamato così, né ha un'esatta data di nascita; ma è certo che esso fu una specialità di New Orleans, soprattutto a Storyville, la zona a luci rosse. Lo stile New Orleans aveva caratteri rigorosi: repertorio di marce, rag, canzoni e spiritual; 3-6 fiati il cui intreccio era in parte improvvisato, con rari assolo; e 2-4 strumenti ritmici che scandivano un tempo binario. Stile formalista e conservatore, offriva però l'eccitazione delle continue invenzioni improvvisate e dalle sonorità “parlanti” degli strumenti. Se Buddy Bolden ne fu forse il primo maestro, i maggiori esponenti furono Bunk Johnson, Freddie Keppard, Oscar Celestin, Armand J. Piron, e infine i geniali Joe Oliver e Jelly Roll Morton. Nel 1917 Storyville fu chiusa, e il jazz dovette emigrare: l'Original Dixieland Jazz Band incise i primi dischi, e lo stile New Orleans fu copiato ovunque. A Chicago esso conobbe l'ultimo breve fulgore, con Oliver e Morton. Poco dopo, Louis Armstrong e Sidney Bechet frantumavano la vecchia polifonia, aprendo la strada al solismo. New Orleans, abbandonata, regrediva a periferia. Solo nel dopoguerra, con la riscoperta del jazz arcaico, lo stile New Orleans rinacque, spesso in forme ingenue o per turisti: in città la musica più amata era però il rock del cantante-pianista Fats Domino. Vi fu anche un piccolo movimento di jazz moderno intorno al pianista Ellis Marsalis; ma solo negli anni Ottanta, grazie ai suoi figli Wynton e Branford Marsalis e alla Dirty Dozen Brass Band, New Orleans è tornata protagonista nel jazz. In città è tuttora assai viva anche la musica popolare cajun e zydeco, cantata in dialetto creolo con violini, chitarre e fisarmoniche, come pure altri generi popolari neri e ispanici.