Questo sito contribuisce alla audience di

Tàranto (città)

Guarda l'indice

capoluogo della provincia omonima, 15 m s.m., 310,20 km², 195.130 ab. secondo una stima del 2007 (tarantini), patrono: san Cataldo (10 maggio).

Generalità

Città della Puglia situata sulla costa ionica, nella parte più interna del golfo cui dà il nome. L'abitato si dispone su un'isola e su due piccole penisole, poste tra l'area lagunare del Mare Piccolo, a NE, e l'ampia insenatura marina del Mare Grande, a SW, delimitata verso il mare aperto dalle antistanti isole Cheradi e da una serie di dighe foranee. Sull'isola (che fece parte della terraferma fino al 1481, quando venne separata da un canale, costruito per difendersi dalle incursioni turche) è la città vecchia, attraversata longitudinalmente da quattro vie su cui si innestano circa 140 vicoli in parte a gradoni. La costruzione della stazione ferroviaria sulla terraferma, a NW, inaugurò verso il 1865 lo sviluppo del Borgo, dove poi si estese l'area portuale e industriale. Nei decenni seguenti la città si espanse con una regolare impostazione a scacchiera, caratterizzata da strade lunghe, rettilinee e ortogonali, sull'ampio promontorio di SE (la città nuova), antico sito della città greca. La città vecchia è collegata alla terra ferma da due ponti, di cui uno girevole (1887). È sede arcivescovile.

Storia

Centro dei Messapi, di cui sono testimoniati rapporti con la Grecia a partire dal sec. XIII a. C., Taranto fu occupata, secondo la tradizione, alla fine del sec. VIII a. C., da un gruppo di Parteni esuli da Sparta che vi fondarono una colonia, l'unica di origine spartana nella Magna Grecia. Nel sec. V a. C. la città passò da un governo di tipo aristocratico a uno di tipo democratico che la portò, nel sec. IV a. C., sotto il governo del filosofo e matematico Archita, al culmine della sua potenza e prosperità: con i fiorenti commerci, con le ricche manifatture artigianali (erano famosi ovunque i suoi vasi di bronzo dalle eleganti decorazioni), col dominio che esercitava su Eraclea, colonia che aveva fondato nel 433-432 a.C. ed era centro di un santuario comune alle genti greche, Taranto, dopo la distruzione di Sibari e la decadenza di Crotone, aspirava ormai all'egemonia nell'Italia meridionale; non riuscendoci però con e sue sole forze per l'ostilità delle popolazioni locali, soprattutto Lucani e Bruzi che da sempre ne ostacolavano l'espansione, sollecitò più volte l'aiuto di condottieri greci, come Archidamo III di Sparta (338 a. C.), Alessandro il Molosso, re di Epiro e zio di Alessandro Magno (333 a. C.), e Cleonimo di Sparta (309 a. C.), i quali, dopo aver riportato vari successi, furono a uno a uno estromessi dagli stessi Tarantini quando la loro protezione poteva diventare pericolosa per l'autonomia della città. L'intervento di Cleonimo fu sollecitato in seguito a un'alleanza tra i Romani e i Lucani, da cui Taranto si sentiva minacciata, ma Roma, che non aveva allora mire espansionistiche sul mondo greco, strinse coi Tarantini un trattato di pace (303 a. C.) che ne garantì la piena indipendenza e sancì il loro predominio nel mar Ionio e Adriatico col fare divieto a Roma di spingersi oltre il promontorio Lacinio presso Crotone. Nel 282 a. C. però, su richiesta di Turii, minacciata dai Lucani, i Romani insediarono presidi nella stessa Turii, a Locri e Reggio e inviarono una squadra navale nel golfo di Taranto a dimostrazione che ritenevano ormai superato il trattato del 303 a. C.. I Tarantini, temendo l'espansionismo romano, assalirono le navi e saccheggiarono Turii; successivamente ingiuriarono gravemente un'ambasceria romana mandata dal Senato con propositi di pace e a Roma non rimase che dichiarare la guerra. In aiuto di Taranto venne il re dell'Epiro, Pirro, il quale, dopo alcune vittorie iniziali, nel 275 a. C. fu sconfitto e abbandonò l'Italia. Nel 272 a. C. i Tarantini furono costretti a capitolare di fronte a Roma, ma mantennero ugualmente una certa autonomia (tra gli ostaggi allora consegnati a Roma c'era anche Livio Andronico, uno degli iniziatori della letteratura latina). Nel 213 a. C. la città si schierò dalla parte di Annibale, ma, riconquistata da Roma nel 209 a. C., fu punita severamente con la privazione di ogni libertà. Da allora per Taranto, anche in conseguenza alla deduzione di una colonia latina a Brindisi, iniziò un lento processo di decadenza: nel 125 a. C. vi fu fondata una colonia romana (Neptunia); nel 90 a. C. essa fu eretta a municipio perdendo gradualmente la sua fisionomia di città greca. A Taranto, nel 37 a. C., fu rinnovato da Antonio e Ottaviano il secondo triumvirato. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente (476) la città passò di diritto a quello d'Oriente, che la difese a lungo con alterna fortuna, non riuscendo tuttavia a impedire le dominazioni di Totila (549), dei Longobardi (sec. VII), dei Saraceni (sec. IX e X) e di Venezia (864). Fortificata dall'imperatore Niceforo II Foca (m. 969), rimase in possesso di Bisanzio per un lungo periodo, finché Roberto il Guiscardo la occupò definitivamente (ca. 1063). Da allora, eretta a principato e di norma assegnata a un membro della casa regnante, fece parte del Regno di Napoli. Seguendo le sue sorti, passò agli Svevi, agli Angioini, agli Aragonesi. Aprì le porte a Carlo VIII (1495) in odio a Ferdinando II. Durante le guerre tra Francia e Spagna (sec. XVI) subì il dominio ora dell'una ora dell'altra. La validità del porto destò sempre l'interesse dei sovrani che ne mantennero l'efficienza. Particolarmente importante fu la costruzione delle fortificazioni, realizzate verso la fine del sec. XVI. Trascurata sotto il dominio diretto della Spagna e dei Borbone (sec. XVII e XVIII) Taranto decadde. Fu rivalorizzata dai re Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat (1806-15). Partecipò ai moti del 1848 con fini soprattutto economici e sociali. Fu unita all'Italia dalla spedizione dei Mille (1860), ma per qualche tempo aderì alla reazione borbonica e favorì il brigantaggio. Il governo italiano, indirizzato a una politica mediterranea, ripristinò il porto e, con un grande arsenale, ne fece una delle tre principali basi della marina militare. Esso ebbe notevole importanza durante la guerra di Libia (1911-12) e le due guerre mondiali. L'11 novembre 1940 un attacco di aerosiluranti inglesi distrusse parte della flotta italiana.

Arte

Scarse sono le testimonianze degli edifici pubblici e sacri ricordati dalle fonti antiche: qualche elemento di un tempio dorico (sec. VI a. C.), forse dedicato al dio Poseidone, resti di impianti termali, dell'acquedotto e di case romane e tratti delle mura greche. Il duomo, dedicato a San Cataldo, costruito nel sec. XI su un più antico edificio e in seguito rimaneggiato, conserva le semplici forme romaniche originarie, tranne nella facciata in stile barocco (1713); nell'interno, a pianta basilicale a tre navate divise da colonne, è la cappella di San Cataldo (il cosiddetto “Cappellone”), rifatta nel Seicento e compiuta nell'Ottocento, con fastoso altare e paliotto a tarsie marmoree; la cripta, a grandi arcate con volte a crociera, conserva resti di affreschi bizantineggianti (sec. XII-XIV). Notevole è il Tesoro del duomo, con preziosi reliquiari, candelieri e un crocifisso medievale in avorio. La chiesa gotica di San Domenico Maggiore, eretta nel sec. XI e rifatta nel Trecento, è stata sottoposta a restauro; splendida è la facciata, con grandioso portale ogivale, preceduta da una scalinata barocca. Nella città vecchia si erge, affacciata sul Mare Grande e sul canale navigabile, la mole quadrangolare del castello aragonese (1481-1492); all'interno è la cinquecentesca cappella di San Leonardo. Degna di nota è la moderna concattedrale della Gran Madre di Dio, realizzata da Giò Ponti nel 1971.

Musei

Il Museo Archeologico Nazionale conserva importanti collezioni che testimoniano la grandiosità dell'arte e della cultura della Magna Grecia: statue in marmo e in pietra locale, mosaici, kórai arcaiche (notevole la testa di Afrodite, sec. IV a. C.), oltre al ricchissimo materiale proveniente dalla necropoli a fossa e a camera (rilievi in pietra tenera, ritratti funerari, sarcofagi e frammenti di pitture decorative). Eccezionali sono le raccolte di terrecotte, ceramiche e oggetti di oreficeria con materiali di provenienza pugliese, lucana e calabra. Notevole è il Museo di Biologia Marina, che raccoglie esemplari della fauna marina non solo ionica, ma anche esotica e tropicale, tra cui un'ostrica gigante.

Economia

Taranto è un importante polo industriale, attivo nei settori siderurgico, meccanico, elettrotecnico, cantieristico, alimentare, cartario, della raffinazione del petrolio, della lavorazione del legno, dei materiali da costruzione e dell'abbigliamento. Rilevante è l'agricoltura, con produzione di uva da vino, ortaggi, frutta, agrumi, olive e cereali. Un ruolo centrale nell'economia tarantina è rivestito dal porto mercantile, importante per il traffico di materie prime, la pesca e l'allevamento di molluschi. Sviluppato è il turismo balneare e culturale.

Curiosità

Tra gli eventi che la città ospita si ricordano il Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia (settembre-ottobre) e il Concorso Pianistico Europeo “Arcangelo Speranza” (maggio). Di grande richiamo turistico sono i riti della Settimana Santa, culminanti nella Processione dell'Addolorata, a mezzanotte del Giovedì Santo, e in quella dei Misteri, il Venerdì Santo. Caratteristica di entrambe è la nazzecata, cioè l'andatura dondolante ed assai lenta dei partecipanti, incappucciati e a piedi scalzi. La città diede i natali al poeta e commediografo Livio Andronico (ca. 284-ca. 204 a. C.) e al compositore Giovanni Paisiello (1740-1816).

Bibliografia

J. Berard, Storia delle colonie greche dell'Italia Meridionale, Torino, 1963; D. Vinciguerra, M. Palmieri, Taranto e la Puglia, Bari, 1964; C. Argentina, Taranto e le sue trasformazioni, Taranto, 1966; K. Rother, Die Kulturlandschaft der Tarentinischen Golfküste, Bonn, 1971; L. Pantaleo, Taranto alla ribalta, Taranto, 1990.