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ciclismo

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Lessico

sm. [sec. XIX; da ciclo2]. Lo sport della bicicletta; in particolare, l'insieme delle gare effettuate con biciclette.

Classificazione: i vari tipi di gare

Le gare ciclistiche possono essere disputate con classifica individuale o a squadre; nelle gare individuali, tuttavia, i corridori, a eccezione degli isolati, fanno parte di squadre i cui componenti collaborano per propiziare il miglior piazzamento del più forte, in genere il capitano. Nel ciclismo alcune federazioni nazionali, tra le quali l'italiana, adottano dal 1899 una rigida distinzione tra dilettanti e professionisti e tra le gare a essi riservate. I ciclisti dilettanti sono classificati come allievi quando non hanno superato i 18 anni, dilettanti junior se hanno superato i 18 anni, dilettanti senior se hanno superato i 24. Le gare ciclistiche si distinguono in gare disputate su strade normalmente destinate al traffico (ciclismo su strada), in velodromi (ciclismo su pista) e su percorsi di campagna (ciclocross o ciclo campestre). § Ciclismo su strada, comprende gare in linea, a tappe, a cronometro, su circuito . Per le gare con percorso tra 150 e 250 km deve essere predisposto un servizio di rifornimento, due per le gare più lunghe . Lungo il percorso sono disposti uno o più posti di controllo, contrassegnati da uno striscione di tela verde; il traguardo di arrivo è segnalato da uno striscione bianco. L'arrivo su strada deve avvenire su un rettilineo di almeno 300 m e largo 8 m; l'arrivo su pista è consentito solo se la pista misura più di 300 m e ha ingresso agevole e curve sufficientemente ampie; il tempo di ciascun corridore viene in genere registrato all'entrata in pista, ma i corridori devono passare due volte sulla linea di traguardo. Le corse in linea sono quelle in cui tutti i corridori partono da una stessa linea; vince il corridore che giunge primo al traguardo. Generalmente le corse in linea più importanti sono di 150-180 km per i dilettanti, di 250-280 km per i professionisti. Le corse a tappe sono gare su distanze molto lunghe (anche oltre 4000 km), suddivise in frazioni (tappe) da disputarsi in giorni successivi. Nelle corse a tappe sono previste due classifiche: una parziale, compilata per ogni tappa, e una generale, costituita dalla somma dei tempi impiegati nelle singole tappe; in talune corse si usa premiare il vincitore (o anche il secondo e il terzo classificato) di tappa con abbuoni di tempo (naturalmente differenziati), in genere da 10 a 20 secondi; talora vengono assegnati abbuoni anche a chi transita per primo sotto traguardi parziali. Sono previste anche particolari classifiche a punti (per premiare il miglior scalatore, il corridore che ha riportato più vittorie in volata su traguardi intermedi, ecc.). Alcune tappe sono disputate a cronometro o su circuito oppure, talvolta, dietro allenatori meccanici. Le corse a cronometro sono quelle in cui i corridori partono dalla stessa linea ma isolatamente, a intervalli in genere di 1-2 minuti; la lunghezza di tali gare è sempre inferiore a 100 km e può svolgersi in piano, su percorsi misti e in salita (cronoscalata); possono essere effettuate anche a squadre di due o più corridori: in tal caso la distanza arriva a 100 km e il tempo viene calcolato sull'ultimo componente della squadra giunto al traguardo (in genere nelle prove a squadre per stilare la classifica non è necessario che arrivino tutti i componenti di ciascuna squadra schierati alla partenza: così, per esempio nella 4 x 100 km che si diputava nei Giochi olimpici e nei Campionati mondiali, cui partecipavano squadre di quattro elementi, a determinare il tempo della squadra era l'arrivo del terzo elemento). Le corse su circuito si svolgono su percorso stradale ad anello inferiore a 5 km da compiersi più volte con un minimo di 50 km per i dilettanti e di 100 km per i professionisti. § Ciclismo su pista, comprende gare di velocità, a inseguimento (individuale e a squadre), a cronometro su 1 km (con partenza da fermo o lanciati), a eliminazione, all'americana, individuale, a traguardi; comprende anche le “sei giorni” e i primati. Le gare si disputano in velodromo o in stadi con pista ciclistica e dotati delle necessarie attrezzature . Durante le prove i corridori non possono superarsi all'interno, a meno che l'altro concorrente non scatti verso l'esterno; non devono staccare le mani dal manubrio, salvo per segnalare un incidente meccanico; devono mantenere la propria linea di marcia e possono portarsi su quella dell'avversario solo dopo averlo superato di due volte la lunghezza della bicicletta; non possono prendere alcun punto d'appoggio oltre quelli offerti dalla propria bicicletta; non possono retrocedere. Le biciclette per le gare sono a ruota fissa, senza freni e senza dadi a farfalla sui mozzi delle ruote. Le gare di velocità si disputano tra due o tre concorrenti in due prove con eventuale bella, su due giri di pista (tre quando misuri meno di 333,33 m); viene estratto a sorte il concorrente che deve condurre in testa il primo giro durante il quale non può fermarsi in surplace, cosa che gli è invece consentita, per tentare di far passare avanti l'avversario e poterne sfruttare la scia, durante il secondo giro. Il tempo viene rilevato sugli ultimi 200 m. Generalmente le gare si articolano su successive eliminazioni dirette (batterie, ottavi, quarti, semifinali, finale) con eventuali recuperi (repêchages), mediante altre prove eliminatorie, di concorrenti battuti. Le gare a inseguimento sono disputate su 5 km (4 per i dilettanti); i concorrenti partono dal punto centrale degli opposti rettilinei al colpo di pistola del direttore di gara e tentano di guadagnare terreno sull'avversario; vince chi, al termine della distanza fissata, ha ridotto il distacco dall'avversario; la gara viene interrotta quando un corridore raggiunge l'altro. Oltre che individuali, le gare a inseguimento possono essere a squadre di due corridori (quattro se dilettanti); se alla gara partecipano individualmente tre o quattro concorrenti, questa prende il nome di australiana. La gara di 1 km a cronometro consiste in una prova di velocità individuale in cui ciascun concorrente viene cronometrato sulla distanza di 1000 m; la partenza avviene da fermo o dopo due o tre giri di avvio (partenza lanciata). La gara a eliminazione comprende una serie di volate su traguardi fissati ogni 2-3 giri, a ciascuno dei quali viene eliminato l'ultimo classificato: gli ultimi due concorrenti rimasti si disputano la vittoria sul traguardo finale. La gara all'americana si disputa a squadre composte di coppie di concorrenti che si alternano in corsa ogni 2-3 giri. Il corridore momentaneamente fuori corsa pedala lentamente lungo il bordo interno della pista in attesa di dare il cambio al compagno di coppia. I singoli concorrenti contribuiscono al punteggio della coppia con i punti guadagnati nelle volate per i traguardi posti a ogni dato numero di giri. Il medesimo computo a punti regola la gara individuale a traguardi. La sei giorni è, in pratica, una gara all'americana in cui le coppie gareggiano per sei giorni consecutivi con due periodi di riposo giornalieri; la classifica viene compilata sulla base del numero di giri compiuto dalle coppie e, in caso di parità, sulla base dei punteggi conseguiti sui traguardi. Tuttavia non esiste un regolamento fisso e ciascuna sei giorni adotta una propria formula. In pista si svolgono anche i tentativi individuali per primati di velocità su numerose distanze (5, 10, 15 km, ecc.) nonché per il più prestigioso di tutti, il primato dell'ora,che consiste nel percorrere, con partenza da fermo, la maggiore distanza possibile in un'ora di corsa . Oltre al ciclismo maschile, un certo sviluppo ha anche quello femminile, specie su pista, grazie alla sua inclusione nel programma dei Giochi olimpici: annualmente si disputano anche Campionati mondiali (corsa su strada, cronometro a squadre; su pista: velocità, inseguimenti, a punti); sono ufficialmente riconosciuti alcuni primati su pista (5, 10, 20 km, ecc.) e il record dell'ora. Il ciclocross prevede gare, disputate generalmente nei mesi invernali, su percorsi di campagna con classifica sempre a tempo.

Cenni storici

Il ciclismo è uno sport nato e diffuso eminentemente in Europa . Le prime gare ciclistiche furono disputate tra draisine intorno al 1820 e allineavano mezzi estremamente rudimentali dando luogo più a manifestazioni folcloristiche che a competizioni sportive. La prima corsa ciclistica ufficiale fu il Grand Prix d'Amiens che si svolse, tra bicicli, nel 1865: la vinse il savoiardo J. Cavigneaux. Seguirono, a partire dall'anno successivo, sempre più numerose, in Francia, le corse di bicicli, anche se spesso come manifestazioni di contorno e con numeri d'attrazione, come le gare di acrobazia. La prima delle corse classiche del ciclismo si disputò, ancora con bicicli, nel 1869: fu la Parigi-Rouen, vinta dall'inglese James Moore. Allo stesso anno risalgono le prime corse in Germania, in Gran Bretagna e in Italia, dove, a Padova, fu organizzata una corsa su pista come finale di una riunione ippica e, a Udine, si corse sulla distanza di 2 km; nel 1870 fu disputata la Firenze-Pistoia, prima gara su strada (33 km), vinta dallo statunitense Rynner Van Heste, e venne costituito il Veloce Club Milano. Questo organizzò un “campionato italiano”, lungo i “bastioni” di Milano, per complessivi 11 km: vinse Giuseppe Pasta alla media di 17,832 km/h. Seguirono la Milano-Novara (1872) e la Milano-Piacenza (1873), vinte dal milanese Giuseppe Bagatti Valsecchi. Nel 1876 si disputò la prima classica italiana, la Milano-Torino, vinta da Luigi Magretti su altri 13 concorrenti, a una media inferiore ai 13 km/h. Intanto, verso la fine degli anni Ottanta, si affermò la bicicletta, facendo rapidamente scomparire i bicicli e favorendo la diversificazione delle specialità. Carlo Braida, nel 1888, stabilì e ritoccò i primati del chilometro, del miglio e dei 10 km; nel 1891 si disputarono i primi campionati italiani, con le specialità su pista e su strada, vinte ambedue da Antonio Robecchi. Nel 1893, durante un campionato mondiale indetto a Chicago, lo statunitense Arthur Zimmermann conquistò i titoli di velocità sul miglio e di mezzofondo sui 10 km, mentre il sudafricano Laurens Meintijes prevalse nel fondo di 100 km; sempre nel 1893, il francese Henri Desgrange stabilì il primo primato dell'ora (35,325 km). Contemporaneamente iniziarono corse su strada con tappe sempre più lunghe: nel 1894 la Parigi-Brest-Parigi (vinta dal francese Charles Terrant) e la Bordeaux-Parigi (vinta dall'inglese Donald Mills); nel 1896 si corsero per la prima volta la Bordeaux-Parigi-Tours e la Parigi-Roubaix mentre, ripristinate le Olimpiadi, il ciclismo vi fu ammesso con sei specialità. Nel frattempo l'organizzazione sportiva del ciclismo prese consistenza con la costituzione delle prime federazioni nazionali. In Italia, il 6 dicembre 1885 fu costituita a Pavia l'Unione Velocipedistica Italiana (UVI) la cui denominazione fu mutata, nel 1964, in Federazione Ciclistica Italiana (FCI). Nel 1892 fu costituita l'International Cyclist Association (ICA), trasformatasi nel 1900 in Union Cyclist International (UCI) con compiti e strutture di massimo organo direttivo del ciclismo mondiale. Nel 1903 si corse la più appassionante delle competizioni su strada, il Tour de France, gara internazionale a tappe; nel 1906 fu ripresa la Parigi-Bruxelles (la prima edizione, nel 1893, fu la prima corsa a varcare i confini statali); nel 1908 furono istituiti la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro del Belgio; nel 1911 il Giro della Catalogna e nel 1913 il Giro delle Fiandre. Numerose anche in Italia le nuove gare, a molte delle quali arriderà notevole fortuna: nel 1903, la Milano-Torino (ripresa dopo il 1876); nel 1905, il Giro di Lombardia; nel 1906 il Giro del Piemonte e la Milano-Modena; nel 1907, la Milano-Sanremo, il Giro del Veneto, il Giro dell'Emilia; nel 1909 il Giro d'Italia; nel 1910 il Giro di Romagna; nel 1911 il Giro della Campania. La prima guerra mondiale rallentò, senza interromperla, l'attività ciclistica europea che riprese in pieno nel 1919. Nuove corse, poi famose, si aggiunsero a quelle già affermate: la Tre Valli Varesine e la Coppa Bernocchi nel 1919; il Giro della Provincia di Reggio di Calabria nel 1920; il Giro di Toscana nel 1923; il Giro del Lazio, il Giro dell'Appennino (divenuto in seguito Circuito dell'Appennino) e la Parigi-Nizza nel 1933; il Giro di Spagna nel 1935; la Freccia Vallone nel 1936. Dal 1921 per i dilettanti e dal 1927 per i professionisti si disputò annualmente il Campionato del mondo su strada. Durante la seconda guerra mondiale fu organizzata una nuova corsa nella neutrale Svizzera: il Giro dei Quattro Cantoni (1944). Nel dopoguerra seguirono: il Gran Premio delle Nazioni di Parigi (a cronometro) nel 1945; il Gran Premio dell'Industria e Commercio a Prato nel 1946; la Sassari-Cagliari nel 1948; il Trofeo Baracchi (a cronometro a coppie) a Bergamo e il Giro del Ticino nel 1949; il Gran Premio Campari di Lugano (a cronometro) nel 1950; il Giro di Sardegna nel 1958 .

Il fenomeno del doping

Sul finire degli anni Novanta del sec. XX il doping ha sconvolto il mondo del ciclismo, sollevando un nugolo di accuse di irregolarità, di sospetti, di inchieste della magistratura. Il primo caso eclatante si è avuto nel corso del Tour de France del 1998, in occasione del quale alcuni corridori hanno ammesso l'uso di eritropoietina, una sostanza che migliora sensibilmente le prestazioni degli atleti senza essere individuata nei test antidoping. Per questo, l'UCI ha disposto, proprio dall'inizio del 1998, l'effettuazione di test a sorpresa sul sangue degli atleti. L'uso massiccio di Epo (abbreviazione di eritropoietina), o di prodotti ancroa più sofisticati, infatti, fa aumentare la percentuale di globuli di rossi nel sangue; è stato per questo fissato un tetto del 50% del valore di ematocrito (volume percentuale dei globuli rossi del sangue), superato il quale all'atleta viene cautelativamente impedito di partecipare alle gare: sottoporsi a sforzi prolungati potrebbe essere infatti un rischio per la sua salute.

Bibliografia

R. Negri, Ciclismo nel mondo, Milano, 1955; A. Congiu, Enciclopedia del ciclismo, Milano, 1957; M. De Angelis, Il ciclismo, Roma, 1960; G. Giardini, Andare in bicicletta, Milano, 1961; V. Varale, Avventure su due ruote, Roma, 1964; G. Costa, Correre in bicicletta, Milano, 1970; R. Perego, In bicicletta, Milano, 1988.