connùbio

sm. lett. [sec. XIV; dal latino connubíum]. Unione matrimoniale, matrimonio; per estensione, unione illegittima. Fig., accordo: connubio fra arte e tecnologia; alleanza politica: connubio fra la destra moderata e il centro. In particolare, fu così definita da O. Thaon di Revel l'alleanza parlamentare tra Cavour e Urbano Rattazzi, leader della sinistra moderata, in seno al Parlamento subalpino (1852). L'intesa Cavour-Rattazzi ebbe come effetto immediato una crisi del governo presieduto da M. d'Azeglio, le cui dimissioni spianarono a Cavour la strada del governo. § Nel diritto romano, la capacità a contrarre matrimonio coincidente con l'età pubere. Ne erano privati gli schiavi, i peregrini, i soldati (nei primi tempi dell'impero) e quanti erano già sposati; con il Codice giustinianeo, il divieto si estese a quanti erano legati al voto di castità o avevano già ricevuto gli ordini sacri. In tempi antichi, il divieto di connubio divideva perentoriamente patrizi e plebei; la sua abrogazione si deve probabilmente alla Legge Canuleia, promulgata nel 445 a. C.

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