cribróso

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Lessico

agg. lett. [sec. XVIII; da cribro].

1) Che ha l'aspetto di un cribro, bucherellato. Con accezioni specifiche: A) in anatomia, di formazione che appare crivellata da fori e canalicoli: fascia cribrosa, tratto di lamina fibrosa che proviene dalla fascia lata della coscia; lamina cribrosa, la parte orizzontale dell'etmoide, posta trasversalmente, attraverso cui passano i rami del nervo olfattorio. B) In botanica, tipo di tessuto conduttore.

2) In mineralogia, di rocce nelle quali cristalli maggiori ne racchiudono numerosi più piccoli che avevano cominciato a cristallizzare in precedenza. È frequente in minerali di contatto.

Botanica

Il tessuto cribroso è presente nelle piante superiori e in alcune alghe. Attraverso di esso le sostanze organiche dalle foglie vengono trasportate nei luoghi dove trovano immediato impiego oppure sono immagazzinate come materiali di riserva. Gli elementi conduttori di questo tessuto sono costituiti da caratteristiche cellule allungate, sovrapposte e incolonnate nel senso della lunghezza, con parete cellulosica sempre sottile ed elastica che nelle parti trasversali, interposte fra ciascuna cellula e quella adiacente, è munita di una o più piastre o placche cribrose, aree fittamente perforate attraverso le quali passano dei cordoni plasmatici che mettono in comunicazione i protoplasti dei relativi elementi cellulari, detti articoli del tubo. Il protoplasto vivente nei tubi cribrosi è anch'esso costituito da uno strato assai sottile, addossato alla parete cellulare: è degno di nota il fatto che nel corso della differenziazione di tali cellule il loro nucleo degenera e scompare, e che nonostante la mancanza di questo organulo essenziale il protoplasto rimane vivo finché il tubo rimane funzionante. Contemporaneamente alla formazione dei tubi cribrosi anche altre cellule vive, ma non perforate e delle quali non è ben nota la funzione, si formano e accompagnano ciascun articolo, e per questo vengono dette cellule annesse (o compagne). A differenza dei vasi legnosi, i tubi cribrosi in genere hanno breve durata e la loro funzionalità raramente supera una stagione vegetativa; nella maggior parte dei casi all'inizio del riposo autunnale sulle placche cribrose si deposita uno strato di callosio, detto callo, che occlude completamente i fori; in seguito a ciò la cellula muore, i protoplasti si disorganizzano e i cordoni plasmatici scompaiono, mentre lo stesso callo viene riassorbito. Talvolta peraltro, come nella vite e nel tiglio, il deposito di callosio viene sciolto al sopraggiungere della buona stagione e i tubi riprendono a funzionare. Il complesso dei tubi cribrosi, unitamente alle cellule annesse e ad altri tessuti parenchimatici, forma i fasci cribrosi o liberiani (ossia il libro), i quali solo raramente si trovano isolati nelle piante: di solito, si uniscono alla porzione legnosa, per formare i fasci cribrovascolari. Nelle Pteridofite e Gimnosperme il tessuto cribroso è costituito da cellule più corte e meno specializzate nella conduzione di quelle che formano i tubi cribrosi: esse non posseggono piastre cribrose in senso rigoroso, ma hanno le perforazioni distribuite su tutte le pareti e i canalicoli interrotti dalla lamella mediana, per cui i loro cordoni plasmatici posseggono le dimensioni di normali plasmodesmi.

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