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Lessico

sm. [sec. XIV; latino liber-bri, strato interno della corteccia di alcuni alberi usato, prima del papiro, per scrivervi].

1) Fascicolo di fogli di egual formato, scritti o stampati, cuciti insieme e ricoperti da una copertina: libro rilegato, illustrato; scrivere, pubblicare un libro; un libro di poesie; libro in sedicesimo, in ventiquattresimo, secondo il formato; proibire un libro, impedirne la stampa, la diffusione; a libro, si dice di oggetto che si apre come un libro o la cui forma richiama quella del libro aperto: cornice a libro; scala a libro. Con particolari determinazioni: libro di lettura, per l'esercizio di lettura nelle scuole elementari; libri di testo o libri scolastici, quelli che gli insegnanti adottano come ausilio didattico; libro dei sogni, in cui si tenta di dare un'interpretazione dei sogni; Libri sacri, la Bibbia. Altri libri di contenuto religioso sono: il libro d'ore, il libro liturgico, il libro sapienziale e il libro parrocchiale. Per estensione, opera scritta; l'argomento, la materia trattata nel libro: è autore di molti libri; libro interessante, istruttivo, scandaloso; libro di storia, di pittura; commentare un libro. In loc. fig.: parlare come un libro stampato, esprimersi con grande precisione e con affettazione; essere un libro chiuso, di persona introversa e poco loquace; lasciare i libri, abbandonare gli studi; il libro della vita, la vita stessa, gli avvenimenti, il destino dell'uomo; il libro della memoria, la memoria, in quanto in essa si esprime il ricordo delle varie esperienze; il libro della natura, l'insieme delle cose create come oggetto dell'osservazione scientifica.

2) Ciascuna delle parti fondamentali in cui si divide un'opera letteraria, per lo più classica: l'Eneide si compone di dodici libri.

3) Registro su cui si annotano dati riguardanti un'attività economica, una condizione sociale e sim.: libro mastro; i libri della ditta; libro paga, quello in cui l'azienda registra le somme percepite dal lavoratore; libro cassa o di cassa, in cui sono registrate le entrate e le uscite; libri di commercio, libri contabili, quelli che la legge prescrive ai commercianti; libri di navigazione, di bordo, l'insieme dei documenti di una nave, di un aereo; libri delle anime, dei morti, dei matrimoni, ecc. custoditi negli archivi parrocchiali. Più in particolare: libro bianco, raccolta di dati e documenti ufficiali pubblicata da un governo per chiarire la sua situazione economica e la sua linea politica; libro nero, durante la Rivoluzione francese, l'elenco dei reazionari condannati alla ghigliottina; in seguito, elenco delle persone sospette alla polizia; per estensione, elenco di persone sospette o comunque sgradite: essere sul libro nero di qualcuno, non godere della sua simpatia; libro d'oro, un tempo, registro in cui erano iscritte le famiglie nobili i cui membri godevano del diritto di governare il territorio o la città: il libro d'oro di Venezia. Con la vigente Costituzione italiana ha perduto ogni valore giuridico in quanto, pur non essendo stati soppressi, i titoli nobiliari sono stati tuttavia privati di ogni giuridicità. Per estensione, elenco dei fatti e personaggi insigni di una città, di un istituto e simili; nello sport, elenco dei vincitori delle varie edizioni di una gara o dei successi di un atleta o di una squadra; libro genealogico, quello in cui sono registrati animali di razza pregiata, specialmente cavalli e cani, con le loro caratteristiche, la loro ascendenza e discendenza, le vittorie riportate.

4) In botanica, porzione dell'apparato vascolare (detto anche floema o leptoma) delle piante superiori (Tracheofite) attraverso la quale avviene il trasporto delle soluzioni nutritizie verso i luoghi di utilizzazione o di accumulo. Secondo l'origine il libro si dice primario, se viene prodotto da un meristema apicale, o secondario, quando è dovuto all'attività del cambio cribro-legnoso. Oltre al tessuto conduttore vero e proprio, rappresentato da tubi cribrosi o cellule cribrose, nella costituzione del libro entrano anche tessuti di altro genere, principalmente parenchimi e sclerenchimi. Si forma con la corteccia.

5) In zoologia, sinonimo di omaso. § Libri diplomatici, raccolta di documenti su una data questione pubblicata per renderla nota al pubblico dal Ministero degli Esteri. Costituendo una documentazione storica, spesso la raccolta è preceduta da un quadro politico-economico che offre le opportune motivazioni. § Libro fondiario, in alcune province già appartenenti all'Austria, annesse all'Italia dopo la prima guerra mondiale, sono i libri nei quali deve essere iscritto l'atto di trasferimento di un bene mobile affinché abbia efficacia tra le parti; sono detti anche libri tavolari, onde il nome di intavolazione dato all'iscrizione in essi.

Cenni storici: dalle origini al libro silografico

La parola latina liber, così come i suoi equivalenti in altre lingue (per esempio il greco bìblos) ha come primo significato quello di corteccia d'albero: questa in effetti dovette in epoche remotissime essere uno dei comuni supporti della scrittura; ancora in età romana e perfino nel Medioevo si usarono comunemente libri costituiti da tavolette di legno riunite insieme a due a due (diptycha) o anche in numero maggiore (polyptycha), generalmente ricoperte di cera sulla quale si scriveva a sgraffio: rilisciando la cera potevano essere riutilizzate un numero indeterminato di volte. Svariatissimi altri materiali furono usati in antico come supporto della scrittura, dall'osso alle foglie di palma (in India), ai metalli e alle pietre (soprattutto ardesie o simili). Nel mondo mediterraneo i più antichi libri di cui ci rimangono i resti sono in argilla: tavolette d'argilla col testo inciso e poi cotte al forno dovettero essere la forma di libro comune alle civiltà mesopotamiche; tavolette sumere risalenti al III millennio sono state ritrovate a Nippur, mentre negli scavi di Ninive ne sono state rinvenute oltre 20.000, del sec. VII a. C. Meno importante al confronto è l'uso del tessuto, tela, oppure, come in Cina, seta, in strisce arrotolate. Almeno al III millennio si può far risalire anche l'uso librario del papiro in Egitto, anche questo in forma di rotolo, o volume: il libro di papiro è, nel suo tipo più consueto, costituito da una striscia alta dai 10 ai 20 cm in media e lunga in media da 6 a 10 m; si hanno però papiri di lunghezza anche superiore ai 40 m (per esempio il papiro Harris, una cronaca del regno di Ramsete III), e la tradizione letteraria cita papiri lunghi un centinaio di metri; sulla striscia, che veniva arrotolata intorno a un bastoncino (umbilicus) fissato a uno dei capi del papiro, il testo era scritto in colonne (paginae) disposte parallelamente al lato minore e, di solito, su una sola facciata; il titolo dell'opera era posto alla fine del rotolo (volumen) o su un cartellino pendente dall'umbilicus. L'esempio più comune di questo tipo di libro è il Libro dei morti, raccolta di preghiere per i defunti nota fin dal principio del II millennio. Altrettanto antico che l'uso del papiro fu l'uso librario di cuoi e pelli animali, rimasto però limitato almeno fino al sec. III a. C. quando furono trovati particolari trattamenti per le pelli: il prodotto ottenuto prese il nome di pergamineum (pergamena) da quello della città di Pergamo in Asia Minore dove la tradizione, non si sa quanto leggendaria, dice essere avvenuta l'invenzione a opera di re Eumene II. Il procedimento, rimasto quasi invariato durante tutto il Medioevo, era a grandi linee il seguente: le pelli (di vitello, capra, asino e altri animali) dopo essere state lavate, seccate e distese, venivano conciate alla calce viva sul solo lato interno (verso carne), quindi, rasato perfettamente il lato esterno (verso pelo), le pelli erano immerse in barili di calce; infine, dopo ulteriori lavaggi, erano sgrassate e poi lisciate a pomice. Benché la pergamena nei primi secoli fosse assai più costosa del papiro presentava notevoli vantaggi: la superficie, molto più liscia, era più adatta a ricevere la scrittura; la pergamena era inoltre più robusta e insieme più pieghevole del papiro e infine, a differenza di quello, una volta scritta poteva essere facilmente raschiata e riutilizzata per un altro testo. Benché non sia raro il caso di pergamene arrotolate, la forma tipica del libro in pergamena fu quella del codice, non ignota in precedenza ma non usuale: da ogni pelle si ricavavano rettangoli dalla superficie doppia di quella che avrebbe dovuto avere il libro chiuso: ogni rettangolo doveva costituire un foglio e, una volta piegato, quattro pagine; i fogli piegati erano inseriti l'uno nell'altro, quattro a quattro per formare i quaderni, cinque a cinque per formare i quinterni, ecc., e i fascicoli così formati una volta riuniti formavano il libro. Sui fogli, perché lo scriba potesse tracciare il testo con la massima regolarità, dovevano essere segnati i margini entro i quali andava contenuta la scrittura e le righe: margini e righe sono, in epoca più antica, segnati per lo più a secco con un punteruolo, poi anche a penna. Fissatosi in queste caratteristiche fondamentali verso il sec. II d. C., verso il sec. IV il codice soppiantò definitivamente il volume: questa trasformazione del libro è stata paragonata per importanza a quella avvenuta con l'invenzione della stampa tipografica. Le officine librarie che nell'antica Roma erano numerose ed efficientissime, e davano vita a un fiorente commercio librario in tutto il territorio dell'Impero, nell'alto Medioevo divennero esclusiva dei monasteri, al di fuori dei quali si trovano solo casi isolati e sporadici di scribi e copisti al servizio di qualche corte o di ancor più rari privati. Quasi tutti i maggiori monasteri medievali invece possedevano un proprio scriptorium, officina per la produzione di libri destinati all'uso dei monaci; fu in questi scriptoria che, soprattutto tra il sec. VI e il VII, a causa della grande rarità di pergamena vergine e comunque del suo altissimo costo, furono riutilizzati codici antichi raschiandone via il testo primitivo e riscrivendovi il nuovo: sono questi i codici detti palinsestiscritti. Verso il sec. XIII con il fiorire delle università ricompaiono officine librarie laiche destinate a soddisfarne le necessità; l'organizzazione tipica in questo caso prevedeva presso l'università uno stationarius, libraio che doveva tenere presso di sé un manoscritto, di cui fosse stata controllata la correttezza, per ogni testo oggetto d'insegnamento; di tale manoscritto, detto exemplar, poteva far egli stesso copie e venderle, ma doveva noleggiare le parti o i fascicoli (peciae), in particolare agli studenti perché potessero trarne copia. Aumentò così in misura notevolissima la richiesta di nuovi libri mentre restava invariata o in ogni caso limitata la disponibilità di pergamena; ma quasi contemporaneamente faceva la sua comparsa in Occidente la carta: dopo l'istituzione delle prime cartiere in Europa (sec. XI-XII) l'uso della carta si estese fino a essere, almeno per i libri di minor pregio, competitiva con la pergamena che tuttavia conservò predominio assoluto ed esclusivo nel campo del libro di pregio, in particolare per quanto riguarda i codici miniati o decorati, per quelli prodotti dalle officine librarie più importanti, per i libri destinati ai bibliofili più esigenti e più ricchi i quali d'altra parte sono abbastanza numerosi da consentire la lucrosa attività di grosse officine librarie come quella celeberrima di Vespasiano da Bisticci che arrivò a occupare contemporaneamente nella sua bottega fiorentina fino a una cinquantina di copisti; o come quella sorprendentemente simile nell'impostazione a una moderna casa editrice di Diebold Lauber a Hagenau. Nella prima metà delsec. XV l'ormai consolidato allargamento della domanda di libri da un lato e la disponibilità teoricamente illimitata di carta dall'altro furono di stimolo ai tentativi di produrre libri in quantità maggiori e a prezzi inferiori di quanto fosse possibile fare con i manoscritti. Si tentò dapprima, almeno verso il 1420-25, di applicare al libro il procedimento già utilizzato da alcuni decenni in altri campi (per esempio per le carte da gioco) della silografia; i libri silografici di quel periodo sono in genere libri d'argomento religioso: Arti del ben morire, Bibbie dei poveri, Apocalisse, ecc.; oppure testi profani, ma di carattere egualmente popolare; il centinaio di esemplari (per una trentina di testi) che se ne posseggono sono per lo più costituiti da pochi fogli; ogni pagina conteneva testo e illustrazioni stampati da una sola matrice ricavata da un unico blocco di legno inciso: solo più tardi testo e illustrazioni cominciarono a essere incisi su legni diversi, finché l'avvento della tipografia a caratteri mobili limitò l'uso della silografia alle sole illustrazioni. Ma il libro silografico non costituiva una sostanziale innovazione rispetto al libro manoscritto: le matrici di legno, lunghe e difficili da eseguire, consentivano tirature limitatissime e soprattutto era necessario, analogamente a quanto avveniva per i manoscritti, tracciarvi il testo lettera per lettera; era anche virtualmente impossibile correggere eventuali errori. A tutti questi inconvenienti trovò rimedio la tipografia a caratteri mobili fusi in metallo.

Cenni storici: dal libro a stampa tipografica all'e-book

I primi esperimenti, cominciati verso il 1439-40 a opera di Gutenberg e di altri, miravano alla possibilità di ottenere un numero illimitato di lettere identiche che si potessero combinare tra loro in modo da comporre qualsiasi testo e in modo che fosse possibile, una volta accertato un errore, correggerlo prima di passare alla stampa. I mezzi e i procedimenti tecnici furono sostanzialmente derivati da quelli già sperimentati in altre arti: invenzione originale fu il loro adattamento a un uso completamente nuovo. Per esempio, Gutenberg e gli altri “inventarono” la tecnica della fusione di un numero illimitato di lettere identiche in una matrice incisa, ma la matrice ricavata da un punzone era applicazione originale di un procedimento ben noto in oreficeria; lo stesso può dirsi del torchio gutenberghiano, modificazione del torchio da vino renano. La nuova invenzione dovette essere messa a punto in circa un decennio di tentativi e prima del 1450 (forse tra il 1445 e il 1448) Gutenberg avrebbe prodotto i primi libri stampati: una grammatica, un calendario; dopo le “lettere d'indulgenza” stampate nel 1454-55, dalla tipografia di Gutenberg uscirono i primi libri stampati che ci siano direttamente noti: la “Bibbia delle 42 linee” (1455), un “Salterio” (1457), la “Bibbia delle 36 linee” (prima del 1460). Dopo il 1460 la stampa si diffuse rapidamente in tutta Europa. Assai più lentamente mutò l'aspetto esteriore del libro. I caratteri tipografici furono ridisegnati su quelli dei manoscritti e ne rispettarono le destinazioni: tipi di gotico diversi secondo il testo, uno per i testi liturgici, uno per i testi della cultura laica, limitato ai testi in volgare quello detto “bastarda”, così come avveniva nei manoscritti; il carattere romano (dal 1465), trasposizione della scrittura umanistica, restò per almeno un ottantennio riservato ai libri più tipicamente umanistici: in particolare edizioni di classici latini; lo stesso carattere corsivo fatto disegnare per la prima volta da Manuzio nel 1501 è derivato da un tipo di grafia ben presente nei manoscritti umanistici. Anche l'impaginazione ripeté, per molto tempo, quella dei codici medievali: pagine con composizioni di testo molto dense, spesso sudue colonne; note e commenti, in corpo di solito inferiore a quello del testo, disposti sui quattro margini: solo nel Settecento si stabilizzò l'uso di limitare le note al margine inferiore. Allo stesso modo vennero mantenute numerose altre caratteristiche nel libro a stampa già presenti nel libro manoscritto medievale. La prima grossa innovazione fu il frontespizio, che comparve la prima volta nel Calendarium del Regiomontano stampato a Venezia da Ratdolt nel 1476 e che divenne d'uso comune col principio del sec. XVI. Nel 1501 Manuzio con la sua edizione di Virgilio impose i formati maneggevoli e comodi, come l'ottavo; con lo stesso Manuzio iniziò l'uso della legatura editoriale del libro che precedentemente era venduto dall'editore in fogli sciolti e legato dall'acquirente. Tra i sec. XVI e XIX il libro restò sostanzialmente immutato, pur seguendo mode e stili diversi, evidenti soprattutto nel disegno del carattere e del frontespizio, che hanno duratura sistemazione nel Settecento con l'opera di Baskerville, Bodoni e Didot. Anche la rivoluzione industriale e il progresso tecnologico non hanno fino a oggi sostanzialmente mutato le caratteristiche strutturali del libro. Se n'è invece fortemente razionalizzata la produzione in tutte le sue fasi: dai metodi di composizione dei testi (composizione meccanica, fotocomposizione) e di riproduzione delle illustrazioni, alla disponibilità quantitativa e tipologica della carta, ai sistemi di stampa, di confezione e di legatura. Nel contesto cioè di quello sviluppo di tutto il settore grafico ed editoriale che ha anche consentito rispetto al secolo scorso grandissimi aumenti di tirature e di diffusione. Nell'ambito dell'editoria elettronica è da segnalare anche l'esistenza del libro elettronico, noto come e-book.

Istruzione: i libri di testo

Compilazione a stampa destinata a costituire il supporto dell'intero corso di apprendimento di una disciplina scolastica. La scelta dei libri di testo viene svolta annualmente, alla fine delle lezioni, dall'insegnante per ogni singola materia con riferimento alla classe in cui impartirà l'insegnamento nell'anno successivo; segue poi una discussione collegiale sui testi scelti presieduta dal direttore o dal capo dell'istituto. Con l'anno scolastico 1930-31, in ottemperanza alla legge 7 gennaio 1929, n. 5, venne istituito il “testo unico di Stato” e fu così abolito il sistema della libera produzione e della libera scelta dei libri di testo. Tale legge fu abrogata con il D. L. 31 agosto 1945, n. 714. Esiste oggi una vasta e complessa legislazione che regola l'adozione dei libri di testo; inoltre il Ministero della Pubblica Istruzione ha la facoltà di vietare i libri di testo il cui contenuto non sia conforme alle esigenze educative dei programmi vigenti. In Italia il dibattito intorno al libro di testo è tuttora vivo; si sono precisate a tale proposito alcune posizioni: una prima che rifiuta il sussidio in nome di una totale autonomia didattica e di una critica radicale del condizionamento ideologico; una seconda che mira a una riformulazione politico-pedagogica dei contenuti al fine di un'utilizzazione intelligente nell'ambito di tecniche e metodologie innovative (lavoro di gruppo, metodologia della ricerca, discussione, ecc.); una terza, infine, conservativa, che tende a un recupero sostanziale del libro di testo, pur nel cauto riconoscimento della parziale consunzione delle sue possibilità e funzioni didattiche.

Economia: i libri contabili

Documenti diversi per forma e per natura in cui si registrano i fatti amministrativi che avvengono nelle aziende. A norma dell'art. 2214 del Codice Civile, l'imprenditore commerciale è obbligato a tenere determinati libri contabili che debbono essere numerati in ciascuna pagina e bollati all'Ufficio del Registro prima di essere messi in uso. Ogni anno debbono inoltre essere vidimati dallo stesso Ufficio del Registro o da un notaio. Il tipo di libro da tenere varia da impresa a impresa. Obbligatori per tutte sono il libro giornale e il libro degli inventari. Le società per azioni debbono, altresì, tenere: il libro dei soci; il libro delle obbligazioni; il libro delle deliberazioni assembleari; il libro delle adunanze del Consiglio di Amministrazione; il libro delle adunanze degli obbligazionisti. I soci hanno il diritto di esaminare il libro dei soci e il libro delle deliberazioni assembleari e di ottenere estratti a proprie spese.

Araldica

Registri ufficiali della Consulta Araldica del Regno d'Italia, soppressi con l'avvento della Repubblica. Comprendevano: il Libro d'oro della nobiltà italiana, in cui erano registrati tutti i titoli nobiliari concessi, riconosciuti o rinnovati a cittadini italiani; il Libro araldico della cittadinanza, relativo a tutte le altre distinzioni onorifiche di cittadini italiani; il Libro araldico degli enti morali, in cui erano registrati gli stessi dati relativamente agli enti morali, province, comuni, ecc. e in particolare gli stemmi comunali; il Libro araldico dei titolati stranieri, riguardante la concessione di titoli italiani a cittadini stranieri e di titoli stranieri a cittadini italiani.

Bibliografia

P. Trevisani, Storia della stampa, Roma, 1953; E. De Grolier, Histoire du livre, Parigi, 1954; S. H. Steinberg, Cinque secoli di stampa, Torino, 1962; A. Adversi, Storia del libro, Firenze, 1963; L. Febvre, H. J. Martin, L'apparition du livre, Parigi, 1971; Liber Librorum, Cinq mille ans d'art du livre, Bruxelles, 1973.