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entrata

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Lessico

sf. [sec. XIII; da entrare].

1) Atto dell'entrare, del penetrare in un luogo: l'entrata degli operai in fabbrica. Per estensione, facoltà di entrare in un luogo, accesso: l'entrata è consentita solo agli invitati; entrata libera, facoltà di entrare in un locale pubblico o in un negozio senza pagare o senza obbligo di comperare; entrata di favore, permesso di assistere a uno spettacolo senza pagare il biglietto. Fig., il dare inizio, il prender parte a qualche cosa: l'entrata in guerra dell'Italia.

2) Luogo per cui si entra, ingresso: quel palazzo ha due entrate.

3) Nel gergo teatrale, cinematografico e simili, l'ingresso nell'azione scenica di un attore o di un gruppo di attori.

4) In musica, momento in cui inizia un tema, un soggetto, ecc., soprattutto in una composizione contrappuntistica come la fuga. Nel canone è anche il segno che indica dove deve iniziare la risposta. Il termine indica anche l'intervento di una o più voci o strumenti di un insieme. Può designare infine una composizione strumentale di carattere introduttivo (francese entrée).

5) Nel calcio, intervento di un difensore che anticipa l'azione di un attaccante avversario e gli toglie il pallone.

6) Nell'elaborazione dei dati, insieme di dati introdotti o da introdurre in un elaboratore; l'unità a ciò preposta è detta unità di entrata; l'istruzione che consente tale introduzione è detta istruzione d'entrata. Entrata di un programma è invece un punto dal quale si può accedere a un programma senza alterarne le possibilità esecutive.

Economia

In microeconomia ed economia industriale si studia il fenomeno dell'entrata di nuove imprese sui mercati. Esso si collega, dal punto di vista delle imprese già presenti sul mercato considerato, alla nozione di concorrenza potenziale e alle politiche di difesa delle posizioni monopolistiche acquisite. Sui mercati perfettamente concorrenziali, la libera entrata e uscita di imprese fanno sì che l'unica posizione di equilibrio di lungo periodo risulti quella in cui il prezzo di mercato uguagli il costo medio di produzione; le imprese non conseguono alcun profitto extra. A metà degli anni Cinquanta, Bain, P. Sylos-Labini e F. Modigliani trattarono il problema dell'entrata facendo riferimento a un mercato monopolistico; in esso i potenziali entranti suppongono che, una volta realizzatasi l'entrata, il monopolista non cambierà la quantità prodotta. Tale congettura è nota come postulato di Sylos-Labini. È possibile calcolare la quantità limite tale da rendere impossibile l'entrata di nuove imprese. Per ipotesi nessuna impresa è disposta a entrare su un mercato se i suoi profitti sono nulli. Allo stesso modo è possibile parlare di prezzo-limite. Nella terminologia usata da Sylos-Labini si parla di prezzo di esclusione. Un monopolista, dunque, se minacciato da potenziali entranti, può decidere di abbandonare il criterio della massimizzazione del profitto e praticare una politica aggressiva verso i rivali potenziali in modo da scoraggiare l'entrata. A partire dalla fine degli anni Settanta, in concomitanza con lo sviluppo della teoria dei giochi, il problema dell'entrata è stato trattato nel contesto strategico tipico dei mercati oligopolistici. Tra i lavori più noti in questo senso quelli di Brander-Spencer (1983), Dixit (1980), Spence (1977), Milgrom-Roberts (1982).

Contabilità aziendale

Intesa come processo di rilevazione quantitativa dei fatti di gestione, l'entrata si concretizza nell'incremento di mezzi monetari; comunemente, rendita, reddito, guadagno, incasso; la somma che si ricava: le entrate e le uscite. Le entrate si dicono finanziarie, se derivano da un incremento di danaro contante, da un aumento dei crediti di funzionamento, da una diminuzione dei debiti di funzionamento. Nelle aziende di erogazione le entrate sono effettive, se causano un vero e proprio aumento del capitale; per movimento di capitali, se costituite da vendite di beni patrimoniali, riscossione crediti, accensione debiti e, infine, dalle partite di giro il cui effetto è semplicemente figurativo.

Finanza pubblica

Le entrate pubbliche sono tutti i redditi, proventi e crediti di qualsiasi natura che lo Stato e gli enti pubblici hanno il diritto di riscuotere in virtù di leggi, decreti, regolamenti o altri titoli, per la produzione di beni e servizi e per il raggiungimento dei loro fini. Tutte le entrate dello Stato debbono essere iscritte nel bilancio di previsione e tutte le entrate passano per gli stadi di accertamento, riscossione e versamento. Le entrate dello Stato si riscuotono in contanti. La materia delle entrate dello Stato è disciplinata dal titolo VI del regio decreto 23 maggio 1924, n. 827, regolamento per l'esecuzione della legge sull'amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato. Si distinguono in: ordinarie, quelle che si rinnovano regolarmente a ogni esercizio finanziario e sono destinate al normale fabbisogno e quindi alla realizzazione di fini di carattere continuativo o periodico; straordinarie, quelle che ricorrono saltuariamente e sono destinate funzionalmente a quelle spese cui non è possibile far fronte con le normali entrate. Riguardo alla fonte, le entrate si distinguono in: originarie (o patrimoniali o di diritto privato), provenienti allo Stato o agli enti pubblici da fonti proprie di ricchezza; derivate (o di diritto pubblico), provenienti dalle economie individuali dei soggetti economici e dai redditi delle persone fisiche; tributarie, quelle che riguardano i tributi prelevati dallo Stato, in virtù del potere pubblico di cui esso è investito, mediante tasse, imposte e contributi di vario genere; extratributarie, tutte le altre. Le entrate originarie e non tributarie comprendono le entrate patrimoniali, quelle derivanti dall'uso di un bene demaniale declassato a bene patrimoniale e quelle derivanti da pubbliche imprese. Le entrate tributarie comprendono le imposte, le imposte speciali, le tasse, i contributi di miglioria. § Bollettino o scontrino d'entrata, documento rilasciato dall'amministrazione dei magazzini generali all'atto del ricevimento delle merci depositate. Per ottenere la restituzione della merce il bollettino deve essere riconsegnato, ma il depositante può chiederne la sostituzione con la fede di deposito, titolo rappresentativo della merce a tutti gli effetti e trasmissibile mediante girata. § Dazio d'entrata, impostaapplicata all'atto dell'entrata delle merci nel territorio nazionale (dazi d'importazione e di transito) o all'atto dell'attraversamento dei confini comunali (dazi interni). § Imposta generale sull'entrata (IGE), imposta introdotta in Italia nel 1940, disciplinata con D.L. 9 gennaio 1940 n. 2 e modificata dalla legge 19 giugno 1940 n. 762. Dal 1° gennaio 1973 essa è stata sostituita dall'IVA (Imposta sul valore aggiunto). L'IGE colpiva tutte le entrate in danaro o con mezzi di pagamento sostitutivi del danaro, da qualunque persona realizzate, in corrispondenza della cessione di beni o della prestazione di servizi, effettuate nello Stato. L'IGE ebbe una successiva evoluzione assumendo differenti configurazioni riguardanti la determinazione della base imponibile, il metodo di accertamento, le aliquote, le modalità di pagamento. Nel complesso l'IGE era un'imposta mista e molto diversificata, generale solo nel senso che colpiva un gran numero di scambi e servizi. II soggetto passivo dell'imposta aveva per legge la facoltà di rivalsa. I sistemi di imposizione erano due: ordinario, con liquidazione e pagamento dell'imposta per ogni singolo atto economico; straordinario, in base a canoni annuali stabiliti in seguito alla denunzia del contribuente.

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