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fusione e acquisizione bancaria

loc. derivata dall'inglese Mergers and Acquisitions (M&A), indica operazioni di strategia finanziaria che comportano l'acquisto, la vendita e l'associazione di diverse industrie, nella fattispecie istituti bancari.Tali operazioni sono generalmente finalizzate alla creazione di nuove entità sul mercato, che possano registrare performance migliori delle precedenti.Fusione e acquisizione si distinguono poiché nel primo caso una nuova entità sostituisce quelle originarie (che così cessano di esistere): si ha pertanto una completa integrazione tra banca acquirente e banca acquisita; mentre nel secondo le due (o più) società mantengono le originarie strutture giuridiche: una banca acquista il controllo su un'altra senza che, però, sia realizzata una reale unificazione tra le due.Le operazioni di fusione e acquisizione, fortemente indotte dal processo di globalizzazione, è funzionale al processo di crescita ed espansione delle imprese e favorisce la nascita di grandi gruppi aziendali come risposta alla ricerca di maggiore competitività sui mercati internazionali. In altri casi l'acquisizione ha come oggetto la modifica dell'assetto proprietario legato al risanamento e consolidamento finanziario delle imprese controllate. In genere, tuttavia, tali operazioni comportano numerose conseguenze negative, tra cui riduzione dei posti di lavoro e nascita di forme di mercato quasi monopolistiche; i clienti (risparmiatori) traggono, solitamente, pochissimi vantaggi dalle fusioni e acquisizioni e la riduzione della concorrenza rende le loro condizioni più gravose oltre a ridurne il potere contrattuale).Nell'ultimo decennio del sec. XX e nel primo del sec. XXI in Italia si è assistito a numerosi casi di fusione e acquisizione bancaria (es. Banca Intesa, poi fusasi con Sanpaolo Imi). In particolare il processo di concentrazione bancaria è stato reso possibile, a partire dal 1° gennaio 1994, dal Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia D.Lgs. n. 385/93 (1° settembre 1993).

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