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mòrto

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Lessico

agg. e sm. [sec. XIII; pp. di morire].

1) Agg., che ha cessato di vivere, che è rimasto senza vita: il vecchio fu trovato morto; tagliare i rami morti. Nelle loc.: è un uomo morto, vicino alla fine; fig., è finito, non ha più davanti a sé nessuna prospettiva; morto e sepolto, deceduto da lungo tempo; fig., completamente dimenticato: sono questioni ormai morte e sepolte; cadere morto(sul colpo), morire di morte improvvisa; dare uno per morto, non sperare più di trovarlo vivo; volere qualcunomorto, odiarlo al punto di desiderarne la morte; sono morto; sono un uomo morto, espressione di chi si sente mancare la vita per una ferita, per un malore o di chi si vede sopraffatto, senza via d'uscita; fermo o sei morto, non muoverti o ti ammazzo.

2) Per estensione, inerte, immobile: non startene così morto; peso morto, il peso di un corpo sollecitato solo dalla forza di gravità; fig., peso inutile: sei un peso morto per la tua famiglia; darsi a corpo morto a qualche cosa, dedicarvisi con tutto l'impegno e le energie; paralizzato: avere una gamba morta. Si usa talvolta per rafforzare un aggettivo: stanco morto, stanchissimo. Per iperb., che è in preda a una sensazione molto intensa: morto di paura; morto di freddo; mezzo morto, più morto che vivo, quasi morto.; anche fig.: è tornato a casa mezzo morto per la stanchezza. In particolare, non vitale: un bambino nato morto; un'impresa nata morta, che non ha possibilità di sviluppo.

3) Fig., fermo, stagnante: acqua, aria morta; onde morte, lunghe e lente; mare morto, con onde morte; capitale, danaro morto, che non dà frutto. Anche privo di movimento, di attività: un paese, un centro piuttosto morto; un individuo morto, che non ha iniziative, che non reagisce agli stimoli; stagione morta, in cui languono gli affari; binario morto, che non prosegue o sul quale non corrono più i treni; lingua morta, non più parlata; vocabolo morto, che non è più in uso; giungere a un punto morto, di situazione, contrattazione e simili, non proseguire, non avere sviluppo; essere, rimanere lettera morta, di disposizioni e simili, essere, rimanere inefficaci.

4) In marina, corpo morto, attrezzatura sistemata in mare per l'ormeggio di navi e imbarcazioni. È generalmente costituita da una grossa ancora sul fondo, munita di catena la cui estremità, fissata a una catenella facente capo a un gavitello, può essere facilmente recuperata per il fissaggio a bordo. È molto utile per la forte presa sul fondo dell'ancora e per la possibilità di rapido disormeggio mollando la catena. È detta opera morta la parte della nave al di sopra della linea di galleggiamento.

5) Sm. (f. -a), persona deceduta: seppellire i morti; accompagnare il morto, andare al suo funerale; suonare a morto, di campana, a rintocchi lenti per annunciare la morte di qualcuno; il giorno dei morti (o i morti), il 2 novembre, in cui si commemorano i defunti; il mondo, il regno dei morti, l'aldilà; per anal., pallido come un morto, pallidissimo; sembra un morto che cammina, di persona molto magra, emaciata; qui ci scappa il morto, va a finire che qualcuno viene ammazzato; cibo che farebbe resuscitare un morto, fig., squisito, ghiotto; fare il morto, fingersi morto; per estensione, nuotare o galleggiare sulla superficie dell'acqua stando disteso sul dorso; è un morto di fame, uno spiantato.

6) In alcuni giochi di carte, per esempio il tressette, in assenza di uno dei 4 giocatori richiesti, giocatore immaginario al quale, per l'equilibrio del gioco, vengono regolarmente distribuite le carte che, secondo i casi, potranno essere poi scoperte o giocate. Nel bridge, il compagno del dichiarante che, scoperte le proprie carte, lascia al dichiarante stesso la responsabilità di giocarle.

7) Fam., somma di danaro, tesoro nascosto: tenere il morto sotto il letto.

Religioni

Nelle religioni non cristiane, due sono le rappresentazioni fondamentali dei morti, alle quali si adegua il culto indirizzato loro: il morto indigente e il morto potente. Il morto indigente è quello che con la vita ha perso tutto, e quindi ha bisogno di tutto; a esso si fanno offerte per alleviare la sua condizione; in un certo senso anche per placarlo, perché, a questo livello, esso è un'entità pericolosa per i viventi ai quali invidia (e tenta di sottrarre) la vita. Il morto potente è invece quello che con la morte ha raggiunto una condizione sovrumana; a esso s'indirizza un culto inteso a utilizzare la sua potenza a vantaggio della famiglia o della comunità di appartenenza. Nella religione cristiana il culto dei morti è fondato invece sulla fede nell'immortalità dell'anima e nella resurrezione dei corpi ed è inteso a creare un rapporto con le anime del Purgatorio e con i beati del Paradiso. Destinato alla resurrezione, il corpo dei morti è oggetto di culto in quanto nella sua vita terrena è stato ricettacolo dei sacramenti e ora è in attesa di riunirsi all'anima per il suo destino eterno. Gli atti di culto ai morti iniziano con i funerali e s'incentrano nella S. Messa dei defunti, applicata in modo particolare al morto che in quel momento si accompagna al camposanto. La preghiera per i defunti è il mezzo per comunicare con essi: con le anime purganti perché dia sollievo alle loro pene e affretti il momento della loro liberazione; con i beati del Paradiso perché impetrino da Dio la grazia per i vivi di superare le difficoltà sulla via del bene. Ad alimentare la devozione verso i morti la liturgia cattolica celebra ogni anno, il 2 novembre, la commemorazione di tutti i defunti e, perché il suffragio a beneficio delle loro anime sia più abbondante, in quel giorno è consentita a ogni sacerdote la celebrazione di tre S. Messe. Ma il ricordo dei morti è costante anche in molte altre preghiere della Chiesa e segue il cristiano in tutta la sua pratica religiosa come stimolo al bene e speranza del Paradiso.