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motociclétta

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Lessico

sf. [sec. XX; moto-+(bi)cicletta]. Veicolo a motore a due ruote adatto al trasporto di una o due persone.

Cenni storici

I primi tentativi di applicare un motore a un velocipede furono effettuati nel 1855 dal tedesco H. Hildebrand, che montò, con scarsi risultati, una piccola motrice a vapore sul telaio di una bicicletta; nel 1892, dopo i successi dei tricicli con motore a scoppio di K. Benz, H. Hildebrand, insieme con A. Wolfmüller, realizzò una motocicletta con telaio a tubi sul quale era montato, quasi sulla ruota posteriore, un motore a quattro tempi bicilindrico: la trasmissione alla ruota posteriore motrice avveniva tramite due bielle. Nel 1893 l'italiano E. Bernardi ideò una motocicletta con motore monocilindrico a quattro tempi e trasmissione a cinghia alla ruota posteriore; nel 1896 P. Werner costruì una motocicletta, con trasmissione a cinghia alla ruota anteriore motrice, provvista di pedali con funzione ausiliaria; seguirono altri prototipi, soprattutto inglesi e statunitensi, nei quali fu adottata la trasmissione a catena e, quindi, il cambio a pedale: a partire dagli anni Dieci la motocicletta si diversificò nelle strutture sempre più dalla bicicletta mentre vennero ideati nuovi motori a due tempi e già dagli anni Trenta il veicolo assunse quelle caratteristiche che, perfezionate a partire dagli anni Cinquanta, hanno portato alle moderne motociclette. "Le parti principali e la nomenclatura della motocicletta sono illustrate a pag. 220 del 15° volume." Queste hanno ottimi rapporti di compressione e potenza specifici dei motori elevati rispetto al tipo di veicolo, il che consente spunti notevoli e forti velocità anche con cilindrate relativamente basse. La grande maneggevolezza, il minimo ingombro e le ruote di discreto diametro ne hanno fatto un veicolo adatto per ogni tipo di strada o di percorso fuoristrada anche con fondo molto sconnesso o roccioso.

Tecnica: il telaio

Elemento portante della motocicletta è il telaio, costituito da una struttura metallica tubolare simmetrica, di forma approssimativamente romboidale; spesso vengono adottati telai asimmetrici per realizzare soluzioni particolari nella distribuzione dei pesi; i tubi sono di acciaio ad alta resistenza, con sezione di norma quadra e con saldature particolari in grado di resistere alle forti sollecitazioni del veicolo; alcune volte sono utilizzati tubi con sezione quadra che permettono una diversa rigidezza flessionale e torsionale. Nella parte centro-inferiore il telaio assume generalmente la forma cosiddetta “a culla”, ossia è costituito da un doppio tubo ricurvo recante gli elementi per l'ancoraggio del motore stesso. Nella parte anteriore-superiore il telaio si raccorda al cannotto dello sterzo, costituito da un perno quasi verticale sul quale sono calettati superiormente il manubrio di guida e, inferiormente, la forcella della ruota anteriore. Nella parte posteriore-inferiore il telaio reca l'elemento d'imperniamento della forcella della ruota posteriore, ad assetto orizzontale. Nella parte superiore del telaio vi sono, posteriormente, l'elemento di imperniamento della sospensione posteriore e il sellino, semplice o doppio generalmente monocorpo, e anteriormente il serbatoio del carburante.

Tecnica: il motore

Il motore della motocicletta, di norma a ciclo Otto, può essere a due o quattro tempi, monocilindrico o pluricilindrico con diverse architetture: con i cilindri disposti a V di vario angolo (tipico dei motori bicilindrici); in linea, con i pistoni disposti trasversalmente al telaio (architettura che permette di arrivare fino a sei cilindri); a boxer, cioè con pistoni contrapposti, bi- o quadricilindrici; con cilindri disposti orizzontalmente parallelamente al telaio, che consentono di abbassare il baricentro migliorando la tenuta di strada. Il raffreddamento è di norma ad aria, ma per moto pluricilindriche di grossa cilindrata o dotate di motori con potenze specifiche molto elevate si adotta il raffreddamento ad acqua con radiatore, soluzione questa che permette anche una maggior silenziosità del veicolo. L'accensione è realizzata mediante magnete-alternatore o volano-magnete incorporante le puntine platinate del ruttore, con avviamento a pedale; nelle motociclette più grosse pluricilindriche viene adottata sempre più l'accensione a spinterogeno e quella elettronica. La carburazione avviene con carburatori monocorpo analoghi a quelli delle automobili nei quali si ha, però, una valvola a saracinesca invece che a farfalla; quelli per motori a due tempi hanno spruzzatore ad ago, mentre per le grosse cilindrate vengono adottati anche carburatori a depressione o a diffusore variabile, soluzione questa che garantisce una buona progressività anche se il minimo è irregolare. L'accensione elettronica permette di adottare anche sulle motociclette l'iniezione elettronica limitatamente alle grosse cilindrate; il controllo viene attuato da una centralina che sovraintende anche ad altre funzioni (ABS, marmitta catalitica, ecc.). Come nelle automobili, anche nelle motociclette si è sperimentata la sovralimentazione con turbocompressore a ricircolo dei gas di scarico, ma questa soluzione non trova valide applicazioni data la difficoltà di controllare la potenza che si scarica alla ruota motrice posteriore quando il turbo entra in funzione. Per aumentare prestazioni e curva di potenza sta invece diffondendosi la soluzione dell'induzione plurivalvole che, soprattutto sulle motociclette di grossa cilindrata, garantisce notevoli doti di progressione ed elasticità del motore. La lubrificazione, nei motori a due tempi, avviene tramite olio miscelato alla benzina in rapporti idonei alla cilindrata; nei motori a quattro tempi avviene tramite pompa come nelle automobili sia con olio nella coppa del carter sia con serbatoio d'olio separato (carter secco). La trasmissione della potenza motrice alla ruota posteriore avviene mediante una frizione del tipo a dischi multipli a bagno d'olio, comandata da una leva al manubrio, un cambio a 3, 4 o talvolta più rapporti (fino a 6,8), del tipo con ingranaggi sempre in presa, comandato da un pedale a bilanciere, e un sistema pignone-catena (più raramente un giunto cardanico); alcune motociclette di grossa cilindrata e notevole dimensione possono essere dotate di retromarcia. La sospensione anteriore, integrata nella relativa forcella, può essere del tipo telescopico con molloni e ammortizzatori incorporati, oppure a parallelogramma con molle esterne e smorzatore a dischi, oppure del tipo con mozzo a bilanciere. Quella posteriore è quasi sempre a forcella oscillante, con puntoni di spinta integrati da molle e ammortizzatori idraulici. I freni, comandati rispettivamente mediante leva al manubrio (ruota anteriore) e pedale (ruota posteriore), sono del tipo a tamburo sulla ruota posteriore e a disco su quella anteriore; le motociclette di maggior cilindrata adottano invece freni a disco su entrambe le ruote, generalmente comandati tramite circuito idraulico e sono dotate anche di dispositivi antibloccaggio delle ruote (ABS). Le ruote sono generalmente del tipo a raggi con diametro fra 50-60 cm, dato il frequente impiego fuoristrada di questo mezzo; vengono spesso adottate ruote con cerchi in lega leggera a 3 o 4 raggi di grosse dimensioni; in alcuni casi vengono montate ruote del tipo lenticolare; infine non è raro l'impiego di pneumatici con sezione maggiorata o dotati di tacchetti per aderire ai terreni sterrati o fangosi.

Tecnica: elementi accessori

Fra gli elementi accessori della motocicletta vi è l'impianto elettrico, costituito: da un proiettore anteriore solidale con la forcella, capace di emettere un fascio di luce anabbagliante e di profondità e incorporante anche una luce di posizione (da città); da una luce rossa posteriore incorporante anche l'avvisatore di frenata (stop) e le lampadine per l'illuminazione della targa; da un avvisatore acustico (clacson); da lampeggiatori direzionali di colore giallo disposti anteriormente sotto il manubrio e posteriormente dietro la sella e da un dispositivo per l'avviamento elettrico del motore. L'impianto elettrico per i servizi di bordo viene di norma alimentato da una batteria, generalmente a secco, che viene ricaricata da una dinamo o da un alternatore, azionati dal motore, con l'interposizione di un gruppo regolatore. Altri elementi accessori sono il poggiapiedi per guidatore e passeggero, il cavalletto per lo stazionamento della motocicletta in posizione verticale, talvolta integrato da un braccio inferiore d'appoggio per lo stazionamento in posizione inclinata, il tachimetro-contachilometri, la cassetta porta-oggetti, ecc. Le motociclette di maggior mole dispongono di una strumentazione situata al centro del manubrio, che può comprendere, oltre al tachimetro-contachilometri, un contagiri nonché vari segnalatori luminosi (spie accensione, carica dinamo, fanaleria, pressione dell'olio, ecc.). La notevole diffusione di questo veicolo, soprattutto fra i giovani, ha portato a una relativa diversificazione delle cilindrate , anche se le più comuni sono quelle di 125, 250, 350, 500, 750, 900-1000 cm3; esistono però motociclette di cilindrate anche inferiori o superiori (oltre 1200 cm3) ; per le competizioni vengono realizzati mezzi dalle prestazioni esasperate e con soluzioni tecniche del tutto originali, pur nella rigidità delle categorie ammesse alle gare. Infine, vengono realizzate motociclette con diverse cilindrate e architetture studiate appositamente per il fuoristrada e il tempo libero (chopper, motociclette a ruote maggiorate di piccolo diametro, motociclette a triciclo a grandi ruote, motociclette per cross, trial, speedway, endurance, regolarità, ecc.) .

Tecnica: l'evoluzione

Continui sono i miglioramenti e le novità di questi veicoli che, dopo un periodo di crisi nella produzione, hanno visto nel corso dell'ultimo decennio del sec. XX un progressivo incremento delle vendite; i maggiori produttori sono il Giappone e l'Italia, seguiti a maggior distanza da Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Germania e da Paesi di recente industrializzazione, come la Corea del Sud (Daelim, Hyosung e Kymko) e l'India (Bajaj ed Enfield). Accanto alle motociclette tradizionali, e ai modelli creati per le varie attività sportive e del tempo libero, si è registrato un buon incremento delle gran turismo sport tourer di cilindrata elevata, come la BMW 1200 RS di 1200 cm3, la Honda CBR 1100 XX di 1100 cm3. Si tratta di veicoli adatti per lunghi viaggi, dal peso variabile fra i 170 e i 320 kg, con motori a due o quattro cilindri e cambio fino a cinque marce, telaio in acciaio anche a doppia trave o a doppia culla, ruote di sezione maggiorata, sospensioni posteriori rinforzate con molloni e doppi ammortizzatori idraulici, forcella anteriore teleidraulica, freni a doppio disco, con sella comoda anche per due persone, provvisti di grandi borsoni laterali in vetroresina, ben accessoriati e con appariscenti cromature. Notevole successo hanno riscosso le cruiser, (in Italia chiamate custom), ispirate nella loro struttura “nuda” alle Harley-Davidson classiche, di cilindrata superiore ai 600 cm3 (Honda VT 750 C2, Suzuki 800 Marauder, Guzzi V7 Ippogrifo), e delle cosiddette naked, motociclette con cilindrate di norma fra i 125 e i 600 cm3, dal telaio molto robusto e semplificato, ma dalla ciclistica accurata, prive di carenature e spesso anche del cupolino, che dà loro un aspetto “spartano” (Cagiva River 600, Honda CB 500, Guzzi Centauro, Kawasaki ERS). L'interesse per le enduro ha portato alla fabbricazione di modelli adatti a circolare anche su strada (Aprilia Pegaso, BMW F 650 ST, Cagiva Canyon 900, Suzuki Freewind 650), con cilindrate superiori ai 600 cm3; da segnalare infine la notevole diffusione degli scooters di cilindrata superiore ai 150 cm3 (Piaggio CN 250, Yamaha Majesty) e la comparsa di scooter adatti per il fuoristrada, con ruote di sezione maggiorata e pneumatici dalle scolpiture accentuate (Aprilia Rally 50), nonché di prototipi che hanno verniciature fotosensibili che cambiano colore (chiaro quando diventa buio) e quindi particolarmente adatti per circolare di notte (Malaguti Centro SL 50); la maggior parte degli scooters è dotata di avviamento elettrico con energia fornita da una piccola batteria. La Piaggio per superare le restrizioni poste dalle amministrazioni comunali all'accesso di veicoli nei centri storici, ha prodotto e messo in vendita uno scooter “ibrido” (Zip&Zip), cioè dotato di un motore elettrico da 650 watt alimentato a batteria, che permette velocità massime di 30 km/h e autonomie di 75 minuti, e di un motore tradizionale da 50 cm3, a miscela ma con marmitta catalitica; la commutazione dall'uno all'altro è immediata e viene effettuata tramite un piccolo tasto posto sul manubrio. Dal punto di vista tecnico si sono registrati notevoli miglioramenti della meccanica: tra i motori, in prevalenza a V, i più diffusi sono quelli a due cilindri e, per le motociclette di cilindrata superiore ai 600 cm3, anche a quattro cilindri, che nei più potenti adottano la distribuzione bialbero e quattro valvole per cilindro; quasi tutti vengono raffreddati con liquido a circuito chiuso e utilizzano la lubrificazione forzata a olio come nelle automobili, per cui le motociclette sono provviste di idonei radiatori e serbatoi; l'alimentazione è a benzina (compresi gli scooters) e vengono utilizzati sia carburatori (anche doppio carburatore) sia iniettori, entrambi quasi sempre a controllo elettronico nonché dotati di air-box, speciali dispositivi di aspirazione dell'aria nei quali vi sono dei filtri-depuratori con la funzione di ridurre al massimo le sostanze inquinanti. Si sono diffusi, anche per le motociclette di minor cilindrata, i sistemi a iniezione diretta gestiti da una centralina elettronica che consente di ottenere una perfetta combustione a carica stratificata e un lavaggio dei cilindri con aria fresca, il che riduce non solo le emissioni inquinanti dei gas di scarico ma anche i consumi specifici di carburante. Alcuni modelli di classe superiore delle case Bimota, Harley-Davidson e Honda adottano due iniettori per cilindro che entrano entrambi in funzione solo ai regimi più alti; l'avviamento è di norma elettrico e, nelle motociclette più potenti, viene facilitato da uno speciale decompressore centrifugo automatico, per evitare forti detonazioni che potrebbero danneggiare il sistema di iniezione. Per le quattro cilindri di maggior potenza, l'accensione è a controllo elettronico. Le potenze erogate sono notevoli anche nelle cilindrate minori per cui si possono raggiungere velocità superiori ai 200 km/h e, con le cilindrate più elevate, si superano i 300 km/h. Oltre ai tradizionali cambi a ingranaggi, vengono utilizzati, soprattutto per gli scooters e per le motociclette leggere, anche cambi a variatore continuo. Infine, è stato generalizzato l'impiego di marmitte catalitiche anche per le motociclette di minor cilindrata. Particolare attenzione è stata rivolta sia alla sicurezza, sia al comfort, sia agli accessori di serie: oltre alla carenatura con funzione di protezione e non solo estetica, sono divenute di uso corrente sospensioni idropneumatiche per una miglior tenuta di strada, soprattutto in curva, che viene garantita anche da pneumatici posteriori di sezione maggiorata che assicurano anche una migliore aderenza alla trazione e una più efficiente frenata sul bagnato; molto usati i doppi dischi per i freni anteriori, nonché tamburi sovradimensionati per la ruota posteriore; generalizzato è l'interruttore inerziale che blocca la fuoriuscita di carburante in caso di urto evitando così che prenda fuoco, nonché l'uso di materiali ignifughi. Per il comfort sono adottati rivestimenti antiriflesso, selloni anatomici in materiale antiaderente e morbido, spesso con poggiaschiena per il passeggero, supportati da molle inserite nella culla, nonché bracci oscillanti e molloni a tensione variabile per il telaio e il motore e, infine, manubri di conformazione tale da evitare sforzi eccessivi anche per le donne; sempre più ricca la dotazione di serie della strumentazione che annovera, oltre al tachimetro, il contagiri (per le motociclette di cilindrata superiore) e numerose spie per la temperatura del liquido di raffreddamento, per l'olio di lubrificazione, per la posizione di folle del cambio, per l'usura delle guarnizioni dei freni, per le luci; completano le dotazioni i doppi specchietti retrovisori, il lampeggiatore delle luci, il portacasco posteriore e, nelle motociclette di maggior pregio, anche il cicalino che segnala se le luci rimangono accese, l'orologio digitale, oltre a un manometro per la pressione dell'olio e a capaci borsoni laterali in vetroresina.

Altri tipi di motoveicoli

Anche se alcuni modelli sono già commercializzati, restano ancora delle “curiosità” i veicoli a due, tre, quattro ruote con meccanica di tipo motociclistico e guida mediante sterzo, come l'Honda Fuortrax 90 dotato di quattro piccole ruote con le posteriori motrici, mosso da un monocilindrico a quattro tempi di 85,8 cm3, accensione elettronica e avviamento a strappo, e lo svizzero Peraves Eco Mobile Turbo, a due ruote più due piccoli ruotini folli di appoggio posti alle estremità di barre situate al centro dei lati di una carrozzeria avvolgente tutto il veicolo; è mosso da un motore quattro cilindri quattro tempi di 987 cm3 della BMW, del tipo IHI turbo intercooler, con alimentazione a iniezione e accensione entrambe elettroniche, in grado di fargli raggiungere i 270 km/h. Molto originale e innovativo è il BMW C1 (imitato anche della Benelli Adiva e dall'Honda Elysium), veicolo con motore monocilindrico a quattro tempi da 125 cm3, accensione e alimentazione elettroniche e marmitta catalitica: sua principale caratteristica è quella di avere un telaio integrato con una “cellula di sopravvivenza”, formata da profilati di alluminio a elevata rigidità, che copre anche il posto di guida e funge da tettuccio avvolgente dato che è rivestita di materiale plastico ad alta resistenza all'urto; questa struttura è tale da sopportare un peso di circa 2 t e resistere a urti frontali di oltre 50 km/h, ancorando il guidatore alla cellula con due robuste cinture di sicurezza a X. Fra le moto-triciclo concept cars vanno segnalati due veicoli di piccola cilindrata: l'Aprilia NVU 3 (erede italiana dell'Honda Gyro), con due ruote motrici posteriori e telaio-carrozzeria degli scooters classici, ma con la parte anteriore snodabile per cui si inclina in curva come le moto; l'ampio vano di carico posteriore permette anche d'installare una capace batteria per l'eventuale adozione di un sistema ibrido di propulsione; il Malaguti Tricky ha invece due ruote anteriori e una posteriore motrice, un tettuccio avvolgente tutto l'abitacolo ed è dotato di un motore monocilindrico a due tempi e di un propulsore elettrico della Italvel ad alta autonomia in grado di fornire velocità intorno ai 40 km/h. Fra le concept cars va annoverata anche la prima bicicletta elettrica Power Cycle fornita di un motorino che permette di viaggiare a 24 km/h anche in salita; ha un'autonomia di circa 30 km e si “stacca” automaticamente prima della fine della carica della batteria, che può essere ricaricata in due ore da una presa di corrente domestica.