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néve

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Lessico

sf. [sec. XIV; latino nix nivis].

1) Precipitazione atmosferica solida che si presenta sotto forma di cristalli di ghiaccio isolati o riuniti in complessi aggregati.

2) In particolare: sport della neve, quelli invernali, specialmente lo sci, il pattinaggio e simili; bollettino della neve, informazioni riguardanti le condizioni di sciabilità della neve.

3) Fig., simbolo di bianchezza, di candore incontaminato o freddo come la neve: “Giovane donna... / vidi più bianca e più fredda che neve” (Petrarca); mani di neve, bianchissime; avere i capelli di neve, avere i capelli bianchi. In culinaria, battere, montare a neve, frullare l'albume di un uovo, spesso con l'aggiunta di zucchero, fino a renderlo spumoso.

4) In televisione, effetto neve, effetto ottico per cui la scena riprodotta, prevalentemente a causa dello scarso livello dei segnali ricevuti dal televisore, si presenta con immagini poco contrastate e di aspetto biancastro punteggiate da uno sfarfallio di lenticole chiare dovuto ai segnali di disturbo.

Meteorologia e geofisica

I singoli cristalli della neve, dotati di simmetria esagonale, hanno forme varie e caratteristiche; più frequente è la forma stellare, a sei punte, semplici o ramificate, raccordate le une alle altre con angoli di 60º. Le stelle di neve si osservano a latitudini e altitudini elevate, con atmosfera fredda e asciutta; a temperature molto basse, i cristalli di neve si presentano con forme aghiformi e prismatiche. Se la neve attraversa strati d'aria con temperature prossime allo zero, come spesso accade alle nostre latitudini, i cristalli condensano l'umidità atmosferica e fondono parzialmente agglomerandosi per formare larghi aggregati (con diametri di qualche centimetro), noti come fiocchi di neve. I cristalli di neve si formano, a temperature sotto lo 0 ºC, per sublimazione intorno ai nuclei di condensazione presenti nell'aria, cioè per passaggio diretto del vapor acqueo allo stato solido o per solidificazione delle goccioline d'acqua delle nubi; a temperature inferiori a -40 ºC i cristalli si formano spontaneamente senza il sostegno dei nuclei di condensazione. Poiché il ghiaccio ha tensione di vapore molto bassa, intorno al cristallo iniziale il vapore circostante si condensa rapidamente aumentando il volume del cristallo e provocandone la caduta. Durante la caduta, si possono staccare microscopici frammenti dalle punte del cristallo che a loro volta danno origine a nuova neve. Se l'atmosfera nei bassi strati si mantiene sotto lo zero, la neve può giungere al suolo, altrimenti si trasforma in pioggia. La densità della neve appena giunta al suolo è di ca. 0,1 g/cm3, ma aumenta in breve tempo a 0,3-0,4 g/cm3 per graduale compressione e conseguente espulsione dell'aria contenuta nell'aggregato cristallino. Con il passare del tempo lo strato di neve si assesta e si trasforma in deposito compatto a struttura granulare (Firn) aumentando ancora di densità fino a ca. 0,8-0,9 g/cm3. Depositi di neve caduta in tempi successivi mostrano quindi struttura stratiforme sia per i diversi tempi di compattazione e assestamento sia per ritmici episodi di gelo e disgelo. Il manto nevoso possiede struttura stratiforme anche riguardo alla temperatura: lo strato superficiale può scendere infatti a parecchi gradi sotto zero, contribuendo per irraggiamento al raffreddamento notturno, mentre lo strato inferiore, a diretto contatto con il suolo, rimane intorno alla temperatura di fusione, e ciò si verifica anche per spessori limitati dato che la neve è una pessima conduttrice del calore. Ne deriva, da parte della copertura nevosa, un'azione isolante e protettiva, specie sulle colture erbacee che altrimenti sarebbero sottoposte durante le notti invernali a freddi molto intensi. Notevole importanza ha la neve anche come elemento del bilancio idrologico di una regione, costituendo un'ingente riserva d'acqua: in media uno spessore di 10 cm di neve corrisponde a uno strato d'acqua di 1 cm. Poiché la precipitazione nevosa si verifica al di sotto di 0 ºC, è particolarmente frequente alle latitudini e altitudini in cui si verifica questa condizione. Al crescere della quota, aumenta la percentuale di precipitazione solida rispetto alla pioggia e aumenta la durata di permanenza del manto nevoso riducendosi la quantità di neve che passa per fusione allo stato liquido e per sublimazione allo stato di vapore. Al di sopra del limite delle nevi persistenti (vedi ghiacciaio) si dovrebbero avere un progressivo accumulo di neve e un aumento continuo dello spessore del manto nevoso, tuttavia questo non avviene perché la neve si sposta per gravità verso quote inferiori. Il limite delle nevi non si mantiene costante nel tempo: infatti anche una piccola oscillazione della temperatura media di una regione si ripercuote immediatamente sulla sua posizione. § Nevi penitenti, formazioni nevose che si verificano in seguito ad ablazione selettiva sulla superficie di alcuni ghiacciai, in particolar modo su quelli della fascia intertropicale (Ande cilene e argentine). Sono microrilievi con creste a forma conica ma dissimmetrica, con una faccia a pendenza maggiore rispetto all'altra, che ricordano la forma dei cappucci di frate (da cui il nome).

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