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ablazióne

sf. [dal latino tardo ablātío-ōnis].

1) Asportazione chirurgica di un organo, o di parte di esso, sia sano, sia malato. con radiofrequenza: asportazione di parte del tessuto cardiaco mediante l'impiego di onde elettromagnetiche ai fini di eliminare il substrato anatomico che favorisce l'innescarsi e il propagarsi di alcune aritmie (p. es. tachicardia parossistica sopraventricolare).

2) In etnologia, ablazione dei denti, forma di mutilazione volontaria con significato magico-rituale attuata da vari popoli.

3) In missilistica, progressiva sublimazione degli strati esterni del rivestimento di un missile o di un veicolo spaziale. Per ovviare agli inconvenienti provocati dal forte attrito dell'aria sul mezzo durante l'attraversamento degli strati più densi dell'atmosfera, si usano rivestimenti (scudo termico) realizzati con materiali a bassa conducibilità termica (prodotti refrattari, materie plastiche, ecc.) che si surriscaldano molto lentamente e sublimano progressivamente; in questo modo la loro ablazione provoca la dispersione del calore prodottosi durante l'attrito, salvaguardando così l'integrità del mezzo e del suo contenuto.

4) In geomorfologia, asportazione operata dal vento e dalle acque del materiale detritico di disfacimento delle rocce. Si dice rilievo di ablazione il paesaggio risultante dall'azione di tali elementi: una valle intagliata da un fiume, una grotta carsica, un circo glaciale, una falesia scalzata dal mare sono esempi di questo rilievo. Per ablazione glaciale si intende la riduzione di un ghiacciaio dovuta alla liquefazione, all'evaporazione o al distacco di icebergs. § Zona di ablazione è la parte di un ghiacciaio in cui la fusione prevale sull'accumulo delle nevi; viene evidenziata dalla superficie scabrosa del ghiaccio e dalla presenza di crepacci. Si dice torrente di ablazione un torrente montano alimentato dalle acque di scioglimento dei ghiacciai.

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