pianura

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Lessico

sf. [sec. XIV; da piano (sostantivo)].

1) Area pianeggiante o dolcemente ondulata, poco elevata sul livello del mare. Per le aree piatte di limitata estensione si preferisce il termine piana. Per pianura abissale, vedi mare.

2) In araldica, la pezza corrispondente alla campagna abbassata, cioè ridotta d'altezza a meno di due moduli (un terzo dello scudo).

Geomorfologia

La pianura è una piatta ed estesa unità territoriale contraddistinta da una notevole uniformità morfologica. Tale uniformità è ben evidente e caratterizzante al momento della formazione di una pianura, ma nelle successive fasi evolutive può venire obliterata per la sovraimpressione di forme secondarie, conseguenti a cause locali, quali deformazioni tettoniche, costipamenti differenziali, variazioni del livello di base del reticolato idrografico, attività vulcaniche e, infine, interventi dell'uomo. A seguito di tali cause, nelle pianure si possono formare conche, dorsali, gradini tettonici, terrazzi fluviali, ecc., che implicano perturbazioni nell'andamento del reticolato idrografico. Da ciò la distinzione delle pianure a forma originaria da quelle a forma rinnovata o modificata per l'intervento dei fenomeni di cui sopra. I meccanismi che contribuiscono alla genesi di una pianura possono essere distinti in costruttivi, che creano ex novo una superficie (sedimentazione fluviale, fluvio-lacustre, marina, eolica, piroclastica), distruttivi, che la ricavano da rilievi preesistenti (abrasione marina, peneplanazione, ecc.) e diastrofici, che dislocano preesistenti superfici tabulari. Utilizzando tale criterio, si possono riconoscere i seguenti tipi: le pianure di accumulo alluvionale o pianure tipiche, dovute alla deposizione dei corsi d'acqua, come per esempio la Pianura Padana; le pianure litorali, impostate su sedimenti marini tipici o, più frequentemente, deltizi o lagunari, come per esempio la pianura veneta o quella laziale; le pianure lacustri, corrispondenti ad antichi fondi di laghi estinti per colmamento, come per esempio la piana di Salt Lake e, su scala più ridotta, la piana d'Ivrea; le pianure eoliche, in genere impostate su depositi loessici (il più grandioso esempio è dato dalla pianura cinese solcata dall'Hwang He); le pianure vulcaniche e quelle vulcanico-alluvionali, rispettivamente modellate in depositi piroclastici indisturbati o elaborati dalle acque correnti, come per esempio la pianura di Pomigliano d'Arco. Con la denominazione di “spianamenti erosivi” si indicano poi le pianure risultanti dal livellamento di preesistenti superfici ondulate (penepiano). Col termine di tavolati strutturali si allude, infine, ai territori piatti impostati su rocce stratificate in giacitura orizzontale, risparmiate cioè dai fenomeni di corrugamento orogenetico (Plateau del Colorado, Meseta spagnola, ecc.).

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