Brexit

Indice

Terminologia

(parola composta dai termini inglesi br(itish) “britannico” e exit “uscita”). L'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea (UE), avvenuta il 31 gennaio del 2020. Il neologismo, ormai diventato comune nel linguaggio pubblico, è entrato nel vocabolario inglese a partire dal 2012, quando apparve nella variante Brixit e venne coniato sul modello della parola Grexit (Greek + exit), che indicava la possibile uscita della Grecia dalla Zona euro. A sua volta, ha dato origine ad altre formulazioni analoghe, nate dalla combinazione con i nomi di altri paesi, come Scoxit, Spexit, Irexit, Swexit, Italexit o Itexit, Frexit, Nexit, termini riferiti rispettivamente all’uscita dalla UE di Scozia, Spagna, Irlanda, Svezia, Italia, Francia e Paesi Bassi.

 

Storia

Il processo che ha sancito la separazione del Regno Unito dall’UE è stato molto lungo e travagliato e ha visto scontrarsi le parti degli euroscettici e dei filoeuropei. Ha avuto inizio con il referendum del 23 giugno 2016, con il quale i cittadini britannici hanno espresso la volontà di voler lasciare l’Unione europea (il cosiddetto Leave ha ottenuto il 52% dei voti, contro il 48% dei favorevoli a rimanere). Questo risultato ha evidenziato anche forti differenze nazionali: Inghilterra e Galles hanno votato per uscire dall'Unione, mentre Scozia e Irlanda del Nord si sono espresse a favore della situazione esistente. Il 29 marzo 2017, il primo ministro Theresa May, succeduta a David Cameron che si era dimesso dopo il referendum, con riferimento all'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea ha annunciato ufficialmente la richiesta del Regno Unito di uscire dall’Unione europea, dando avvio ai negoziati per la Brexit. Nei mesi successivi si è aperta una lunga fase di trattative tra il governo britannico e le istituzioni comunitarie che ha portato a una serie di rinvii, una situazione di stallo complicata anche dalle vicende della politica interna del Regno Unito: più volte il parlamento inglese, infatti, si è espresso contro l’intesa con l’UE, rallentando l’intero processo. Il 7 giugno 2019, a seguito delle difficoltà incontrate nell’aula parlamentare, Theresa May si è dimessa dall’incarico di primo ministro, lasciando la carica a Boris Johnson. Il nuovo leader, dopo aver negoziato con l’Unione un nuovo piano di uscita, ha reagito alle continue opposizioni del parlamento convocando nuove elezioni politiche. L’esito della consultazione (12 dicembre 2019) ha decretato la vittoria di Johnson e dei fautori della Brexit, che è stata finalmente approvata dal parlamento: il 29 gennaio 2020 il parlamento europeo ha ratificato l’accordo e il 31 gennaio si è realizzata ufficialmente l’uscita del Regno Unito dall’UE. Per definire i termini dei rapporti futuri tra i due soggetti dell’accordo, è stato previsto un periodo di transizione (fino al 31 dicembre 2020) durante il quale il Regno Unito rimane sotto l’influenza dell’Unione europea da un punto di vista giuridico e, in parte, economico (Unione doganale e Mercato comune).

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