Gruppo N

Indice

Collettivo artistico italiano attivo a Padova tra il 1960 e il 1966. Nato in seguito allo scioglimento del Gruppo Ennea ("nove" in greco) nel 1959, era inizialmente composto da nove membri in larga parte provenienti dalla facoltà di Architettura dell’Università Ca’ Foscari di Venezia: Tino Bertoldo, Alberto Biasi, Tolo Custoza, Sara Ivanoff, Bruno Limena, Manfredo Massironi, Milla Muffato, Gianfilippo Pecchini e Gaetano Pesce. Nel 1960 il gruppo si ridusse a cinque artisti e assunse il nome definitivo (Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Massironi). Gli appartenenti si definivano disegnatori sperimentali uniti dall’esigenza di ricercare collettivamente (rifiutavano l’idea dell’artista demiurgo, preferendo svolgere i loro lavori in gruppo). Dicendosi "operatori visivi" indagavano scientificamente il mondo della percezione e riferivano le loro ricerche ai teorici della Gestaltpsychologie (psicologia della forma). Il fruitore era considerato un soggetto attivo del fare artistico al pari dei creatori. Il Gruppo N riconosceva pari dignità al lavoro intellettuale e manuale. Fondamentale per il percorso artistico del collettivo fu il rapporto instaurato con Piero Manzoni ed Enrico Castellani, gestori dello spazio Azimut, e l’influsso del Gruppo T, dei francesi MOTUS e del tedesco Gruppo Zero. Nel 1960 il Gruppo organizzò nella propria sede la provocatoria "Mostra chiusa. Nessuno è invitato a intervenire": i visitatori infatti trovarono la porta sbarrata. Nel 1961 seguì la "Mostra del Pane" nella quale un panettiere presentava il pane di sua produzione come fosse un'opera d’arte mettendo così in discussione la figura dell’artista. Nel 1962 prese parte con il Gruppo T all’esposizione Arte Programmata curata da Bruno Munari con un catalogo firmato da Umberto Eco. Nel 1965 espose le proprie opere alla mostra The Responsive Eye al MoMa di New York; ma già dalla Biennale di Venezia del 1964, con l’esordio dell’Arte Povera e della Pop Art, il gruppo venne progressivamente marginalizzato. Agitato da incomprensioni tra i membri che resero difficile la ricerca collettiva, si sciolse definitivamente nel 1966. Il Gruppo N è stato riscoperto dalla critica negli anni Duemila, in particolare per merito della GNAM di Roma (Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea.

Bibliografia

I. Mussa, Il Gruppo N. La situazione dei gruppi in Europa negli anni ’60, Roma 1976; L. Vergine, Arte programmata e cinetica (1953-1963). L'ultima avanguardia, Milano 1983; L. Meloni, Gruppo N: oltre la pittura, oltre la scultura, l'Arte programmata, in W. Feierabend (a cura di), Fondazione VAF, Cinisello Balsamo 2009

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