capoluogo della provincia omonima e della regione Sicilia, 14 m s.m., 158,88 km², 663.173 ab. secondo una stima del 2007 (palermitani), patrono: santa Rosalia (9-15 luglio e 3-4 settembre).

Generalità

La città sorge in un'ampia insenatura della costa tirrenica, ai piedi del monte Pellegrino, distesa tra l'omonimo golfo e la corona di monti che racchiude la Conca d'Oro, un tempo fertile area agricola nota per i suoi agrumeti e ora in gran parte occupata dall'espansione edilizia. Capitale storica della Sicilia fin dall'alto Medioevo, Palermo fu per secoli l'unica città del Mezzogiorno in grado di contrastare l'importanza di Napoli; come questa, divenne sede di numerose famiglie nobili che, con le rendite dei loro latifondi, la arricchirono di sontuosi palazzi. "Per la pianta della città vedi a pagina 367 del XVI volume." "Per la pianta della città vedi il lemma del 14° volume." L'abitato, circondato da una cinta muraria, si estese soprattutto in età araba quando alla città fortificata antica, detta “Cassaro” (dall'arabo al Qasr, “castello”), si aggiunsero la Kalsa (al Halisah, “l'eletta”), con un fitto reticolo irregolare di strade e vicoli, secondo lo schema insediativo delle medine arabe, e altri quartieri destinati prevalentemente alle attività commerciali e artigianali. Con i Normanni, che rafforzarono ed estesero le mura, includendo anche i quartieri periferici, la città continuò a trasformarsi, restando imperniata sull'asse detto a sua volta “Cassaro” (l'odierno corso Vittorio Emanuele), che collegava il castello, ristrutturato e munito di quattro torri, a W, con l'area portuale, a E. Le esigenze militari determinarono ulteriori ristrutturazioni nel Cinquecento, che mutarono radicalmente l'immagine della città, racchiusa da un'imponente cinta bastionata inglobante la cittadella di Castellammare. Il “Cassaro”, rettificato e allargato, venne anche allungato fino al mare, con lo sventramento del quartiere medievale; sull'asse si ritrovarono disposte tutte le principali sedi istituzionali, religiose e nobiliari. Agli inizi del Seicento, con la realizzazione della via Maqueda, ortogonale al “Cassaro” e, all'incrocio tra le due strade, della piazza Vigliena, comunemente detta “Quattro Canti”, fu creato lo schema sul quale si basò il successivo sviluppo edilizio barocco. Solo nella seconda metà del Settecento Palermo cominciò a svilupparsi fuori dalle mura, espandendosi, in età borbonica, in direzione SW, verso Monreale. Dopo l'annessione dell'isola all'Italia, l'abitato ebbe una graduale ma ingente espansione edilizia, soprattutto verso N (via della Libertà), realizzata secondo direttive precise che prevedevano per i nuovi quartieri una regolare struttura a scacchiera. Il progetto, rivolto a spostare il fulcro culturale e civile della città a E, nella zona dei teatri Massimo (1875-97) e Politeama (1867-74), prevedeva una massiccia lacerazione (attuata solo in parte, con l'apertura della via Roma, parallela alla via Maqueda) della città storica; da allora questa subì un lento degrado, destinato ad acuirsi dopo le devastazioni arrecate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e dagli effetti del terremoto del 1968. Un'espansione meridionale, di minore entità, si ebbe solo agli inizi del sec. XX. A partire dagli anni Cinquanta del Novecento Palermo si espanse a macchia d'olio nella Conca d'Oro, inghiottendo gli agrumeti e gli orti suburbani. La città è sede vescovile e universitaria.

Storia

Nell'area, colonizzata fin dalla preistoria (grotte di Addaura e Niscemi, sulle pendici occidentali del monte Pellegrino), il primo centro fu forse fondato dai Fenici tra l'VIII e il VII sec. a. C. con il nome di Ziz (“fiore”), come sembra attestare un'antica moneta. Conquistata nel 480 a. C. da Cartagine, dopo la battaglia di Imera, la città, chiamata Panormos (“tutto porto”) per la facilità del suo approdo, ebbe intensi rapporti con le colonie greche, restando tuttavia nell'orbita cartaginese fino alla conquista romana del 254 a. C. Sotto Roma la città divenne municipio e accolse una colonia nel 20 a. C., vedendo tuttavia diminuire il suo prestigio. Devastata dai Vandali e dai Goti, nel 535 cadde in possesso dei Bizantini, sotto i quali rimase per i successivi tre secoli. Nell'831, dopo un anno di assedio che decimò la popolazione, Palermo fu conquistata dagli Arabi. Nel sec. X, con il nome di Balarm, divenne una delle più floride città del tempo e nel 948 fu eletta capitale dell'emirato indipendente di Sicilia, raggiungendo pare i 300.000 abitanti. Al dominio arabo nel 1072 succedette quello normanno e nel 1130 la città divenne capitale del Regno di Sicilia, prosperando come attivo centro commerciale e industriale, famoso in tutta Europa per i suoi tessuti in seta e oro. Con Federico II (1208), la cui corte fu la culla della poesia volgare, Palermo fu un grande centro culturale, in cui prosperarono gli studi di medicina, matematica e storia naturale. L'allontanamento della comunità islamica provocò tuttavia l'inizio del declino, che si intensificò con l'avvento degli Angioini e il trasferimento della capitale del regno a Napoli (1266). In seguito alla rivolta dei Vespri siciliani (1282) e all'affermazione degli Aragonesi, Palermo diventò libero comune e vide affermarsi le grandi famiglie feudali. Le violente lotte civili scoppiate nel corso del sec. XIV favorirono il predominio della potente famiglia dei Chiaramonte che, entrando in pieno possesso del governo, inaugurò il regime signorile. Nel 1412 la città fu annessa con tutta la Sicilia alla corona aragonese, divenendo sede del viceré e centro amministrativo di primaria importanza. Nel sec. XVI fu sottoposta a una radicale trasformazione urbanistica e, munita di una nuova cinta muraria, divenne la più importante piazzaforte del sistema difensivo spagnolo nel Mediterraneocentrale. La città non riconquistò tuttavia la sua prosperità; una grave crisi economica e sociale, aggravata dalla diffusione di epidemie, causò lo scoppio di violente rivolte contro il governo spagnolo e i baroni, tra cui quella del 15-22 agosto del 1647, guidata da Giuseppe d'Alessi. Dopo il breve regno di Vittorio Amedeo di Savoia (1713-18), Palermo passò con tutta la Sicilia a Carlo VI d'Austria, poi, nel 1735, a Carlo III di Borbone, che nella città fu incoronato re e giurò la Costituzione del regno. Nel 1799 e nel 1806 il popolo palermitano accolse favorevolmente Ferdinando III, il quale, in fuga dall'esercito francese, trasferì la propria corte a Palermo, restituendole l'antico ruolo di capitale. La soppressione della Costituzione, nel 1812, accese tuttavia violenti sentimenti antiborbonici che portarono ai moti del 1820 e alla costituzione di una giunta provvisoria, subito abbattuta dalle truppe napoletane. Dopo i violenti moti che attraversarono la Sicilia nel 1848, nel febbraio del 1849 la città ebbe un nuovo governo provvisorio, che fu a sua volta abbattuto dalle truppe borboniche in maggio. La città fu liberata dalle truppe garibaldine il 27 maggio 1860 e votò il 21 ottobre l'annessione al Regno d'Italia. Nella seconda guerra mondiale fu ripetutamente bombardata dagli Alleati, che vi entrarono il 24 luglio 1943. Divenuta nel 1947 sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, la città visse una forte espansione, vivendo nel contempo una vicenda drammaticamente segnata da gravi problemi economici e sociali e dalla piaga della mafia.

Arte

Scarsi sono i segni urbanistici antichi, in quanto su di essi si innestò la città medievale e moderna. In base ai resti delle mura e a fonti soprattutto arabe si è ricostruita l'estensione dell'abitato originario tra il Palazzo dei Normanni e via Roma, lungo l'asse del corso Vittorio Emanuele (l'antico “Cassaro”): la città punico-romana era divisa in due nuclei, rispettivamente detti Paleapolis (“città antica”, dalla cattedrale al Palazzo dei Normanni) e Neapolis (“città nuova”, verso il mare). Di straordinario interesse sono le testimonianze monumentali lasciate dai Normanni, che utilizzarono largamente le forme architettoniche musulmane. La Cuba, la Zisa e la Cubula o piccola Cuba sono resti di residenze reali del tempo di Guglielmo II (ca. 1180), modellati sul tipico edificio della sala a cupola (in arabo qubbat) con ambienti laterali; nella Zisa (dall'arabo al-Aziz, “gloriosa”), la superficie interna delle nicchie della sala centrale è caratterizzata da una decorazione a muqarnas (cioè ad alveoli o a stalattiti), che costituisce anche il principale motivo decorativo della Cappella Palatina del Palazzo Reale di re Ruggero II (1130-43), certo l'esempio più cospicuo e interessante di architettura e decorazione arabo-normanna. Il celebre soffitto della cappella è infatti intagliato nel legno con nicchie a stalattiti ornate di arabeschi, epigrafi in caratteri pseudo-cufici e soggetti assai comuni nel repertorio iconografico islamico, dipinti a colori vivaci con grande senso del ritmo e padronanza della tecnica. Tali pitture, con scene della vita di corte, figure danzanti e combattimenti d'animali, costituiscono il più completo ciclo di pittura musulmana che ci sia pervenuto e sono, inoltre, una testimonianza fedele e sicura dell'arte musulmana tra i sec. X-XII. La Cappella Palatina è famosa anche per i suoi splendidi mosaici in puro stile bizantino, tra cui il Cristo Pantocratore, nell'abside, Scene della vita di Cristo e Storie del Vecchio Testamento. Tra le altre costruzioni palermitane d'età arabo-normanna si ricordano le chiese di San Giovanni dei Lebbrosi (fondata da Ruggero I nel 1071), cui fu aggiunto un lebbrosario nel 1150, quella di San Giovanni degli Eremiti (1136), con bel chiostro duecentesco, quella di Santa Maria dell'Ammiraglio o della Martorana (1143), che conserva i più antichi cicli musivi parietali della Sicilia, e quella di San Cataldo (1160). Al 1178 risale la chiesa di Santo Spirito, detta “del Vespro”, perché sul suo sagrato ebbero inizio i Vespri siciliani (1282). Al 1184 risale la fondazione della cattedrale, dedicata all'Assunta, grandioso complesso architettonico, frutto della riconversione al culto cristiano della moschea Gami (a sua volta eretta su una precedente basilica), rimaneggiato più volte nel corso dei secoli e, infine, ampiamente trasformato alla fine del Settecento su progetto di Ferdinando Fuga. All'interno, le colonne dell'impianto arabo sono visibili nei pilastri che dividono le tre navate. D'età normanna è, invece, l'abside, come il prospetto laterale e le due cappelle, che conservano le tombe di re normanni, aragonesi e di imperatori del Sacro Romano Impero. Le più notevoli realizzazioni del sec. XIV sono il palazzo Chiaramonte (detto “Steri” da Hosterium, “palazzo fortificato”) e il palazzo Sclafani (1330). Di stile gotico catalano, con influssi rinascimentali, sono i palazzi Abatellis e Ajutamicristo, eretti tra il 1490 e il 1495, e la chiesa di Santa Maria della Catena, degli inizi del Cinquecento. Durante il periodo barocco la città assunse il fastoso aspetto che ancora ne caratterizza alcuni punti: vennero costruite la piazza Vigliena, di forma ottagonale, detta i “Quattro Canti”, scenografico complesso abbellito da statue e fontane, e notevoli chiese (San Giuseppe dei Teatini, del Gesù, San Salvatore). Il Settecento vide fiorire la vivace attività di Giacomo Serpotta, che decorò con i suoi stucchi di squisito gusto naturalistico gli oratori di Santa Cita, di San Lorenzo e del Rosario di San Domenico. Alla fine del Settecento risalgono il grande parco della Favorita (in cui sorge la palazzina Cinese, eretta da Venanzio Marvuglia nel 1799 per Ferdinando III di Borbone), villa Giulia o Flora, tipico giardino settecentesco, e l'Orto Botanico (1785). Della seconda metà dell'Ottocento sono il grande viale della Libertà e il teatro Massimo, opera di Giovanni Battista Basile (riaperto al pubblico nel 1997, dopo anni di restauri). I bombardamenti della seconda guerra mondiale e la successiva, disordinata espansione edilizia inflissero purtroppo gravi colpi al patrimonio artistico della città.

Musei

Il Museo Archeologico Regionale “Antonio Salinas”, con sede nel complesso architettonico della chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella (1598), custodisce reperti dall'età neolitica a quella romana provenienti dai siti archeologici siciliani (tra cui sculture dei templi di Selinunte), dall'Italia meridionale e dall'Egitto. Il Museo Diocesano, attiguo al Palazzo Arcivescovile (sec. XV), conserva opere dall'età normanna al Novecento. Nella Galleria Regionale della Sicilia, allestita nel palazzo Abatellis, si trovano pitture e sculture, in particolare dei sec. XIV-XVII, tra cui il busto di Eleonora d'Aragona (1471 ca.), opera di Francesco Laurana, l'Annunziata (1473 ca.) di Antonello da Messina, il trittico Malvagna di Jan Gossaert, l'affresco del Trionfo della morte (metà sec. XV), proveniente dal palazzo Sclafani, e dipinti di maestri siciliani. Il Museo Etnografico “Giuseppe Pitré”, ubicato nella palazzina Cinese all'interno del parco della Favorita, raccoglie ca. 4000 reperti della tradizione popolare siciliana, tra cui manufatti legati alla religione, alla magia, al lavoro, carretti dell'Opera dei Pupi, presepi di terracotta e inoltre una ricca biblioteca, una fototeca e un archivio. Legato alla tradizione popolare è anche il Museo Internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino”, con ca. 3500 pezzi provenienti da tutto il mondo (pupi, burattini, marionette, “ombre” greche e turche, attrezzature sceniche ecc.). Si segnalano, inoltre, il Museo Geologico “Gaetano Giorgio Gemellaro” annesso all'università, il Museo del Risorgimento “Vittorio Emanuele Orlando”, con sede nel chiostro trecentesco del convento di San Domenico, e la Civica Galleria d'Arte Moderna “Empedocle Restivo”, allestita nel ridotto del teatro Politeama.

Biblioteche

La Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, già Nazionale, istituita da Ferdinando I di Borbone nel 1782, nacque dalla fusione della biblioteca del Collegio Massimo dei Gesuiti con quelle di altri conventi soppressi e conserva (2008) oltre 500.000 volumi e opuscoli, oltre a 1600 manoscritti, tra cui importanti quelli arabi e greci, e 980 incunaboli; la sua raccolta di periodici è fra le più importanti del meridione. Notevoli sono anche i fondi Amari, Cesareo e Crispi. Nella casa Professa (sec. XVII), annessa alla chiesa del Gesù, ha sede la Biblioteca Comunale.

Spettacolo

Dopo la fioritura federiciana, i più antichi esempi di teatro a Palermo sono rappresentati dalle farse dialettali popolaresche dei sec. XV e XVI, disapprovate dalla Chiesa, che favorì invece lo sviluppo del dramma sacro (Atto della Pinta di Teofilo Folengo, 1538). Diverse accademie coltivarono un teatro profano, con grande successo di pubblico, cosa che indusse il viceré Marcantonio Colonna a stabilire (1582) che le rappresentazioni teatrali avvenissero nella chiesa dello Spasimo, che divenne, quindi, il primo teatro cittadino. Dal 1615 importante fu l'apporto delle commedie dell'Accademia degli Agghiacciati e di tragedie e commedie spagnole. I melodrammi trovarono sede nel 1693 nel teatro Santa Cecilia, cui si affiancò dal 1737, per la crescente fortuna delle rappresentazioni musicali, il teatro Santa Lucia. Al sec. XVIII risale la vastasata, genere drammatico popolare legato all'attualità, mentre l'opera musicale italiana trovò sede nel teatro Carolino (poi Bellini), inaugurato nel 1809. Il 1863 vide la nascita del teatro dialettale siciliano moderno, con la rappresentazione dei Mafiusi della Vicaria, di G. Rizzotto, al teatro Sant'Anna; mentre, nel 1897, fu inaugurato il teatro Massimo, per l'opera e il balletto. Esclusivamente alla prosa è dedicato il teatro Biondo (1903), dove fin dall'inizio vennero sperimentate innovative forme di comunicazione scenica. Ancora vivo è il tradizionale teatro dei pupi, che rappresenta le gesta eroiche dei paladini di Francia e, in genere, dei personaggi del mondo cavalleresco comuni al repertorio dei cantastorie.

Economia

Fino a un secolo fa, l'economia di Palermo si basava su due pilastri fondamentali: il suo ruolo di capitale dell'isola e il porto. Dalla condizione di polo amministrativo e centro coordinatore di un'ampia regione autonoma derivavano non solo numerosi impieghi nel settore pubblico, ma anche un consistente afflusso di capitali che, drenati da un ampio strato di nobiltà rurale, inurbata, contribuivano ad alimentare in città l'edilizia, i commerci e gli impieghi di servizio. Il porto offriva lavoro a molte persone, sia in modo diretto, sia grazie alle attività commerciali, di intermediazione e di trasporto a esso connesse; e anche l'agricoltura dava un contributo all'economia cittadina, per la presenza nella Conca d'Oro di estesi agrumeti e di numerosi orti che rifornivano i mercati cittadini. La struttura attuale dell'economia presenta diversi elementi di continuità con il passato. Il ruolo centrale della città, dal punto di vista amministrativo, politico e culturale, conserva tutta la sua importanza economica: Palermo è fondamentalmente una città terziaria, con una netta prevalenza dell'impiego pubblico, in cui è centrale il ruolo degli addetti al funzionamento delle istituzioni regionali. Rilevanti nell'economia cittadina sono le attività del porto, uno dei più importanti del Mediterraneo per movimento di merci e passeggeri, l'industria cantieristica e il turismo, che grazie alle bellezze paesaggistiche e artistiche della città può contare su un ininterrotto flusso di visitatori. Di un certo rilievo sono anche la pesca e l'agricoltura (soprattutto agrumi, ortaggi, uva e olive), sebbene si sia drasticamente ridotto lo spazio a quest'ultima dedicato. L'industria conta su un apparato non molto rilevante ma tuttavia cospicuo, soprattutto nei settori edile, meccanico, metalmeccanico, siderurgico, chimico, editoriale, tessile, vetrario, alimentare (aziende vitivinicole, olearie, conserviere, dolciarie e pastifici), del mobile, dell'abbigliamento, del legno, delle materie plastiche e della ceramica. L'aeroporto di Palermo-Punta Raisi si attesta tra i principali d'Italia, pur avendo un movimento di passeggeri inferiore a quello di Catania.

Curiosità e dintorni

Suggestiva è la festa patronale (9-15 luglio) di Santa Rosalia, comunemente detta “il Festino”, con sfilate di carretti addobbati e del monumentale carro trionfale, macchina processionale a forma di nave, in cui trova posto la statua della santa, i suonatori e il coro. Il 3 e il 4 settembre si svolge, invece, il pellegrinaggio al santuario di Santa Rosalia, che oltre ai riti religiosi prevede un grande banchetto e un ballo. Molto pittoreschi sono i mercati degli antichi quartieri della città, come Ballarò, Capo e Vucciria: quest'ultimo (dal francese boucherie, “macelleria”) è senza dubbio il mercato alimentare più famoso, anche se ormai in degrado, dove ci si può immergere in una caotica atmosfera mediorientale. La città diede i natali al compositore Alessandro Scarlatti (1660-1725), agli scultori Antonello Gagini (1478-1536) e Giacomo Serpotta (1656-1732), allo studioso di tradizioni popolari Giuseppe Pitré (1841-1916), all'architetto Ernesto Basile (1857-1932), allo storico Adolfo Omodeo (1889-1946), al patriota Rosolino Pilo (1820-1860), agli uomini politici Antonio Starabba, marchese di Rudinì (1839-1908) e Ugo La Malfa (1903-1979), alla scrittrice Natalia Ginzburg (1916-1991), al letterato Angelo Maria Ripellino (1923-1978) e ai magistrati Giovanni Falcone (1939-1992) e Paolo Borsellino (1940-1992). Sul monte Pellegrino si erge il secentesco santuario di Santa Rosalia, che comprende il convento e la grotta-sacello, posta a 25 m di profondità, dove la santa dimorò fino alla morte. Sui fianchi del monte si aprono molte grotte; le più note sono quelle dell'Addaura, in una delle quali sono conservate incisioni rupestri risalenti al Paleolitico. Nell'insenatura tra i monte Pellegrino e Gallo si trova Mondello, rinomata località balneare e di villeggiatura.

Per la geografia

G. Bellafiore, Palermo, Novara, 1962; C. Airoldi (a cura di), Palermo. Norma di piano e di progetto, Roma, 1990; R. Mazzarella, Arcipelago Palermo. Verso una nuova identità urbana, Roma, 1990.

Per l'arte

M. Guiotto, Il palazzo ex-reale di Palermo, Palermo, 1947; U. Monneret de Villard, Il soffitto della Cappella Palatina, Roma, 1950; A. M. Ingria, Ernesto Basile e il liberty a Palermo, Palermo, 1987.

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