arditismo

sm. [da ardito]. Particolare atteggiamento che informò la vita culturale e politica di larghi settori della società italiana dopo la prima guerra mondiale. Esso si ricollega alle doti di coraggio e valor militare, peculiari dei reparti d'assalto (o Arditi) costituitisi nell'esercito italiano dal gennaio 1917, presentandosi come la sua continuazione nella realtà civile del dopoguerra. Nel novembre 1918 si formava l'Associazione fra gli Arditi d'Italia, con aderenti soprattutto a Roma, attorno a Mario Carli, fondatore del movimento, e a Milano, dove nel 1919 uscì il settimanale L'Ardito, diretto da Ferruccio Vecchi. Il programma politico si riassumeva in un'ansia di rinnovamento e svecchiamento della vita politica italiana, per impedire che i valori della vittoria svanissero nel gioco dei partiti e nella burocrazia socialgiolittiana. Era quindi naturale l'accostamento col primo fascismo e col movimento fiumano (dall'assalto all'Avanti!, nel 1919, alla partecipazione all'impresa dannunziana); ma quando si delineò la frattura tra Mussolini e D'Annunzio e il fascismo si orientò verso destra, l'unità dell'associazione si frantumò. Un filone dell'arditismo, fedele al combattentismo anarchico e rivoluzionario, formò nel 1921 gli Arditi del Popolo.

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