carbóne (medicina)

sm. [da carbone (chimica)]. Malattia, detta anche carbonchio, che colpisce in prevalenza piante di cereali, ma anche altre specie (cipolla, aglio, ecc.) sia coltivate sia allo stato selvatico. Deve il suo nome al colore nerastro delle formazioni polverulente che si accumulano nei tessuti dei soggetti colpiti e che sono costituite dalle clamidospore di diversi generi di Funghi della divisione Basidiomiceti, detti funghi del carbone o più brevemente carboni, appartenenti alla famiglia Ustilaginacee. Lo sviluppo del micelio di questi funghi provoca deformazioni che possono essere diffuse per tutto l'organismo dell'ospite oppure limitate ai punti nei quali si concentrano i sori di clamidospore. Il luogo e il momento dell'infezione variano a seconda della specie parassita, per cui si possono distinguere tre tipi principali di questa malattia, che sono particolarmente noti perché interessano alcune fra le più importanti Graminacee coltivate. Nel primo l'agente infettivo si introduce nell'organismo vegetale anche quando questo ha già raggiunto un certo grado di sviluppo e si diffonde nei suoi tessuti meristematici provocando escrescenze più o meno voluminose in una parte qualsiasi della pianta. Ne è un esempio il carbone del granoturco, Ustilago maydis. Nel secondo tipo il contagio è intraseminale: il micelio del fungo si introduce negli ovari al tempo della fioritura e si stabilisce nell'embrione, dove riprende il suo sviluppo solo al momento della germinazione del seme. Vi appartengono Ustilago tritici, a carico del frumento, e Ustilago nuda, che colpisce l'orzo. Questa forma provoca nelle spighe la distruzione degli involucri fiorali e la formazione sulle rachidi di aggregati fuligginosi scoperti, che si disperdono facilmente: per tal motivo è detta carbone nudo o volante. Nel terzo tipo la cariosside è sana e viene infettata da clamidospore presenti nel terreno o casualmente aderenti al tegumento al momento della germinazione del seme: si dice carbone aggregato o fisso, o anche carbone coperto in quanto i sori carboniosi che produce rimangono localizzati negli ovari della pianta, e quindi nascosti per un certo tempo dalle glume o glumette. Vi appartengono Ustilago hordei (carbone aggregato dell'orzo) e Ustilago levis (carbone aggregato dell'avena). Il rimedio per combattere le varie forme di carbone consiste nel trattamento preventivo dei semi, che vengono immersi per alcuni minuti in acqua riscaldata a 50 ºC, oppure esposti a correnti d'aria a temperature elevate; le piante colpite vanno estirpate e bruciate.

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