diffusionista

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agg. e sm. e f. [sec. XIX; da diffusione].

1) Agg., in etnologia, teoria diffusionista o teoria della diffusione, complesso di ipotesi elaborate dall'etnologo tedesco F. Ratzel e sviluppate dagli americani E. B. Tylor e L. H. Morgan, nonché dall'inglese J. G. Frazer, in base ai principi dell'evoluzionismo darwiniano, che ha portato, tra l'altro, all'elaborazione della nota teoria dei “cicli culturali”. In base a queste ipotesi, tutti gli elementi culturali di ogni popolo si sono evoluti per “cicli” successivi, a partire da ben determinati “centri di diffusione”, in gran parte individuati nel bacino del Mediterraneo, considerato quindi la “culla” della civiltà umana. L'etnologo inglese G. Elliot Smith giunse a sostenere l'esistenza di un solo centro di diffusione, da lui localizzato in Egitto durante il V millennio a. C. (teoria iperdiffusionista). Accettata da numerosi studiosi fin verso gli anni Sessanta, grazie alle sempre più numerose documentazioni fornite dalle ricerche e dalle scoperte in varie parti del mondo, è stata in seguito respinta in favore di una più limitata diffusione solo di alcuni elementi culturali ben accertati, resa possibile in seguito a scambi documentabili tra popoli anche lontani fra loro ma che non ebbero mai contatti diretti.

2) Sm. e f., etnologo seguace della teoria diffusionista.

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