manato

sm. [sec. XVI; dallo spagnolo manatí, di origine caribica]. Nome delle tre specie di Sirenii della famiglia dei Trichechidi appartenenti al genere Trichechus; Trichechus senegalensis è diffuso nelle acque costiere e interne dell'Africa occidentale, compreso il lago Ciad, Trichechus manatus nelle acque costiere e interne degli Stati Uniti sudorientali, Sudamerica nordorientale e Antille, Trichechus inunguis nei fiumi Orinoco e Rio delle Amazzoni. Sono mammiferi acquatici con il corpo fusiforme, arti anteriori pinniformi, posteriori mancanti per adattamento alla vita in acqua. Hanno solo 6 vertebre cervicali. I manati, detti anche lamantini, si distinguono, tra l'altro, dal dugongo per la pinna caudale, di forma arrotondata. Strettamente vegetariani, si nutrono di piante acquatiche o che crescono presso le rive dei fiumi e sono più attivi durante la notte. Lunghi dai 2 ai 4 m e pesanti fino a 700 kg (ma normalmente fino a 350 kg), i manati si aggregano in piccoli gruppi, talora sino a 15-20 capi. Le femmine, dopo una gestazione di 150-180 giorni, danno alla luce 1-2 piccoli, partorendoli sott'acqua. Come nei Proboscidati, i denti mascellari, circa 20 per parte, non sono presenti tutti insieme, ma vengono sostituiti orizzontalmente, man mano che vengono consumati. Questo adattamento dipende probabilmente dal fatto che, con il cibo, i manati masticano molta sabbia, che consuma velocemente i denti. Ovunque sono stati cacciati dalle popolazioni locali per la bontà delle loro carni. Negli Stati Uniti, Trichechus manatus è protetto dalla legge.

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