menisco

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sm. (pl. -chi) [sec. XVI; dal greco mēnískos, lunetta, dim. di mḗnē, luna].

1) In generale, figura solida delimitata da due superfici, una concava e l'altra convessa. Un esempio di menisco è la figura solida così ottenuta: si consideri la figura piana (detta anch'essa menisco), determinata dall'intersezione di due cerchi, interna all'uno ed esterna all'altro e la si faccia ruotare intorno alla retta r congiungente i centri C₁ e C₂ dei cerchi.

2) In ottica, lente con una superficie concava e l'altra convessa, generalmente sottile. È convergente se è più spessa al centro che ai bordi, divergente nel caso contrario. Una particolare lente di questo tipo, detta menisco di Amici, ha la proprietà che per un particolare punto W₂ sull'asse ottico, compreso fra il fuoco e il menisco, l'immagine virtuale di W₁ è stigmatica, ossia esattamente puntiforme, per raggi comunque inclinati sull'asse. W₂ è infatti il centro della calotta sferica MOM, sulla quale non si ha quindi deviazione; il prolungamento del fascio divergente passa per W₁ qualunque sia l'inclinazione.

3) In fisica, superficie secondo la quale si dispone un liquido in un capillare.

4) In anatomia, fibrocartilagine interarticolare che si trova interposta tra due superfici adiacenti di alcune articolazioni; può aver forme diverse (anulare, semilunare, ecc.) e differenti dimensioni. È una formazione caratteristica delle articolazioni condiloidee (come il ginocchio) dove, sul margine della cavità glenoidea, ha il compito di renderla più vasta e più adatta ad accogliere il condilo dell'altro segmento articolare. Il menisco del ginocchio è soggetto a lesioni di vario tipo e a fratture.

5) In archeologia, appendice metallica a forma di mezzaluna, asta o tridente che nell'antichità veniva posta sulla sommità di statue esposte all'aperto o di elementi del fastigio di un edificio (acroteri, antefisse), probabilmente per impedire agli uccelli di posarvisi.

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