Lessico

sf. [sec. XVIII; dal greco orthodoxía, da orthós, retto+dóxa, opinione]. La retta dottrina quale si presenta in una religione nell'insegnamento del suo fondatore e quale viene conservata nella sua genuinità e integrità dal corpo docente che la trasmette ai fedeli. Per estensione, adesione ai principi e alle regole di un'ideologia, di una corrente filosofica, politica, scientifica, ecc.: ortodossia marxista.

Religione: l'ortodossia cristiana

Essendo comune a ogni religione un momento conoscitivo, anche per il cristianesimo si poneva il problema della definizione degli oggetti di questa conoscenza, cioè la questione della “retta dottrina”. La necessaria acquisizione, da parte del cristianesimo primitivo, di concetti e termini propri di altre tradizioni culturali, ha imposto che fossero ben delimitati sin dagli inizi l'ambito e il senso in cui essi venivano adoperati, nonché la specificità dei contenuti che per mezzo di essi si designavano, dando luogo alla caratteristica dialettica fra ortodossia ed eterodossia. Le prime tappe nel cammino verso la formazione di un'ortodossia vera e propria, ovvero di una codificazione dottrinale vincolante per la totalità della Chiesa, sono riscontrabili già nei testi più recenti del corpus neotestamentario (lettere pastorali, Pietro, lettere di Giovanni). Nel corso del sec. II, dovendosi delimitare la dottrina cristiana contro lo gnosticismo, furono definite le tre regole fondamentali della fede ortodossa: il Credo battesimale (nucleo del simbolo apostolico), il canone del Nuovo Testamento e la successione apostolica dell'episcopato. Le controversie trinitarie e cristologiche dei secoli successivi contribuirono in modo determinante alla formazione dell'ortodossia con le definizioni dogmatiche dei concili ecumenici, diventate non solo la norma dottrinale della Chiesa, ma altresì leggi dello Stato (381, pubblicazione dell'Editto di Teodosio). La stabilizzazione dottrinale del cristianesimo si compì nel periodo antico della storia ecclesiastica per uno dei grandi settori della cristianità, quello delle Chiese orientali ortodosse, che riconoscono valore normativo alle definizioni dei primi sette concili ecumenici (dal Niceno I, 325, al Niceno II, 787). Mentre la Chiesa orientale si attesta così su una posizione di cristallizzazione dell'ortodossia, quella d'Occidente continua la salvaguardia dell'ortodossia, ma i suoi contenuti si vengono svolgendo ulteriormente in un processo storico ininterrotto, i cui esiti sono garantiti dall'autorità del magistero ecclesiastico (vedi anche ortodosso).

Religione: l'ortodossia protestante

Con la rottura dell'unità confessionale della Chiesa d'Occidente nel sec. XVI, nelle Chiese sorte dalla Riforma luterana la necessità di risolvere una serie di controversie teologiche intorno ai punti nodali del pensiero di Lutero comporta una ricerca dell'ortodossia, che viene consolidandosi attorno alla Confessione augustana, all'apologia melantoniana dell'augustana, agli articoli smalcaldici, ai catechismi di Lutero, alla formula di Concordia, oltre agli antichi simboli apostolici nicenocostantinopolitano e atanasiano. Questa ortodossia protestante è caratterizzata dalla metodica elaborazione intellettuale della teologia della Riforma e, in generale, da un rigoroso attaccamento alla retta dottrina. Un'analoga opera di codificazione dottrinale si sviluppa nell'ambito delle Chiese riformate, nel medesimo periodo, soprattutto in relazione con la necessità di delimitare la teologia calvinista rispetto all'arminianesimo. I maggiori esponenti dell'ortodossia protestante sono Johan Gerhard fra i luterani, e Franz Gomar fra i riformati. Nel sec. XVIII tanto lo sviluppo delle correnti pietistiche, quanto il razionalismo critico del pensiero illuminista portarono a dissoluzione l'ortodossia protestante, successivamente isterilita in posizioni di conservatorismo teologico, sempre più estranee allo sviluppo del pensiero protestante moderno.

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