russo²

Indice

Lessico

agg. e sm. Proprio della Russia: usi e costumi russi; abitante o nativo della Russia; la lingua parlata dai Russi: russo bianco, lo stesso che belorusso; piccolo russo, altra denominazione dell'ucraino. Con significati particolari: alfabeto russo, cirillico; camicia russa (o alla russa), con colletto a giro collo abbottonato da un lato, spesso stretta sui fianchi da una cintura; insalata russa.

Linguistica

Il russo, o più precisamente grande russo, per il numero dei parlanti e per la sua prestigiosa letteratura, è la più importante delle lingue slave, di cui forma, insieme con l'ucraino e il belorusso, il gruppo orientale. Vi si possono distinguere tre fasi cronologiche: russo antico (sec. XI-XV), russo medio (sec. XVI-XVII), russo moderno (dal sec. XVIII). Le principali caratteristiche fonetiche del russo rispetto alle altre lingue slave sono: il passaggio degli originari nessi anteconsonantici er, or, el, ol a ere, oro, ele, olo (bolóto, palude, da bolto); il passaggio di í a e, e di ŭ a o (stekló, vetro, da stíklo). Il russo ha ancora un accento mobile libero (può cioè spostarsi su qualsiasi sillaba della parola, mentre in altre lingue slave si è fissato su determinate sillabe), tre generi (maschile, femminile, neutro), due numeri (singolare e plurale), sei casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, strumentale, prepositivo), è privo di articolo determinativo e indeterminativo e il suo sistema verbale è caratterizzato da un notevole sviluppo degli “aspetti”. Il lessico mostra evidenti le tracce di vari influssi culturali: parole di origine greca penetrate fin dall'epoca più antica attraverso le traduzioni dei testi sacri (mitropolit, metropolita; ikona, icona), parole scandinave (jakor, àncora), parole di origine italiana penetrate specialmente nel sec. XVII sotto Alessio Michajlovič (1645-1676: koncert, concerto; tenor, tenore), parole di origine tedesca introdotte specialmente all'epoca di Pietro il Grande (1689-1725: buchgalter, contabile; štraf, ammenda), parole di origine francese introdotte specialmente all'epoca di Caterina II (1762-96: revoljucija, rivoluzione, vizit, visita). Nell'epoca contemporanea il processo di internazionalizzazione del lessico russo si è notevolmente accentuato con l'apporto di una cospicua massa di termini tecnici (elektronika, elettronica; kibernetika, cibernetica). Nel russo sono chiaramente riconoscibili un'area dialettale settentrionale e una meridionale, con un'area centrale di transizione tra l'una e l'altra. I dialetti settentrionali mostrano in generale un aspetto meno evoluto di quelli meridionali, e si distinguono principalmente da essi per l'assenza del fenomeno detto akan'e, che consiste nel pronunciare a una o pretonica (quindi russo settentrionale vodá, acqua, russo meridionale vadá). La lingua letteraria, in origine sviluppatasi dal paleoslavo da cui si è poi resa sempre più autonoma e indipendente, si è essenzialmente fissata sulla base del dialetto centrale di Mosca. Il russo è scritto in alfabeto cirillico: l'ultima sua riforma ortografica, peraltro già da tempo matura e attesa, fu varata dal Consiglio dei Commissari del Popolo con un decreto del 10 ottobre 1918, sulla base della deliberazione dell'Accademia delle Scienze dell'11 maggio 1917. Essa comportò la soppressione di alcune lettere dell'alfabeto e altre variazioni che in genere hanno semplificato e razionalizzato il sistema di scrittura.

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