tramoggia

n.f. [pl. -ge] 1 recipiente a forma di tronco di piramide o di tronco di cono, munito di apertura sul fondo, impiegato per raccogliere materiali sciolti dall’alto e scaricarli dal basso; per estens., la parte del macinino da caffè in cui si mettono i chicchi tostati da macinare | tramoggia del mulino, quella che immette il frumento nella macina | tramoggia del seme, nelle macchine seminatrici, parte che serve per la distribuzione dei semi | tramoggia della draga, parte della draga che serve allo scarico del materiale aspirato dalle pompe | tramoggia lanciatorpedini, ( mar.) dispositivo sistemato a poppa di navi da guerra leggere, per lanciare in mare le torpedini da getto | finestra a tramoggia, finestra con un riparo a forma di cassetta che impedisce di vedere al di fuori, usata nelle carceri e nei conventi di clausura 2 nell’Accademia della Crusca, la cassetta che raccoglieva i componimenti letterari da esaminare

Lat. trimodia(m), ‘recipiente da tre moggi’, comp. di tri-, da tres ‘tre’, e modius ‘moggio’.

Nota d'uso

· La regola tradizionale per formare il plurale di parole che finiscono con -gia dice che se la finale è preceduta da un’altra g, il plurale perde la i; quindi tramogge. Di fatto questa i non viene pronunciata, e se nel singolare serve a indicare la pronuncia palatale di g (come in giallo) davanti ad a, nel plurale perde questa funzione perché g si trova davanti a e; quindi è naturale che scompaia dalla scrittura.