Mondiali '82: l'indimenticabile vittoria degli Azzurri (40 anni dopo)

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La vigilia, i veleni della stampa e il silenzio stampa, gli avversari affrontati e i giocatori simbolo: ripercorriamo il trionfo Mundial.

«Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!». È l’11 luglio 1982 quando il telecronista Nando Martellini scandisce questa frase, rimasta nell’immaginario collettivo. L’Italia ha appena battuto 3-1 la Germania Ovest, laureandosi per la terza volta, appunto, campione del mondo. Un’impresa sportiva memorabile e per certi versi inaspettata (considerando come gli Azzurri di Bearzot avevano iniziato il Mundial), ripetuta in condizioni ambientali avverse anche nel 2006 dalla Nazionale di Marcello Lippi. In attesa che l’Italia torni al Mondiale, visto che per la seconda volta di fila non parteciperà alla fase finale, ripercorriamo quel successo indimenticabile.

L’allenatore

L'allenatore dell’Italia che diventerà campione del mondo è Enzo Bearzot. Soprannominato  il Vecio, è in carica dal 1975 e in realtà non ha nemmeno 55 anni. Friulano, ha giocato in Serie A con Inter e Torino, e in B con il Catania. Appese le scarpe al chiodo, è entrato nei quadri federali come allenatore delle squadre giovanili azzurre, diventando commissario tecnico della Nazionale maggiore dopo il fallimentare Mondiale del 1974. Quattro anni dopo, l’Italia del Vecio ha dato spettacolo in Argentina. Ma prima di Spagna ‘82 Bearzot è nella bufera: viene infatti contestato per aver lasciato a casa Evaristo Beccalossi così come Roberto Pruzzo, tagliato per fare spazio al “fedelissimo” Paolo Rossi, fermo in pratica da due anni per la squalifica legata allo scandalo del Totonero.

Prima di Spagna '82: la formazione e i pronostici

L’Italia di Enzo Bearzot, inoltre, arriva in Spagna dopo la delusione del quarto posto all’Europeo casalingo di due anni prima. Nonostante il buon livello della rosa scelta da Bearzot e un primo girone con Polonia, Perù e Camerun apparentemente privo di insidie, gli Azzurri non arrivano in Spagna con i favori del pronostico: nel clan azzurro c’è un’aria pesante, che la pressione della stampa certo non aiuta.

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La formazione campione del mondo: Zoff, Graziani, Bergomi, Scirea, Collovati, Gentile; Conti, Rossi, Oriali, Cabrini, Tardelli - LaPresse

Spagna ‘82: il girone

L’Italia inizia male il Mundial del 1982. Dopo un pareggio 0-0 con la Polonia, certamente l’avversaria più ostica del girone, gli Azzurri non riescono a vincere né contro il Perù, né contro il Camerun: entrambe le gare terminano 1-1. Solo la differenza reti qualifica l’Italia (come seconda classificata) al turno successivo a spese del Camerun.

Spagna 82: il silenzio stampa

«Abbiamo deciso di non tenere più contatti con voi. Le ragioni sono strettamente legate a quanto scritto finora sul nostro conto». Il 25 giugno il capitano Dino Zoff pronuncia queste parole, annunciando uno storico silenzio stampa. L’ambiente azzurro, contestato sempre di più dopo ogni deludente pareggio, ne ha abbastanza. Troppi veleni sono stati sputati dai giornalisti al seguito della Nazionale nel ritiro di Vigo: in uno sfacciato gioco al massacro, c’è chi ha addirittura scritto di una possibile relazione tra i compagni di stanza Cabrini e Rossi. Bearzot viene criticato per l’ostinazione a tenere in campo l’attaccante, smagrito e inconcludente. C’è chi punta il dito contro il difensivismo a oltranza, contro la preparazione fisica errata: a un certo punto, i calciatori vengoo quasi alle mani con i tifosi che assistono agli allenamento. Nei giorni del Mundial, inoltre, ci sono addirittura tre interrogazioni parlamentari, mosse per fare luce sull’entità dei premi qualificazione garantiti ai calciatori. In tutto questo, l’Italia si appresta ad affrontare avversari durissimi.

Spagna ‘82: il secondo girone

La seconda fase prevede quattro gironi all'italiana di tre squadre ciascuno: la nazionale vincitrice si aggiudica l’accesso alla semifinale. All’Italia, che dal fresco della Galizia si ritrova a giocare nella torrida Barcellona, toccano l’Argentina di Maradona e il Brasile di Zico, ovvero i campioni uscenti e i grandi favoriti del Mondiale spagnolo. Nel primo incontro, gli Azzurri hanno la meglio sull’Albiceleste con il risultato di 2-1: segnano Tardelli e Cabrini, prima della rete di Passarella. Successivamente, l’Argentina perde (3-1) contro il Brasile ed esce dai giochi: si decide tutto il 5 luglio allo stadio Sarriá. Per l’Italia c’è un solo risultato: la vittoria, visto che con il pareggio passerebbero i verdeoro. Si rivelerà una partita leggendaria, con Paolo Rossi capace di segnare tre reti. L’Italia va in vantaggio due volte e viene ripresa prima da Socrates e poi da Falcao, ma ha la forza per segnare ancora. Dopo una rete di Antognoni ingiustamente annullata, all'ultimo minuto Oscar schiaccia di testa nella porta azzurra e Zoff compie un miracolo: finisce 3-2 e l’Italia vola in semifinale.

Spagna ‘82: la semifinale

L'Italia in semifinale ritrova la Polonia, che può contare su Lato ma non su Boniek, squalificato. Al Camp Nou la partita si rivela una formalità: doppietta di Rossi ormai in stato di grazia, vittoria per 2-0 e Azzurri che volano in finale: al Bernabeu li attende la Germania Ovest, che nell’altra semifinale hanno superato la Francia ai rigori.

Spagna ‘82: la finale

La finale inizia male per gli Azzurri, che dopo una manciata di minuti devono rinunciare all’infortunato Graziani, sostituito da Altobelli. Passano pochi giri di orologio e l’arbitro concede un rigore all’Italia: si presenta sul dischetto Cabrini, che però calcia fuori. Tutto cambia nel secondo tempo: al minuto 57 va ancora a segno Rossi, poi al 69 realizza il 2-0 Tardelli (con iconica esultanza), infine all’81 c’è il gol di Altobelli. Arriverà anche il gol della bandiera della Germania Ovest (Breitner), ma serve solo per il tabellino: l’Italia vince il terzo titolo mondiale dopo 44 anni dal precedente. E lungo tutto lo Stivale può iniziare la festa. 

I calciatori simbolo di Spagna ’82

Nonostante le critiche prima della manifestazione e durante la sua prima fase, l’Italia era una squadra ricca di talento. Ecco cinque calciatori-simbolo di quel trionfo, per diversi motivi.

Dino Zoff

Al Bernabeu è Dino Zoff, portiere e capitano, ad alzare la coppa al cielo: a 40 anni e 133 giorni, è tuttora il più anziano vincitore di un Mondiale. Il trionfo in terra spagnola è anche una sua rivincita personale: nel 1978 è stato infatti aspramente criticato per le due reti subite nella semifinale contro l’Olanda, realizzate con due tiri da lontano. Ma nel 1982 dimostra di vederci ancora benissimo.

Claudio Gentile

Soprannominato Gheddafi perché nato in Libia, Gentile si rende protagonista in Spagna di due marcature a uomo entrate nella storia del calcio: nel secondo girone annulla prima Maradona e poi Zico, spesso con metodi poco ortodossi. Ammonito in entrambe le gare, salta la semifinale e rientra contro la Germania Ovest, con il compito molto più semplice, di marcare Littbarski.

Marco Tardelli

In Spagna segna due reti importantissime: quella che apre le marcature contro l’Argentina e quella, decisamente più celebre, che dà il doppio vantaggio all’Italia nella finalissima: un sinistro imperdibile dal limite dell’area di rigore, seguita da una corsa a perdifiato e un urlo, famoso come quello di Munch.

Bruno Conti

Dopo un’infatuazione giovanile per il baseball, il talento di Nettuno ha scelto il calcio. E meno male, perché il giocatore della Roma trova in Spagna la sua consacrazione: decisivo per la vittoria azzurra con le sue giocate sopraffine, al termine della manifestazione viene giudicato tra i migliori elementi scesi in campo e, addirittura, «il più forte del mondo» secondo Pelé.

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Paolo Rossi - LaPresse

Paolo Rossi

Spagna 1982 è però soprattutto il Mondiale di Paolo Rossi. Pablito, che deve il soprannome all’exploit al campionato del mondo 1978 in Argentina, dimostra di trovarsi a suo agio nei tornei in terra ispanofona. Ma non subito: appena rientrato dopo due anni di squalifica, fatica terribilmente nel girone e, difeso a spada tratta da tecnico e compagni, si sveglia contro il Brasile. Poi decide anche la semifinale e segna pure alla Germania Ovest. Capocannoniere del Mundial e, a fine anno, anche il Pallone d’Oro.

L’esultanza di Pertini e la partita a scopa

Non si può scrivere del Mondiale del 1982 senza citare Sandro Pertini. In tribuna al Bernabeu, alla terza rete di Altobelli alla Germania Ovest, si alza in piedi e dice: “Non ci prendono più, non ci prendono più”. Oltre all’esultanza, altrettanto celebre la partita a carte (a scopone) sull’aereo che riporta gli Azzurri in Italia, con la coppa del mondo in bella vista sul tavolo:  Zoff e Pertini conro Causio e Bearzot. Vittoria di quest’ultima coppia, con il presidente della Repubblica che si infuria con il capitano, per un “imperdonabile” errore.

Matteo Innocenti