Diane Arbus, la fotografa degli emarginati

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Freaks, prostitute, nudisti, amanti del sadomaso. Emarginati, ma anche persone comuni prese per strada. Ritratto dell’artista che con i suoi scatti ha raccontato la varia umanità di New York.

La fotografa dei freaks, delle prostitute, dei frequentatori dei bordelli, dei nudisti, di chi viveva per strada. Diane Arbus, con i suoi scatti, è riuscita a dare dignità agli emarginati, agli invisibili della società, scovati nella sua New York. Non sempre apprezzata – tutt’altro – in vita, la sua fama è aumentata dopo il suicidio, avvenuto nel 1971, al culmine di una serie di crisi depressive.  E oggi è considerata tra le fotografe più importanti e conosciute del XX secolo.

Chi era Diane Arbus

Dalla famiglia di origine russa ai primi scatti con il marito Allan, fino all’attività in proprio e alle borse di studio dalla Fondazione Guggenheim, ecco chi era Diane Arbus.

Origini

Diane Nemerov, questo il nome da nubile, nasce a New York 14 marzo 1923 in una ricca famiglia ebrea di origini russe, proprietaria dei grandi magazzini Russeks, affacciati sulla Fifth Avenue. È la seconda di tre figli: il fratello maggiore Howard diventerà noto come uno dei maggiori poeti americani.

Formazione

Dal 1930 Diane Nemerov frequenta la Ethical Culture School di New York e negli anni successivi la Fieldston School. Per amore rinuncerà invece all’università.

Il matrimonio con Allan Arbus

A 14 anni conosce l’uomo che diventerà suo marito, Allan Arbus: lui ne ha cinque in più e lavora come commesso da Russeks. La loro relazione non è ben vista dalla famiglia, ma lo sposa appena compiuti 18 anni. Dopo il matrimonio riceve in regalo la sua prima macchina fotografica, una Graflex.

Le figlie

Dal matrimonio nascono due figle: Doon (3 aprile 1945) e Amy (16 aprile 1954)

Lo studio di fotografia di Diane e Allan

Durante la Seconda guerra mondiale, il marito diventa fotografo dell’esercito americano. Una volta terminato il conflitto, i due intraprendono l’attività di fotografi pubblicitari a Manhattan: il primo lavoro insieme è uno shooting per i magazzini Russeks. Lo studio che hanno aperto si chiama “Diane & Allan Arbus” e via via ottiene sempre più lavori. Nel 1947 il primo servizio pubblicato dalla coppia, su Glamour. Negli anni seguenti i due lavoreranno anche per Harper's Bazaar, Seventeen e Vogue. Nel 1955 una foto di Diane e Allan, un padre che legge il giornale al figlio, sdraiato sul letto, è esposta nella mostra di Edward Steichen The Family of Man. Nel frattempo Diane studia fotografia con Berenice Abbott, Alexey Brodovitch e infine con Lisette Model: spronata da quest’ultima inizia a fotografare i soggetti che davvero le interessano

La separazione

Diane e Allan si separano nel 1958, informando però la famiglia di lei solo tre anni dopo. Divorziano poi nel 1969.

La fotografa dei "mostri" e non solo

Nel periodo in cui il matrimonio entra in crisi, Diane Arbus vede per la prima volta il film Freaks di Tod Browning, uscito nel 1932, che per lei è una rivelazione. Entrata in contatto con l’Hubert’s Museum, tra la 42esima strada e Broadway, dove si esibiscono molti personaggi particolari, inizia a fotografare quelli che per molti sono solo “fenomeni da baraccone”. Ma non per lei. Arbus si ritrova spesso a fotografare anche nel  Club 82, situato a Lower Manhattan e frequentato da una serie di figure molto particolari. Tra essi Stormé DeLarverie: lesbica, mulatta, drag king e cantante jazz, il suo arresto - pare - darà vita nel 1969 ai moti di Stonewall. Tra i suoi soggetti anche Moondog, “gigante” cieco con corna da vichingo, che trascorre le sue giornate sulla Sixth Avenue. Successivamente la fotografa allarga i suoi lavori ad altri soggetti borderline: prostitute, clienti di bordelli sadomaso, nudisti. I suoi soggetti rappresentano una scelta inconsueta e le foto faticano a essere pubblicate. Accade per la prima volta nel 1960 con The Vertical Journey, sei foto pubblicate nel 1960 su Esquire. Nel 1961 segue The full circle su Harper's Bazaar. Nel corso della carriera fotografa realizza inoltre su commissione delle varie riviste di ritratti di personaggi famosi (i suoi lavori meno riusciti) e, in autonomia, foto di persone “ordinarie” per strada.

Il rapporto di Arbus con i soggetti delle sue fotografie

Arbus non si limita a fotografare di sfuggita i freaks, ma instaura con loro un rapporto di amicizia, talvolta profondo. Accade ad esempio con il nano Cha Cha, nome d'arte di Lauro Morales. Arbus immortala gli esseri umani nella loro diversità, lontani dalla "normalità" data per scontata. A loro agio, i freaks delle sue foto mettono invece spesso a disagio gli spettatori. Con risultati estremi: nel 1965 i visitatori del MOMA arrivano a sputare sugli scatti della mostra Acquisizioni recenti.

Le fotografie più famose

Ecco quelle che, probabilmente, sono le cinque foto più famose di Diane Arbus.

Child with Toy Hand Grenade in Central Park (1962)

Nel 1962 Diane Arbus si imbatte in Colin Wood, un ragazzino magrissimo che nella mano destra regge una granata giocattolo. E gli chiede se lo può fotografare. Nello scatto il ragazzo ha un’espressione strana, stizzita, quasi maniacale. «Mi ha colto in un momento di esasperazione. I miei genitori avevano divorziato e c'era una sensazione generale di solitudine, un senso di abbandono. Stavo esplodendo».

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Identical Twins (1967)

Arbus scatta la foto a Roselle, cittadina del New Jersey.  Lo scatto ritrae due gemelle identiche affiancate una all’altra. Quasi sovrapposte, le bambine arrivano a sembrare siamesi. Anni dopo il suo amico Stanley Kubrick la omaggerà in Shining con le gemelline Grady, ispirandosi proprio a questa  fotografia.

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A Young Man in Curlers at Home on West 20th Street (1969)

Bigodini, sopracciglia rifatte, unghie lunghe e laccate. Ma i tratti del volto che rivelano in maniera ineludibile la mascolinità. A essere ritratto in questa immagine del 1966 è infatti un uomo truccato da donna.

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Jewish Giant at Home with His Parents in The Bronx (1970)

Eddie Carmel, il "Gigante ebreo" che, contro il volere dei genitori, aveva presto iniziato ad esibirsi in vari circhi come fenomeno da baraccone. Lui, affetto da gigantismo (i manifesti pubblicitari parlano addirittura di 2,68 m), insieme a mamma e papà, nel salotto di casa. La foto è del 1970, Eddie morirà appena due anni dopo.

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Mexican Dwarf in his Hotel Room (1970)

Stesso anno, soggetto diametralmente opposto: Cha Cha, ossia il messicano Lauro Morales, affetto da nanismo e immortalato nella sua camera da letto, di fianco a una bottiglia di alcool. Coperto, nelle parti basse, solo da un asciugamano.

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Le crisi depressive

Negli Anni Sessanta Diane Arbus vince due borse di studio dalla Fondazione Guggenheim e inizia a insegnare fotografia in diverse scuole a New York e Amherst, nel Massachusetts. Sul lavoro si toglie diverse soddisfazioni, ma continua a prendere medicinali a causa di crisi depressive. Nel 1968, a causa di un’epatite - causata forse dall’abuso di farmaci – smette di assumere antidepressivi.

Il suicidio

In seguito a sempre più frequenti e profonde crisi depressive, Diane Arbus si toglie la vita il 26 luglio 1971, ingerendo una forte dose di barbiturici e tagliandosi i polsi nella vasca da bagno. Il suicidio avviene all’interno della Westbeth Artists Housing, complesso residenziale del Greenwich Village che per statuto accetta solo artisti, dove la fotografa si è trasferita due anni prima.

Dopo la morte

La consacrazione di Diane Arbus è postuma e inizia già nel 1972, con la Monografia della Aperture e poi l'esposizione delle sue foto alla Biennale di Venezia, partecipazione decisa da lei stessa poco prima del suicidio. A distanza di cinquant’anni, viene considerata una delle fotografe più influenti del XX secolo. Nel 2006, dal romanzo di Patricia Bosworth Diane Arbus: Una biografia, viene tratto il film Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus: a interpretare la fotografa è Nicole Kidman.