Civita di Bagnoregio, la città che muore

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Arroccata su uno sperone di tufo e circondata dai calanchi, Civita di Bagnoregio è il borgo della Tuscia passato alla storia come “la città che muore”, simbolo del delicato rapporto tra patrimonio umano e ambiente naturale.

Sospesa su uno sperone di tufo e circondata dalla suggestiva Valle dei Calanchi, Civita di Bagnoregio è uno dei borghi più affascinanti della Tuscia. Per raggiungerla bisogna attraversare un ponte pedonale che sembra condurre verso un luogo fuori dal tempo, dove il paesaggio naturale e la storia dell’uomo convivono in un equilibrio fragile e spettacolare. Conosciuta in tutto il mondo come “la città che muore”, Civita di Bagnoregio rappresenta uno dei simboli più celebri del rapporto tra patrimonio storico e vulnerabilità del territorio. Le sue origini antichissime, l’atmosfera medievale e la particolare posizione sulla sommità di una rupe hanno trasformato questo piccolo borgo del Viterbese in una delle mete più amate del Lazio.

Ma perché viene chiamata “la città che muore” e cosa si può vedere durante la visita? Scopriamo insieme le origini del suo celebre soprannome, le principali attrazioni da non perdere e tutte le informazioni pratiche per organizzare al meglio la visita.

Civita di Bagnoregio: perché è chiamata “la città che muore”?

Arrivando davanti a Civita di Bagnoregio si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un luogo sospeso: un antico borgo arroccato su una sottile collina di tufo, isolato dalla valle circostante e raggiungibile soltanto attraverso un ponte pedonale che sembra separarlo dal resto del territorio. Intorno, un paesaggio modellato lentamente dalla natura racconta la storia di un equilibrio fragile tra uomo e ambiente.

La particolare fragilità di questo territorio è legata alla composizione del terreno su cui sorge il paese: lo sperone tufaceo, formato da materiali vulcanici ricoperti da strati di argilla, è stato nel tempo consumato dall’azione dell’acqua e degli agenti atmosferici. Il risultato è la Valle dei Calanchi, un ambiente caratterizzato da profonde incisioni e forme mutevoli, che rendono ancora più spettacolare lo scenario intorno al borgo.

Nel corso dei secoli l’erosione ha modificato profondamente la conformazione della collina, provocando frane e il progressivo arretramento dei margini dell’abitato. Questo fenomeno ha portato allo spopolamento del borgo e all’abbandono graduale di gran parte delle abitazioni, fino a lasciare Civita quasi priva di residenti. Alcune parti dell’antica città sono andate perdute per sempre: edifici, strade e strutture appartenenti alla sua storia sono scomparsi, inghiottiti lentamente dalla valle.

Proprio questa condizione di fragilità e precarietà ha ispirato il celebre soprannome “la città che muore”, attribuito allo scrittore Bonaventura Tecchi, nato nella vicina Bagnoregio. La definizione racchiude il contrasto tra la straordinaria bellezza del borgo e la sua continua sfida contro il tempo e i fenomeni naturali.

Ma nonostante il nome malinconico, Civita non è un borgo senza vita. Le sue origini risalgono a epoche molto antiche: l’area era abitata già dagli Etruschi e ha attraversato oltre duemila anni di storia ed è inoltre legato alla figura di San Bonaventura da Bagnoregio, filosofo, teologo e cardinale francescano vissuto nel XIII secolo, considerato una delle personalità più importanti del Medioevo religioso europeo.

Oggi Civita rappresenta anche un esempio significativo di come la tutela del patrimonio possa convivere con la valorizzazione turistica. Gli interventi di monitoraggio del territorio e di conservazione del borgo sono fondamentali per preservare un luogo in cui storia, cultura e ambiente sono strettamente intrecciati. Il crescente interesse dei visitatori ha inoltre contribuito a riportare attenzione su questo piccolo centro della Tuscia, trasformandolo in un simbolo della salvaguardia dei borghi italiani più fragili.

Cosa vedere a Civita di Bagnoregio

Il fascino di Civita di Bagnoregio nasce dall’insieme di storia, architettura e paesaggio. La visita comincia già prima di entrare nel borgo: il ponte pedonale che collega Bagnoregio alla rupe offre una delle viste più suggestive sulla città, con le case in pietra che sembrano emergere direttamente dalla roccia.

Una volta superato l’ingresso, il paese appare raccolto e silenzioso, con vicoli stretti, piazzette e antichi edifici che conservano ancora l’atmosfera di un borgo medievale. Passeggiare senza fretta è il modo migliore per coglierne i dettagli e scoprire scorci panoramici sulla valle.

Tra le principali cose da vedere a Civita di Bagnoregio ci sono:

  • Il ponte pedonale di accesso: è il percorso obbligato per raggiungere il borgo, nonchè parte integrante dell’esperienza di visita. Lungo circa 300 metri, il ponte collega il borgo alla collina di Bagnoregio e offre una vista spettacolare sulla rupe tufacea e sulla Valle dei Calanchi. 
  • Il Belvedere sulla Valle dei Calanchi: si tratta di uno dei luoghi migliori per ammirare il profilo del borgo sospeso sulla collina. Da qui si coglie pienamente il contrasto tra la fragilità del territorio e la straordinaria bellezza del paesaggio. 
  • Porta Santa Maria: l’antico ingresso alla città. Ai lati della porta si trovano due leoni in pietra che stringono tra le zampe una testa umana, simbolo legato alla memoria della lotta degli abitanti contro la famiglia orvietana dei Monaldeschi. 
  • Piazza San Donato: è il cuore del borgo e il punto di riferimento della vita cittadina. L’antica piazza conserva l’aspetto raccolto delle piazze medievali ed è dominata dalla chiesa di San Donato. 
  • La Chiesa di San Donato: situata nella piazza principale, conserva opere d’arte e testimonianze della lunga storia religiosa di Civita. L’edificio ha origini antiche e nel corso dei secoli ha subito diversi interventi di trasformazione. 
  • Il Museo Geologico e delle Frane: permette di approfondire la storia del territorio e di comprendere i fenomeni naturali che hanno contribuito a modellare la valle e a mettere alla prova la sopravvivenza del borgo. 
  • I vicoli del centro storico: camminare tra le stradine in pietra è uno dei modi più autentici per vivere Civita. Piccoli dettagli architettonici, scorci sulla valle e antiche abitazioni raccontano il passato di un luogo che sembra rimasto sospeso nel tempo. 

Visitare Civita di Bagnoregio: orari e biglietti

Per entrare a Civita di Bagnoregio è necessario acquistare un biglietto di accesso: il contributo viene destinato alla tutela e alla conservazione del borgo, continuamente sottoposto alle problematiche legate alla fragilità del territorio.

L’ingresso avviene esclusivamente a piedi attraverso il ponte panoramico che parte dalla località Mercatello, nella zona di Bagnoregio. Il percorso è breve ma presenta una salita, per questo è consigliabile indossare scarpe comode, soprattutto nei mesi più caldi o in caso di affollamento.

Gli orari di apertura e il costo del biglietto possono variare in base al periodo dell’anno: prima della visita è quindi opportuno consultare le informazioni aggiornate fornite dagli enti locali.

Per organizzare al meglio l’esperienza è utile ricordare che:

  • il borgo può essere visitato in alcune ore, ma vale la pena dedicare tempo anche ai punti panoramici circostanti; 
  • benché sia visitabile tutto l’anno, i periodi migliori per ammirare la Valle dei Calanchi sono la primavera e l’autunno, quando la luce valorizza maggiormente il paesaggio; 
  • le prime ore della giornata e il tardo pomeriggio sono generalmente i momenti più suggestivi per visitare Civita; 
  • il ponte di accesso non è percorribile con mezzi privati, quindi bisogna tenere ben presente che l’ultimo tratto deve essere effettuato a piedi. 

Paola Greco

Foto di apertura: iStock