Craco, paese fantasma della Basilicata: storia e cosa vedere

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Craco, in Basilicata, è un antico borgo medievale oggi completamente disabitato, dove l’abbandono non ha cancellato la struttura del paese ma l’ha congelata nel tempo. Oggi è accessibile solo con visite guidate e rappresenta uno dei casi più noti di borgo abbandonato in cui il patrimonio storico è stato reso fruibile attraverso percorsi controllati e in sicurezza.

Craco è uno dei borghi abbandonati più suggestivi d’Italia: un centro medievale che, nel giro di pochi decenni, è stato progressivamente svuotato a causa di problemi di instabilità del territorio, fino all’abbandono definitivo di Craco vecchia e al trasferimento degli abitanti a valle.
Rimasto sospeso su una collina tra frane e silenzio, oggi è conosciuto come paese fantasma e può essere visitato solo attraverso una visita guidata. Il suo paesaggio ha attirato anche il cinema internazionale: qui sono state girate scene di film come The Passion of the Christ di Mel Gibson e Quantum of Solace della saga di James Bond, grazie all’atmosfera sospesa e priva di elementi moderni.
Ancora oggi richiama turisti e studiosi, ma dietro le sue rovine non c’è solo un’immagine suggestiva: c’è una storia complessa di spostamenti forzati e scelte inevitabili. In questo articolo vedremo dove si trova Craco, la sua storia, cosa rimane oggi del borgo e cosa è possibile vedere grazie alle visite guidate.

Storia di Craco: da florido centro medievale all'evacuazione

Prima di scoprire la storia di Craco, capiamo previsamente dove si trova, così da localizzarlo sulla cartina geografica. Craco si trova in Basilicata, in provincia di Matera, nella parte centro-orientale della Basilicata, su uno sperone roccioso a 391 m s.l.m. che domina la valle del fiume Cavone. Il borgo non è servito da collegamenti ferroviari diretti, ma è raggiungibile facilmente in auto attraverso la rete stradale che attraversa l’entroterra lucano e offre anche tratti panoramici.

Le origini di Craco affondano in un passato molto antico, quando il territorio risultava già frequentato in epoca preromana. Alcune ipotesi archeologiche fanno risalire i primi insediamenti all’VIII secolo a.C., collegandoli a coloni greci che avrebbero chiamato il luogo Graculum, termine legato alla lavorazione della terra e all’aratro, a sottolineare fin da subito la vocazione agricola dell’area.

Con il passaggio all’età bizantina, la posizione elevata del sito assunse un valore strategico: il nucleo venne progressivamente trasformato in un punto fortificato, utile al controllo del territorio circostante. Fu però con i Normanni, tra XI e XII secolo, che Craco iniziò a strutturarsi in modo più organico, anche grazie alla costruzione del Castello Svevo-Normanno, destinato a diventare il fulcro difensivo e simbolico del borgo.

L’età d’oro (XIII-XIX secolo)

Nel corso dei secoli successivi, tra Medioevo ed età moderna, Craco conobbe una fase di relativa stabilità e crescita. La popolazione arrivò a circa 2.500 abitanti e l’economia si fondava principalmente sull’agricoltura, in particolare sulle coltivazioni cerealicole, sull’olivicoltura e sulle attività pastorali.
Questo equilibrio economico permise anche uno sviluppo urbano e sociale significativo: la Chiesa Madre di San Nicola divenne il centro della vita comunitaria, mentre il Convento dei Frati Minori e dimore signorili come Palazzo Carbone e Palazzo Grossi testimoniano una certa vitalità architettonica e sociale del borgo.

Catastrofi naturali e diaspora

Il processo di declino, tuttavia, fu lungo e progressivo e non riconducibile a un singolo evento. Già nel secondo Novecento il territorio iniziò a mostrare segnali evidenti di instabilità, aggravati dalla natura argillosa del suolo e dall’azione erosiva dei calanchi. Nel 1963 si verificarono le prime frane rilevanti, che resero necessaria l’evacuazione di circa 1.300 residenti.

Una nuova frana, particolarmente distruttiva, nel 1972 rese di fatto inaccessibile il centro storico e accelerò la decisione di abbandonare definitivamente il borgo. La popolazione fu trasferita nella zona di Craco Peschiera, mentre una parte emigrò verso le aree industrializzate del Nord Italia e verso l’estero, soprattutto in Nord America, dando origine a una vera e propria diaspora.
La crisi strutturale del territorio fu ulteriormente aggravata dal terremoto dell’Irpinia del 1980, che compromise in modo definitivo gli edifici rimasti in piedi. Da quel momento il centro storico non fu più abitato e dal 1991 risultò completamente deserto

Visita guidata a Craco: cosa vedere

L’area storica du Craco è chiusa al pubblico in autonomia per motivi di sicurezza legati al rischio strutturale ancora attivo. Il consiglio dunque è quello di parcheggiare nel piazzale di Craco Peschiera a valle per prendere la navetta gratuita o camminare (20 minuti in salita) fino al punto di ritrovo delle guide.

Il percorso per visitare Craco si costruisce attraverso un itinerario guidato obbligatorio che accompagna il visitatore attraverso le aree più significative del borgo in condizioni di sicurezza. È proprio questa modalità di accesso, regolata e mediata dalla presenza di guide, che definisce anche il modo in cui si osservano i luoghi: non una semplice passeggiata tra rovine, ma un percorso che aiuta a leggere ciò che resta del paese nella sua evoluzione storica e strutturale.

All’interno di questo itinerario, il centro storico di Craco vecchia si presenta come un insieme unitario sospeso nel tempo, dove le case in pietra, molte ormai in stato di rovina, conservano ancora la memoria della vita quotidiana che si svolgeva qui. Percorrendo i vicoli silenziosi si segue ancora l’impianto originario del borgo,  e l’insieme restituisce l’immagine di un paese rimasto fermo nel momento del suo abbandono. Ecco, allora, cosa vedere a Craco.

Porta Maggiore e sistema difensivo

L’ingresso al borgo avviene attraverso la Porta Maggiore, un arco in pietra calcarea di epoca normanna che introduce immediatamente alla struttura fortificata del paese
Poco oltre si incontra il Castello Normanno-Svevo, uno degli elementi più iconici di Craco: la torre, alta circa 25 metri, dominava l’intera valle con funzione di controllo strategico. Oggi, pur non essendo accessibile internamente, rappresenta uno dei punti panoramici più significativi sull’area dei calanchi.

Piazza del Municipio e Palazzo Carbone

Proseguendo lungo il tracciato si arriva all’area che un tempo era il cuore amministrativo e sociale del borgo: la Piazza del Municipio infatti ospitava il mercato settimanale e le principali attività pubbliche. Qui si affaccia Palazzo Carbone, edificio signorile che conserva ancora elementi decorativi di pregio, tra cui portali in pietra scolpita e tracce di affreschi di gusto neoclassico visibili durante le visite autorizzate.

Chiesa Madre di San Nicola Vescovo

Uno dei luoghi più intensi del percorso di visita a Craco è la Chiesa Madre, dedicata a San Nicola Vescovo. Il crollo del tetto durante il terremoto del 1980 ha lasciato l’interno completamente aperto alla luce, creando un effetto visivo molto particolare. La navata centrale, ancora riconoscibile, è affiancata da altari laterali in stile barocco e da ciò che resta del campanile ottagonale, alto circa 30 metri. Sul pavimento si distinguono frammenti di maioliche antiche, testimonianza della ricchezza decorativa originaria.

Convento di San Pietro e stratificazione religiosa

Poco distante si trova il Convento di San Pietro, risalente al XVI secolo. Il chiostro, oggi parzialmente invaso dalla vegetazione spontanea, restituisce un’immagine sospesa tra architettura e natura. A questo luogo si lega anche una tradizione orale che parla dell’esistenza di passaggi sotterranei, forse utilizzati per collegare il convento con il sistema difensivo del borgo, anche se non esistono conferme storiche definitive.

Belvedere sui Calanchi

All’esterno del borgo si apre uno dei punti panoramici più spettacolari: il belvedere sui calanchi lucani. Qui il paesaggio argilloso si trasforma continuamente per effetto dell’erosione, assumendo colori che variano dal bianco al rosa al tramonto fino all’oro nelle ore serali. È uno dei punti più fotografati dell’area, spesso utilizzato anche per riprese e fotografie panoramiche, sempre nel rispetto delle autorizzazioni comunali.

Paola Greco

Foto di apertura: iStock