Introduzione

Secolo decisivo per le sorti d'Europa, inizia con la creazione del grande impero asburgico di Carlo V e le inevitabili guerre per la supremazia tra Impero e Francia; in tale quadro l'Italia è territorio di conquista e teatro di lotte che culminano con il sacco di Roma (1527). Dal 1530 è riconosciuto il predominio di Carlo V sull'Italia, che sarà definitivamente sancito con la pace di Cateau-Cambrésis (1559). Parallelamente si affermano la grande Riforma protestante di Lutero prima, e lo scisma inglese poi: si rompe così l'unità religiosa dell'Europa. La Chiesa cattolica, da parte sua, con il concilio di Trento ridefinisce le sue strutture e precisa i suoi dogmi contro la scissione protestante. Intorno agli anni '30 ritroviamo la sintesi della cultura umanistico-rinascimentale nell'opera di Machiavelli e Ariosto. L'opera di Guicciardini è come il simbolo di una società italiana ormai irrimediabilmente in crisi, schiacciata dal potere dei Francesi e degli Spagnoli. Il lavoro filologico e poetico di Bembo (insieme a quello di Castiglione e di tanta altra trattatistica) stabilisce il canone del classicismo italiano (il petrarchismo). Solo marginalmente si diffonde la cultura del manierismo (soprattutto Folengo e Pietro Aretino e, diversamente, Bandello) accanto alla grande esperienza vernacolare del teatro veneto (Ruzante). Dagli anni '50 in poi la letteratura entra in una crisi profonda che è anche segno di una decadenza politica: lo stesso classicismo, sempre più coincidente con le istanze manieristiche, include un inevitabile conformismo culturale. Figura di sintesi altissima quanto dolorosa è Torquato Tasso, la cui Gerusalemme liberata è il segno di un'aspra tragedia, di una decadenza culturale e storica ormai senza via di uscita.