Introduzione

Il Trecento è il secolo aureo della nostra letteratura. Dante, Petrarca e Boccaccio fondano l'idea stessa di letteratura italiana. Essi concepiscono la poesia come conoscenza e come espressione di una lingua nitida, luminosa, comunicativa, che sarà capace di unificare una nazione divisa in diverse regioni geografico-culturali. Con Dante arriva ai vertici l'esperienza medievale della lirica e della poesia allegorica e didattica; con Boccaccio si fortifica la nostra tradizione novellistica (che trova un'ulteriore sintesi in Sacchetti) e, in qualche misura, la stessa tradizione cronachista. Petrarca è il simbolo del nuovo intellettuale: sebbene il circolo classicistico degli scrittori che usano il latino guardi ancora all'esperienza duecentesca, Petrarca pone le basi di quella nuova educazione letteraria che si chiamerà "umanesimo". A lato, ma come un esempio altissimo di ricerca letteraria e spirituale, troviamo l'opera dei cosiddetti scrittori religiosi, soprattutto Cavalca, Passavanti, santa Caterina da Siena e la tradizione francescana dei Fioretti.