Le origini

L'influenza franco-provenzale

Nei secoli XI e XII la Francia era il centro della civiltà europea: francesi sono i più antichi documenti letterari in una lingua romanza (come la Sequenza di Santa Eulalia, della fine del sec. IX; la Vita di Sant'Alessio, della prima metà del sec. XI). La letteratura italiana delle origini risentì molto dell'influenza francese, che si esprimeva nei suoi due ambiti linguistici, d'oïl e d'oc. A Nord, la letteratura di lingua d'öil era essenzialmente epica (le cosiddette "canzoni di gesta"), come la Chanson de Roland (databile a prima del 1100); da questa, intorno a metà XII sec., sarebbero nati il "romanzo cortese", di cui fu maestro indiscusso Chrétien de Troyes (circa 1130-1185), i lais, piccoli racconti in versi di un episodio amoroso, e il celebre romanzo Tristano e Isotta, nelle due redazioni dell'anglo-normanno Thomas e del normanno Béroul. A Sud, cioè in Provenza, si sviluppò invece la letteratura d'oc, che diede l'avvio a un'ampia produzione di poesia d'amore dei trovatori. Il massimo splendore fu raggiunto fra il 1140 e il 1150, con i poeti Arnaut Daniel, Jaufré Rudel, Bernart de Ventadorn, che furono un riferimento essenziale per la scuola lirica siciliana. Verso la fine del sec. XII si affermarono anche i fabliaux, brevi racconti in versi crudamente realistici e satirici, e la poesia allegorica, che trovò la massima espressione nel Roman de la Rose (Romanzo della rosa), scritto per la prima parte da Guillaume de Lorris (tra il 1225 e il 1240) e concluso in seguito (circa 1280) da Jean de Meung. Fra i vari trovatori italiani che scrissero in provenzale è Sordello da Goito (m. 1269), famoso per il Compianto in morte di Ser Blacatz (1236).