Il periodo delle origini

Il teatro

Fescennino, satura e atellana rappresentano le forme preletterarie teatrali di Roma: sono in versi e tutte di carattere popolare.

Il fescennino

Il fescennino, manifestazione tipica del mondo agreste, era un vivace scambio di battute licenziose, in rozzi e improvvisati versi, che i gruppi di contadini si scambiavano nel corso delle cerimonie dopo il raccolto o delle feste dei Liberalia, in onore del dio della fecondità. Il termine sembra derivare dalla cittadina falisca di Fescennium, nell'Etruria meridionale. Il fescennino è un embrione di rappresentazione drammatica, sia per la sua forma di dialogo, sia perché i contadini indossavano maschere grottesche, le personae, fatte di corteccia d'albero. Penetrati in città, durante le feste nuziali, i versi fescennini furono oggetto di una legge delle XII Tavole, perché spesso diffamatori.

La satura

Provenivano dall'Etruria anche gli attori (histriones) che, secondo Livio, diedero inizio ai primi ludi scaenici nel 364 a.C. Nel corso delle cerimonie per placare gli dei e allontanare una grave epidemia, fu messo in scena uno spettacolo in cui alcuni artisti danzavano al suono del flauto. I romani alla danza e alla musica aggiunsero in seguito il canto e la recitazione con versi di tipo fescennino. Nacque così la satura, rappresentazione drammatica più complessa, di cui non è rimasto nulla. Il suo nome deriva da satur lanx, piatto colmo di molti cibi diversi, assimilabili ai vari elementi che concorrevano a comporla. La satura terminava spesso con un exodium, vale a dire un fine spettacolo, in cui un attore (exodiarius) eseguiva un canto buffonesco, mimandolo, per allietare gli spettatori.

L'atellana

Decisamente più importante per la storia del teatro romano è la nascita verso la fine del sec. IV a.C. dell'atellana (fabula atellana), farsa di origine osca che trae nome da Atella, una piccola città della Campania. Gli attori indossavano maschere che li trasformavano in personaggi facilmente riconoscibili dal pubblico per il modo di pensare, di agire, di parlare, di vestire, e improvvisavano su un rudimentale canovaccio prestabilito di argomento burlesco e grossolano, con un linguaggio plebeo, volgare e osceno. Quattro erano i ruoli fissi più comuni dell'atellana: Pappus, il vecchio rimbambito, lussurioso e avaro, gabbato sempre dall'amante e dal figlio; Maccus, lo scemo e millantatore dalle orecchie d'asino, vittima predestinata dei furbi; Bucco, il servo spaccone, chiacchierone e ghiottone; Dossennus, vecchio gobbo e astuto, saggio e perfido, parassita e amante dei banchetti. Sembra che il metro fosse il versus quadrato, due unità metriche ognuna di due piedi. L'atellana ebbe grande diffusione e continuò a vivere come exodium, anche quando con Livio Andronico, iniziò il teatro su modello greco. Nel sec. I a.C. assunse forma letteraria con Pomponio e Novio, che al canovaccio e all'improvvisazione sostituirono un testo totalmente scritto.