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La questione meridionale

Fin dall'unità nazionale, la questione meridionale si è presentata in tutta la sua gravità agli statisti italiani. Ecco come, negli anni '70, due illustri politici, Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti, descrissero la condizione dei braccianti di Sicilia: “I giornalieri o braccianti costituiscono la classe più numerosa dei contadini siciliani (…). La mattina, prima dell'alba, si vede riunita in una piazza di ogni città, una folla di uomini e ragazzi, ciascuno munito di una zappa: è quello il mercato del lavoro, e son quelli tutti lavoranti, che aspettano chi venga a locare le loro braccia per la giornata o per la settimana. Se piove, o la stagione è minacciosa, la giornata è perduta, e ciò anche se più tardi il cielo si rasserena. (…) Quelli che vengono impiegati per la sola giornata tornano la sera a casa; se invece l'impegno è per la settimana e la distanza è grande, dormono sia nei cortili dei feudi, sia in mezzo ai campi, sotto capannucce prowisorie di paglia (…), o sotto la volta del cielo”. (G. Fissore - G. Meinardi. La questione meridionale. Loescher, Torino, 1976)