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Anassimandro di Milèto

(greco Anaxímandros), filosofo ionico (611-547/546 a. C.). Per primo tra i filosofi greci, scrisse un libro di filosofia naturale, denominato in tempi posteriori Della natura. S'interessò anche di astronomia e geografia e il suo mappamondo, rielaborato da Ecateo di Mileto, ebbe grande importanza: concepisce la Terra non più come una superficie piatta ma come un cilindro che si libra nel mezzo del mondo, privo di ogni moto per la sua equidistanza dagli estremi. Gli esseri viventi sono per Anassimandro originati dal mare e l'uomo stesso deriva da altri viventi più semplici. Principio della realtà non può essere qualcosa di definito qualitativamente, perché il divenire consiste nella separazione degli opposti, e alla sua origine deve esservi necessariamente come principio (archè) un indeterminato (ápeiron). È difficile definire cosa Anassimandro abbia inteso effettivamente per ápeiron: se una mescolanza di elementi materiali semplici (come crede il Ritter), oppure una materia semplice e indeterminata qualitativamente (come è parere dello Zeller). Anche appoggiandosi sulla testimonianza di Teofrasto, si può reputare più fondata quest'ultima interpretazione. La determinazione delle cose consiste nell'uscire da questo stato originario, ma questo atto costituisce un'ingiustizia cosmica perché il finito si oppone all'infinito (ápeiron) tentando di affermarsi come assoluto. Ecco quindi la punizione nella ricorrente dissoluzione degli individui e il loro ritorno nell'ápeiron.

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Anassimandro di Mileto