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Mancini, Pasquale Stanislào

giurista e uomo politico italiano (Castel Baronia 1817-Napoli 1888). Insegnante universitario a Napoli, sostenne l'abolizione della pena di morte (Lettere intorno alla filosofia del diritto e singolarmente intorno alle origini del diritto di punire, 1875). All'inizio del 1848 fondò il giornale politico Il Riscatto, in cui invitava il re Ferdinando II ad applicare una politica liberale, ma dovette esulare a Torino. Deputato nel 1855 e ministro dell'Istruzione nel 1862, di Grazia e Giustizia nel 1876, fu tra i maggiori esponenti della Sinistra. Dal 1872 fu docente di diritto penale a Roma. Ministro degli Esteri con Depretis dal 1881, stipulò (1882) il trattato di alleanza dell'Italia con la Germania e l'Austria-Ungheria. Messo in minoranza sulla politica coloniale, si dimise nel 1885. Opere: La nazionalità come fonte del diritto delle genti (1851), Abolizione della pena di morte (1873), Sommi lineamenti di una storia ideale della penalità e problemi odierni nella scienza e nella codificazione (1874).

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