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Procòpio di Cesarèa

storico bizantino (Cesarea, Palestina, fine del sec. V-Costantinopoli dopo il 563). Consigliere personale di Belisario, partecipò alle campagne in Persia (527-531), Africa (533-534), Italia (535-540). Tornato a Costantinopoli vi elaborò i dati della sua conoscenza diretta e indiretta degli avvenimenti del tempo in una vasta opera storica, Sulle guerre (anche Storie), in 8 libri, i primi 7 pubblicati nel 551, l'ultimo nel 553, divisa in Guerre persiane, Guerre libiche e Guerre gotiche. L'opera, che per la grandiosità del disegno ricorda la storiografia universalistica di Polibio, è l'unica fonte importante sul regno di Giustiniano ed è molto attendibile anche per l'immediatezza dell'informazione e la disponibilità degli atti ufficiali da parte dello storico. Questi scrive, ovviamente, dal punto di vista greco, ammira ed esalta la genialità di Belisario e il valore dei Bizantini, ma non s'abbandona a smaccate apologie adulatorie, non trascura di sottolineare il prestigio e l'eroismo dei Goti, non esclude il peso dell'imponderabile, che s'incarna nella fortuna. Il gusto descrittivo, specie degli usi e costumi dei vari popoli con cui le armate greche si scontrano, può far pensare a una lontana eredità erodotea; un certo pragmatismo alieno da seri interessi metafisici può far pensare a Polibio; ma certo fra i grandi storici del passato il modello di Procopio di Cesarea è Tucidide, non solo nel taglio della narrazione e in certi ricorsi formulari, ma nella lingua e nello stile, nei profili dei personaggi o nella fattura letteraria dei discorsi. L'agnosticismo di fronte alla problematica ideale del tempo, la scarsa penetrazione dei fattori istituzionali, politici e sociali, un certo moralismo utilitaristico e il sostanziale disimpegno ideologico sono limiti tollerabili di un'opera che, nell'insieme, è di grande rilievo. Fortunata, per l'aspetto scandalistico, una sorta di appendice integrativa dei libri Sulle guerre: la Storia arcana (o segreta) di cui si è negata da molti l'attribuzione a Procopio di Cesarea, perché lo storico vi esercita un'implacabile denigrazione della coppia Giustiniano-Teodora e dello stesso Belisario: probabilmente Procopio di Cesarea volle notare i risvolti negativi dell'impero giustinianeo per un'istanza d'obiettività; lo fece con eccezionale acutezza e vivezza e non pubblicò il suo scritto, forse per un comprensibile timore delle conseguenze. Encomiastica è invece l'operetta Sugli edifici, in 6 libri, interessante analisi delle realizzazioni e dei disegni urbanistici, architettonici e d'ingegneria militare e civile di Giustiniano.